Corpo 8, quando l'agricoltura dà i numeri

Continua la crescita dell'export agroalimentare. Ma il made in Italy resta sotto attacco. La Xylella c'è e si vede. E c'è chi propone un referendum contro gli agrofarmaci. Questi alcuni degli argomenti affrontati da quotidiani e periodici sui temi dell'agroalimentare dal 20 al 26 luglio

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Corpo 8 è la dimensione del carattere di stampa che con maggiore frequenza si incontra sui quotidiani

Il rapporto Ismea diffuso in questi giorni parla di nuovi record nelle esportazioni agroalimentari italiane. In prima fila la frutta.

In controtendenza la coltivazione del pomodoro da industria, che vede ridurre le superfici destinate a questa coltura. Continuano le sofferenze per il settore bieticolo-saccarifero e c'è chi chiede l'aiuto di Bruxelles.

Il deciso no della prima ora agli accordi commerciali fra Unione europea e Canada (Ceta) va perdendo forza. Probabile un ripensamento, ma ci sarà tempo per decidere.

Si continua a discutere per la decisione di Onu e Oms di penalizzare gli alimenti che contengono molto sale e molto grasso. Una scelta che molti interpretano come un attacco al made in Italy.

L'emergenza Xylella negli uliveti pugliesi si arricchisce di un nuovo episodio, dopo le dichiarazioni di alcuni senatori che hanno espresso dubbi sulla sua esistenza.

I vigneti di prosecco assediano gli abitati e si vorrebbe indire un referendum per proibire gli agrofarmaci. Non solo nei vigneti. Facile immaginare le conseguenze.

Dalla scienza alcune perplessità sulle coltivazioni biologiche. Si parla poi della "Terra dei fuochi", forse una montatura più che un'emergenza.

Questi sono solo alcuni degli argomenti incontrati sui quotidiani in edicola in questi ultimi giorni. Vediamoli più in dettaglio di seguito.
 

La sintesi

Si raffreddano, ma non troppo, le polemiche sulla proposta Onu e Oms di bollare come pericolosi gli alimenti con alto contenuto di sale e grasso, come il Parmigiano Reggiano.

Pausa di riflessione poi per l'attuazione del Ceta, l'accordo commerciale fra Ue e Canada. Il no dei primi giorni del nuovo Governo va trasformandosi in un "ni". Vedremo.

Resta alta intanto l'attenzione sull'emergenza Xylella negli uliveti pugliesi, mentre sale la tensione fra chi vorrebbe interventi urgenti e chi nega persino l'esistenza del patogeno.

Consoliamoci nel frattempo con i numeri dell'export alimentare, che continua a crescere.


Export a gonfie vele

E partiamo proprio da questi ultimi, i dati della crescita nell'export agroalimentare, resi noti in questi giorni da Ismea, argomento che ha trovato subito attenzione da parte dei quotidiani in edicola in questi giorni, come ad esempio “Il Messaggero” del 25 luglio, che presenta ai lettori i numeri di questa crescita, con il record di 41 miliardi conseguito nel 2017.

Il 24 luglio già “Il Sole 24 Ore” si era soffermato sui dati del rapporto Ismea, per evidenziare come l'Italia sia al primo posto nella Ue in quanto a esportazione di frutta, in particolare mele, uva e kiwi.

Chissà se il merito di questi risultati sia in qualche modo legato al maggior numero di "millennial" alla guida delle nostre aziende agricole, dove sempre più forte è anche la presenza di donne, come evidenzia “La Verità” del 20 luglio.

Il 26 luglio “Nuova Sardegna” aggiunge che i buoni risultati dell'agroalimentare si accompagnano ad una crescita dell'occupazione, che in questo settore conta un milione e 385mila posti, il 5,5% di tutti gli occupati in Italia.
 

Chi va male

Non tutti i settori possono tuttavia presentare numeri altrettanto positivi. E' il caso del pomodoro da industria, che ha visto ridursi in misura significativa la superficie destinata a questa coltura nel Nord Italia.
Lo scrive “L'Arena” del 20 luglio, ricordando che si è passati a poco più di 30mila ettari, mentre lo scorso anno se ne contavano quasi 37mila.

In difficoltà, e non da oggi, è poi il settore bieticolo e dalle pagine di “QN” del 23 luglio Paolo De Castro sollecita l'Unione europea a prendere provvedimenti a sostegno del settore.
 

Ceta sì, no, forse

Sui commerci internazionali continua a far discutere l'eventualità di uno stop all'accordo Ceta, che regola gli scambi fra Unione europea e Canada e che dallo scorso settembre è in vigore in via provvisoria.

La Stampa” del 22 luglio anticipa che l'Unione europea ha intenzione di condurre un studio sull'impatto che il Ceta potrà avere sui prodotti a denominazione di origine.
Intanto nel 2018 l'export agroalimentare verso i territori canadesi è cresciuto del 3,5%.

Ancora su “La Stampa", spezza una lancia a favore del Ceta la vicepresidente di Confindustria, Lisa Ferrarini, che lo definisce come uno dei migliori accordi a tutela dei nostri prodotti in campo alimentare.

Forse convinto dai tanti giudizi positivi sul Ceta, il ministro per le Politiche agricole, Gian Marco Centinaio, conferma dalle pagine de “Il Sole 24 Ore” del 25 luglio la decisione di attendere prima di prendere una decisione definitiva, affermando che abbiamo almeno due anni di tempo per decidere.
 

Non toccate il made in Italy

Sul fronte internazionale continua ad essere forte l'attenzione per le decisioni che Onu e Oms prenderanno sul tema della salubrità degli alimenti.
L'obiettivo è quello di penalizzare gli alimenti che contengono in abbondanza sale e grasso, cosa che potrebbe mettere in cattiva luce prodotti come il Parmigiano Reggiano.

Sbaglia, afferma "Il Fatto" del 22 luglio, chi sostiene che il documento prodotto da Onu e Oms a questo proposito non coinvolga l'agroalimentare di eccellenza italiano. E gli fa eco il giorno seguente “QN", interpellando su questi argomenti il docente di Diritto alimentare, Francesco Bruno, che si dice preoccupato per le conseguenze negative per il made in Italy agroalimentare.

Duro il commento del presidente di Federalimentare, Luigi Scordamaglia. Intervistato da “La Verità” del 23 luglio, afferma che "vogliono eliminare i prodotti tipici e farci mangiare soltanto pillole".

Di fronte a questa levata di scudi l'Oms fa marcia indietro e da “Il Sole 24 Ore” del 26 luglio si apprende che sarà riscritto il documento al centro delle polemiche, eliminando ipotesi di tasse ed etichette allarmistiche, per limitarsi a semplici raccomandazioni.
 

Xylella, chi dice no...

Per gli uliveti pugliesi continua il dibattito sugli attacchi di Xylella, argomento che si arricchisce di un nuovo capitolo dopo le dichiarazioni di un gruppo di senatori della Repubblica che si dichiarano convinti dell'inesistenza del patogeno.

Una presa di posizione che solleva nuove polemiche sull'argomento, come si apprende il 21 luglio dalla “Gazzetta del Mezzogiorno”.
Il giorno seguente degli stessi senatori tornano sull'argomento attraverso le pagine del “Quotidiano di Puglia", specificando che non si ritengono dei negazionisti, ma solo preoccupati per l'uso degli agrofarmaci per sconfiggere il patogeno.
 

...eppure esiste

Per conoscere da vicino la situazione il ministro Centinaio si è recato nei giorni scorsi in Puglia ed ha affidato a “Il Foglio”, che lo ha intervistato il 24 luglio, le conclusioni alle quali è giunto dopo questa conoscenza diretta del problema, dichiarandosi d'accordo con la linea dura decisa a suo tempo da Bruxelles.

Intanto per fermare l'avanzata della Xylella lo stesso Centinaio anticipa dalle pagine del “Corriere del Mezzogiorno” del 20 luglio, la volontà di predisporre un decreto con il quale avviare entro il prossimo settembre un nuovo piano di lotta a questo patogeno.

Mentre si è al lavoro per arginare l'avanzata della malattia, occorre pensare a come ridare vita agli uliveti devastati dalla Xylella.
Un piano per la ricostruzione degli uliveti del Salento è stato messo a punto dagli eurodeputati Raffaele Fitto e Paolo De Castro che lo hanno presentato in questi giorni sia al ministro Centinaio, sia al governatore della Puglia Michele Emiliano.
Ne dà anticipazione la “Gazzetta del Mezzogiorno” del 24 luglio.

Vista la grande confusione che regna su questo argomento, scrive “L'Attacco” del 26 luglio, la Camera dei deputati ha deliberato l'istituzione di un'indagine conoscitiva sulla diffusione della Xylella. Speriamo sia di qualche utilità.
 

Un referendum per gli agrofarmaci

I problemi di carattere fitosanitario non si fermano qui, ma proseguono con la proposta di eliminare la cloropicrina dall'elenco delle molecole utilizzabili nella difesa della fragola.
Se ne discute il 22 luglio sulla “Nuova del Sud” segnalando le iniziative per evitare il divieto.

Intanto la “Tribuna di Treviso” del 21 luglio annuncia la proposta di indire un referendum per abolire l'impiego degli agrofarmaci.
Il problema in questo caso è legato ai vigneti di prosecco che giungono al limitare delle abitazioni e dove i trattamenti vengono visti con preoccupazione.


Letture consigliate

Non sono mancati in questi giorni gli approfondimenti che alcuni giornali hanno dedicato a temi importanti.
Merita di essere segnalato l'articolo, fortemente critico, che la scienziata e senatrice a vita, Elena Cattaneo, ha dedicato al tema delle produzioni biologiche.
Lo si può leggere su “D”, il magazine in edicola 21 luglio che Repubblica dedica settimanalmente all'universo femminile.

Non meno interessante l'articolo de “Il Tempo” sul tema della "Terra dei fuochi".
Una colossale montatura, stando alle affermazioni pubblicate il 22 luglio dal quotidiano romano.

Infine l'articolo pubblicato da “La Verità” del 23 luglio, il cui titolo, "i primi veri animalisti sono gli allevatori" mi trova del tutto d'accordo.

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