Latte, luci e ombre sul pacchetto

In arrivo dall'Ue 500 milioni, ma basteranno per uscire dalla crisi del settore? Le reazioni del mondo agricolo

Matteo Bernardelli di Matteo Bernardelli

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Il Pacchetto Latte 2, approvato due giorni fa a Bruxelles, non conquista gli addetti ai lavori. Con qualche eccezione, i commenti sono lontani dall’entusiasmo di chi pensa che la crisi possa essere superata con i 500 milioni di euro messi a disposizione dall’Unione europea.

Gianni Fava
Anche la politica si divide. L’assessore all’Agricoltura della Lombardia, Gianni Fava, chiamato a difendere oltre il 45% della produzione lattiera italiana, non fa sconti. “Manca organicità agli interventi – accusa Fava – e non si è tenuta in minima considerazione la capacità produttiva e i fabbisogni interni ai singoli Stati, mentre non è stato fatto alcun cenno all’Ocm latte”.
In pratica, nessun aiuto per la ripresa del mercato. E così, il Pacchetto Latte 2 potrebbe essere un flop. O, come commenta Fava, “un intervento economico del tutto insufficiente e inadeguato a incidere sulle quotazioni della materia prima”.
350 milioni sono stati destinati per azioni più flessibili a livello nazionale. “All’Italia vengono destinati 20,9 milioni di euro – annota Fava – contro i 22 della Polonia, i 30 del Regno Unito, i 49,9 della Francia e i 57,9 milioni della Germania. Non mi pare si possa definire un grande successo negoziale, ma non mi stupisco che siano rimaste le briciole. Anche la finalità, allargata al sostegno di regimi di qualità, incentivare allevamenti al pascolo, misure di sostegno al credito e all’aggregazione fra allevatori o per la cooperazione, rischia di non sortire effetti concreti”.
Non dimentichiamo che con la scelta del Mipaaf di destinare a pioggia i 25 milioni di euro del Piano Latte precedente – ricorda Fava – non si è di fatto aiutato alcun allevamento. Mi auguro che non si ripeta più una scelta onnicomprensiva, ma si sostenga con le poche risorse a disposizione una linea chiara”.
Relativamente agli aiuti per lo stoccaggio di polvere di latte scremato (Smp), Fava valuta tale scelta “un palliativo, anche perché il più importante Paese importatore di polveri, la Cina, ha modificato le proprie strategie di import, preferendo alle polveri prodotti già lavorati e di migliore qualità”.
In tutto questo, prosegue di nuovo l’assessore lombardo, “non una parola è stata spesa per la suinicoltura”.

Nicodemo Oliverio
Diametralmente opposto è il commento del capogruppo Pd in commissione Agricoltura Nicodemo Oliverio. “Una risposta concreta alla crisi del settore lattiero caseario italiano da parte dell’Unione europea che farà tirare un sospiro di sollievo ai nostri 35mila allevatori italiani – afferma -. Un buon segnale a cui si è arrivati grazie al forte lavoro fatto dall’Italia con Francia e Spagna”.
E non poteva mancare il riconoscimento al compagno di partito, Maurizio Martina. “Ringraziamo il ministro Martina – dice Oliverio – che con impegno e determinazione si attiva per cercare soluzioni e far uscire il settore dalla crisi che lo penalizza. La decisione dell’Ue va nella direzione di voler dare una mano concreta a un settore strategico della nostra economia. È un passo significativo. Questi aiuti daranno una boccata d’ossigeno ai nostri allevatori impantanati in una crisi non è più sostenibile. Da parte nostra si tratta di continuare a fare scelte puntuali e coraggiose, ognuno si assuma le proprie responsabilità per salvaguardare un comparto importante che governo e Parlamento sono fortemente impegnati a proteggere con misure straordinarie”.

Paolo De Castro
L’ex ministro dell’Agricoltura, già presidente della commissione Agricoltura del Parlamento europeo, non si sbilancia. “Le misure anticrisi presentate dal commissario Hogan sono un piccolo passo nella giusta direzione, ma potrebbero non bastare – dichiara -. Il rischio è che il piano di riduzione della produzione di latte non sia sufficiente per dare un segnale al mercato e spingere i prezzi. Se la nazionalizzazione degli aiuti non ha funzionato in passato, perché dovrebbe funzionare ora?”.
Buono è invece – prosegue De Castro – il riferimento fatto dal commissario, agli strumenti per la stabilizzazione del reddito e a un necessario rinforzo degli stessi. Gli strumenti anticrisi attualmente disponibili si sono dimostrati inadeguati e non sufficienti, speriamo che, come suggerito da Hogan, si possa cogliere l’occasione della revisione intermedia del bilancio dell’Ue 2014-2020 per fornire agli agricoltori strumenti di gestione del rischio più efficaci per far fronte a improvvisi cali di reddito”.

Coldiretti
Per il sindacato di Palazzo Rospigliosi è un’occasione persa, ancora più grave perché lo scotto del “Leave” del Regno Unito non è servito ad avvicinare di più l’Europa ai cittadini. Per Ettore Prandini, presidente di Coldiretti Lombardia e vicepresidente nazionale con delega proprio alla zootecnia, si tratta di “una goccia nel mare”.
Con i 150 milioni di euro da spalmare su tutti i Paesi dell’Unione per una riduzione volontaria della produzione di latte ci facciamo poco e niente, perché vuol dire tagliare a livello europeo 1,4 milioni di tonnellate e solo l’Italia ne produce quasi 11 milioni. La Germania arriva a 30 milioni di tonnellate. E allora di cosa stiamo parlando?”, aggiunge Prandini.
Dopo la Brexit – conclude Prandini – l’Europa non ha imparato la lezione: quella sull’agricoltura è una non scelta. Serve il coraggio di intervenire sulle riforme, con l’obbligo dell’origine su tutti i prodotti e con una netta distinzione fra i Paesi non autosufficienti come il nostro e Paesi che producono molto di più rispetto alle esigenze interne. L’unica cosa che bisognava fare era attivare una politica economica di contingentamento produttivo invece che stanziare queste poche risorse a favore, per assurdo, di quei Paesi che hanno creato le condizioni di difficoltà che stiamo vivendo. Serve il coraggio del fare: basta con le logiche economiche dei Paesi del Nord Europa che fino a oggi hanno prodotto solo disastri per le imprese agricole e valore economico per le solite multinazionali”.

Confederazione italiana agricoltori
Anche la Cia non nasconde la propria delusione. “Gran parte delle speranze che gli agricoltori italiani avevano riposto alla vigilia della presentazione del nuovo Pacchetto Ue anti crisi, sono state disattese da una serie di misure che potremmo definire di accompagnamento e che poco potranno incidere sulla redditività degli agricoltori”.
Così il presidente nazionale della Cia-Agricoltori Italiani, Dino Scanavino, commenta il nuovo pacchetto di azioni per i settori in crisi. “In particolare - spiega Scanavino - i 150 milioni di euro stanziati per il contenimento dell’offerta produttiva di latte sembrano essere un risarcimento per quelle imprese, principalmente del Nord Europa, che hanno aumentato le capacità produttive senza misurarsi con il mercato e sottovalutando le conseguenze sugli equilibri economici. Al contrario, riteniamo che una programmazione produttiva duratura, strutturale e non condizionata alla congiuntura, sia una strada percorribile per ridare ossigeno agli allevatori”.
Poi una raccomandazione al Mipaaf, dal momento che i 21 milioni di euro assegnati all’Italia non sono poi molti. “Sarà prioritario non sprecare in mille rivoli le risorse ma, piuttosto, utilizzarle su iniziative concrete, compresi possibili interventi di ristrutturazione del sistema imprenditoriale localizzato in territori scarsamente vocati”.
L’importante è fare presto, per contrastare l’enorme volatilità del mercato lattiero.
Bene, invece, per la Cia l’aggiornamento dei prezzi di ritiro per i prodotti ortofrutticoli rappresenta una novità positiva che avevamo avanzato nelle nostre proposte. Ma non poteva non sottolineare Scanavino l’assenza di politiche di sostegno ad altri comparti in crisi, come le carni suine e la cerealicoltura.

Alleanza Cooperative italiane
La voce positiva del mondo agricolo è affidata a Gianpiero Calzolari, coordinatore del settore lattiero caseario dell’Alleanza delle Cooperative italiane e numero uno di Granarolo. “Il pacchetto di aiuti messo a disposizione dall’Europa per sostenere l’agroalimentare ed in particolare il settore lattiero caseario, con misure volte ad incentivare la riduzione della produzione, è una novità importante – esordisce -. Auspichiamo che i produttori europei scelgano con convinzione la strada del contenimento volontario della produzione di latte”.
In particolare, “i 21 milioni destinati dall’Europa all’Italia per i settori del latte e dell’allevamento, unitamente ai 10 milioni già stanziati dal nostro Paese e ad altre risorse, potranno consentire di mettere in atto un piano di interventi decisamente importante, a condizione che non si tratti di un’iniziativa una tantum, ma rappresenti l’avvio di una programmazione pluriennale della produzione europea del latte, gestita dai produttori in forma aggregata. Per questo occorre valutare attentamente le linee di intervento”.
Massima disponibilità a collaborare con il Mipaaf. “La cooperazione – conclude Calzolari – è a disposizione del ministro Martina per valutare assieme come ottimizzare al meglio le risorse disponibili, finalizzandole ai risultati attesi e non a mera elargizione”.

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Fonte: Agronotizie

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Tag: allevamento latte unione europea

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