"Serve una nuova legge per la ristrutturazione del territorio"

La Cia ha organizzato un convegno a Messina sul ruolo fondamentale degli agricoltori nella manutenzione e nella prevenzione dei fenomeni di dissesto idrogeologico

Questo articolo è stato pubblicato oltre 6 anni fa

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Suolo, persi oltre due milioni di ettari coltivati negli ultimi vent'anni
Fonte foto: © Claudio colombo - Fotolia

L’agricoltura italiana continua a perdere terreno, minacciata costantemente dall’avanzata della cementificazione selvaggia e abusiva, dalla mancata manutenzione del suolo, dal degrado, dall’incuria ambientale, dall’abbandono delle zone collinari e montane dove è venuto meno il fondamentale presidio dell’agricoltore.
E i disastri provocati dal maltempo negli ultimi anni ne sono la prova tangibile.

I numeri sono vertiginosi: la cementificazione ha divorato più di due milioni di ettari coltivati negli ultimi vent'anni, 11 ettari l’ora, quasi 2000 alla settimana e oltre 8000 al mese. A rischiare più di tutti le conseguenze di questo “scippo”, come lo chiama la Cia - Confederazione italiana agricoltori sono gli oltre 5000 prodotti che sono la spina dorsale dell’enogastronomia italiana, ma che non godono delle tutele proprie dei marchi di qualità. Per questo motivo serve subito una nuova legge per la ristrutturazione del territorio.

E’ quanto emerso oggi a Messina durante il convegno promosso dalla Cia sul tema, appunto, “Custodi del suolo e dissesto idrogeologico”.
Basta citare alcuni dati per comprendere la delicatezza del problema: 8 comuni su 10 sono in aree ad elevata criticità idrogeologica; oltre 700 mila sono gli immobili abusivi, spesso costruiti non a norma e, quindi, a grave rischio in presenza di una calamità naturale. In poco meno di dieci anni l’agricoltura ha perso una superficie di terra coltivabile di oltre 19 mila chilometri quadrati, un territorio pari a quanto l’intero Veneto.

"Ciò che manca nel nostro Paese - è stato detto nel corso dell’iniziativa Cia - è una vera opera di prevenzione contro le calamità naturali. Dal 1950 ad oggi si sono spesi più di 200 miliardi di euro per riparare i danni causati da calamità naturali; sarebbe bastato destinare il 20 per cento di questa cifra ad opere di manutenzione del territorio per limitare le disastrose conseguenze e soprattutto le perdite umane".

La prevenzione può essere attuata attraverso strumenti esistenti (le convenzioni con le imprese agricole) e in un’ottica di sussidiarietà, attraverso l’azienda multifunzionale (o pluriattiva).

Oltre a una politica con la quale puntare ad una vera salvaguardia del territorio con risorse adeguate, servono anche norme di pianificazione del territorio per fermare il consumo di suolo, tutelare e valorizzare il paesaggio. E’ necessario, altresì, un governo delle risorse idriche per contrastare il dissesto idrogeologico e favorire l’uso razionale dell’acqua in agricoltura.

La difesa del suolo passa - ha detto il vicepresidente vicario Dino Scanavino nelle conclusioni - anche e soprattutto dalla valorizzazione dell’agricoltura. Quanto di drammatico avvenuto in decenni di totale incuria e di devastazione del territorio non consente ulteriori indugi. C’è la necessità di porre immediato riparo e lavorare in tempi rapidi per costruire un sistema ambientale realmente sostenibile, valorizzando l’agricoltura quale volàno di riequilibrio territoriale, produttivo e sociale”.

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