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Coltivare Marte? L'Enea ci prova con un orto

Nel deserto dell'Oman si sta testando un 'orto' super-tecnologico che servirà ai futuri colonizzatori del pianeta per produrre ortaggi freschi

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

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L'orto marziano di Enea
Fonte foto: ENEA - Ente per le nuove tecnologie, l'energia e l'ambiente

Chi pensa che la scena del film The Martian in cui Matt Damon coltiva patate su Marte sia solo fantascienza, si sbaglia di grosso. Coltivare il pianeta rosso è possibile, almeno in teoria. A testare un sistema di coltivazione pensato per lo spazio è l'Enea, che ha messo a punto HortExtreme, un 'orto' idroponico che verrà testato durante il mese di febbraio nel deserto dell'Oman.

Enea, insieme ad Asi e Università degli studi di Milano partecipa infatti al progetto Amadee18, condotto dal Forum spaziale austriaco, che prevede esercitazioni nel deserto dell'Oman. In questo luogo inospitale infatti si riproducono alcune delle condizioni che i futuri esploratori spaziali troveranno su Marte. Verranno effettuati esperimenti di ingegneria, operazioni di superficie planetaria, astrobiologia, geofisica, geologia, scienze della vita e altro ancora.
 

"Le agenzie spaziali di tutto il mondo hanno dimostrato negli ultimi anni la volontà di raggiungere e colonizzare il suolo di Marte", spiega ad AgroNotizie Eugenio Benvenuto, responsabile del Laboratorio di biotecnologie dell'Enea.
"Si tratta di una sfida tecnologica enorme che contempla la necessità di sviluppare un sistema per fornire cibo fresco agli astronauti, cibo che oggi viene portato sulla stazione spaziale internazionale con dei razzi".

Ma se Matt Damon, rimasto da solo sul pianeta rosso, sopravvive coltivando patate e concimando il terreno con le proprie deiezioni, i ricercatori dell'Enea hanno messo a punto un sistema molto più sofisticato per coltivare ortaggi lontano dalla Terra.
"Si tratta di un impianto idroponico, in cui i micrortaggi crescono su un substrato inerte grazie a luci al led e atmosfera controllata", spiega ad AgroNotizie Luca Nardi, ricercatore del Laboratorio di biotecnologie dell'Enea. "Le vasche di crescita sono quattro, due dedicate alla germinazione e due alla crescita delle piante che completano il loro ciclo in quindici giorni, offrendo così cibo fresco ai futuri equipaggi spaziali".
 
L'orto marziano che sarà testato in Oman
L'orto marziano che sarà testato in Oman
(Fonte foto: Enea)

Amadee18 avrà la durata di 28 giorni, il lasso di permanenza su Marte previsto dalla maggior parte delle spedizioni. I ricercatori Enea hanno quindi optato per micrortaggi come cavolo rosso, radicchio e lenticchia rosa, in grado di fornire cibo ai finti astronauti ogni quindici giorni. Gli esperimenti serviranno non solo a verificare la fattibilità dell'impianto, ma anche a capire quali sono i consumi energetici e se, accorciando il fotoperiodo (l'alternanza di luce e ombra), è possibile avere buone produzioni risparmiando al contempo energia.
 

Ma con quali criteri sono state selezionate le piante? "Le vegetali che meglio si adattano al nostro orto sono quelle a ciclo breve e taglia bassa, che non occupano troppo spazio", spiega Nardi. "Inoltre abbiamo scelto piante che accumulano grandi quantità di antiossidanti, come le antocianine, nei tessuti. Le piante, se coltivate fuori dall'atmosfera terrestre, subiscono stress enormi e servono dunque vegetali resistenti. Inoltre piante ricche di antiossidanti sono salutari anche per gli astronauti".

Presenza di radiazioni, microgravità e assenza di suolo e atmosfera idonei, sono gli ostacoli che i ricercatori devono superare per coltivare Marte o la Luna. L'orto idroponico dell'Enea cerca di superare questi ostacoli. Ma sulla strada della conquista dello spazio ci sono altri problemi, come la limitatezza di materiale trasportabile dalla Terra.
 
Le piante crescono in assenza di suolo
Le piante crescono in assenza di suolo
(Fonte foto: Enea)

"Ecco perché questi sistemi sono stati studiati per avere un ciclo chiuso o quasi. Tutti gli elementi nutritivi vengono riutilizzati", spiega Nardi. "Si chiamano sistemi biorigenerativi, che recuperano cioè le risorse. Le piante assorbono anidride carbonica e liberano ossigeno per l'equipaggio. Filtrano l'acqua e assorbono gli scarti biologici degli astronauti. Ma in questi sistemi possono rientrare anche funghi, alghe e batteri. L'obiettivo è non sprecare nulla".

Le piante si sono evolute nel corso di milioni di anni per sopravvivere sulla Terra e dunque la loro adattabilità al suolo marziano è limitata. L'obiettivo ultimo di molti studi è quindi quello di selezionare delle varietà che si adeguino alle condizioni del pianeta rosso e forniscano sostentamento agli equipaggi. Nell'ambito di un altro progetto, Enea ha messo a punto Micro-Tom, un pomodoro di piccole dimensioni ricco di antocianine.

Ma in futuro sarà possibile coltivare piante direttamente sul suolo marziano? "Sono quaranta le specie di cui abbiamo mappato il genoma e nei prossimi dieci anni saranno molte di più", spiega Benvenuto.
"Grazie alle nuove tecniche di manipolazione genetica potremo intervenire e creare organismi che si adatteranno meglio alle condizioni di pianeti lontani".
Insomma, in futuro non dovremo ricreare su Marte le condizioni terresti, ma creeremo piante fatte per vivere sul pianeta rosso.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: innovazione genetica space farming idroponica

Rubrica: AgroInnovAzione

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