Carne ovina, nessun allarme

Sequestrate in Francia partite ottenute con metodi non corretti. Ma in Italia non sono commercializzate

Angelo Gamberini di Angelo Gamberini

Questo articolo è stato pubblicato oltre 7 anni fa

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Un altro episodio che ripropone l’urgenza dell’indicazione in etichetta della provenienza delle carni
Fonte foto: ag

Sul banco degli imputati sale ora la carne ovina, questa volta però non si tratta di etichette bugiarde, ma di metodi di macellazione non consentiti. E' accaduto in Francia, dove 57 tonnellate di carne ovina sono state sequestrate perché ottenute con la separazione meccanica del muscolo dalla componente ossea. Un procedimento vietato dalla Ue ai tempi di vacca di pazza. Il divieto, detto in estrema sintesi, vuole evitare il timore che un trattamento “violento” possa favorire il passaggio dei prioni dal midollo osseo alla carne. Un rischio forse oggi superato, ma il divieto è ancora lì e bisogna rispettarlo. Nella vicenda è coinvolta un'azienda francese che utilizza il prodotto surgelato per la produzione della “morgue”, una sorta di pasta carnea dai vari utilizzi. Il prodotto surgelato di partenza è fornito da un'azienda olandese e al momento non ci sono ancora notizie sulla provenienza degli ovini dai quali è stata ottenuta. Ancora una volta, come per la vicenda delle carni di cavallo nelle lasagne inglesi, le carni sono oggetto di una triangolazione fra paesi che ripropone il tema dell'indicazione della provenienza in etichetta.

 

Nulla in Italia

Il ministero della Salute si è già premurato nel confermare l'assenza di queste carni dall'Italia. Dunque non c'è motivo per lanciarsi in dannose e inutili campagne allarmistiche che finirebbero solo con il confondere i consumatori. Per non parlare delle conseguenze sul mercato delle carni ovine, in un momento particolarmente delicato come quello che precede la Pasqua.

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Fonte: Agronotizie

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Tag: agroalimentare allevamento carne unione europea sicurezza alimentare etichettatura ovini

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