Mega farm, il virus è servito in un attimo

Lo sviluppo di mega strutture di allevamento animale permette il salto velocissimo di specie da parte dei patogeni. Una storia che si ripete da 13mila anni

Duccio Caccioni di Duccio Caccioni

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Mudanjiang city mega farm ospita 100mila bovini (Foto di archivio)
Fonte foto: © lukesw - Adobe Stock

Cari amici agricoltori italiani: sapete che cosa è una mega farm?
E' qualche cosa che noi umani del (fu) Bel Paese non riusciamo neanche a immaginare. Io su indicazione di un amico sono andato a controllare sul web i dati della Mudanjiang city mega farm - fatelo anche voi (e poi cercate le tante altre). Questa mega farm ospita 100mila bovini da latte che producono 800 milioni di litri all'anno: siamo a dimensioni 40-50 volte maggiori dei maggiori impianti in Ue, e almeno 3 volte quelli Usa, già ciclopici.

Mudanjiang è una joint venture (non l'unica) sino-russa, nata nel 2016 proprio per rispondere all'embargo dei prodotti lattiero caseari dell'Unione europea verso la Russia: gli embarghi hanno quasi sempre conseguenze inaspettate. La storia non ci insegna mai niente.

E a proposito di storia mi piacerebbe consigliare ai miei 25 affezionati lettori (di manzoniana memoria) un ormai vecchio ma sempre affascinante testo: "Armi, acciaio e malattie. Breve storia del mondo negli ultimi 13mila anni" (Einaudi). Qui il biologo statunitense Jared Diamond spiega il forte nesso storico fra l'allevamento animale e la diffusione delle malattie o meglio il loro passaggio fra il mondo animale e gli umani. Lo sfruttamento intensivo degli animali permette rapidissime evoluzioni degli organismi patogeni (come i virus) che poi vanno a oltrepassare la barriera della specie. Vaiolo e morbillo si svilupparono in allevamenti come anche la famosa influenza spagnola, altro non era che un virus di aviaria, che provocò fra i 20 e i 40 milioni di morti nel 1918.

Mega stalle e mega allevamenti avicoli stanno diffondendosi non solo in Usa e in Cina ma anche in Brasile e Africa. In Cina pare che oggi il 70% degli allevamenti siano "landless farms" (fattorie senza terra) - e infatti in 40 anni la Cina ha quadruplicato la propria produzione animale ed è l'avidissimo mercato di mangimi (come la soia) oggetto, non a caso, dei litigi daziari fra cinesi e americani.

La spaventosa crescita della industria suinicola cinese ha già provocato mutazioni: il virus della diarrea epidemica suina (Pedv) causata da un coronavirus si trasformò in Sindrome della diarrea acuta suina (Sads- CoV) che fece strage di suinetti nel 2017. Siamo nella regione del GuangDong, la stessa dove nel 2004 partì la famigerata Sars. E' una di quelle in cui l'anno scorso l'influenza suina africana (Asf) ha decimato la popolazione di suini, facendo poi impazzire il mercato delle carni mondiale. Questo tanto per rendere l'idea.

Armi, acciaio e malattie. La storia si ripete e noi continuiamo a non imparare nulla.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: allevamento suini bovini malattie infettive dazi

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