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Campania, arriva il regolamento per valutare le acque irrigue

Il testo, varato dalla Giunta regionale, consente di valutare le acque con il Decreto interministeriale 185/2003, nato per valutare l'uso irriguo dei reflui depurati

Mimmo Pelagalli di Mimmo Pelagalli

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Un altro risultato raggiunto grazie al lavoro di ricerca sulle acque sotterranee effettuato dall'Istituto zooprofilattico sperimentale per il Mezzogiorno
Fonte foto: © Naj - Fotolia

La Regione Campania ha approvato il 5 dicembre 2017, con delibera di Giunta, il "Regolamento sull'utilizzo delle acque potabili ed irrigue” oltre a realizzare un vero e proprio catasto dei pozzi a scala regionale.

Il regolamento è stato richiamato ieri a Portici (Napoli) dal presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, come esempio di buona amministrazione dell'ambiente e dell'agricoltura, durante l'incontro volto ad illustrare il lavoro svolto dall'Istituto zooprofilattico sperimentale per il Mezzogiorno con progetti di ricerca Campania Trasparente e Spes.

"Siamo la prima regione italiana ad essersi dotata di un regolamento in materia – ha dichiarato Franco Alfieri, capo della segreteria del presidente Vincenzo De Luca e suo delegato all'Agricoltura - andando così a colmare un vuoto normativo nazionale sull'uso dei pozzi per scopi agricoli e zootecnici. Abbiamo apportato una serie di modifiche al regolamento regionale 12/2012, relativo alle concessioni di piccole derivazioni, introducendo aspetti innovativi".

In particolare, in funzione del loro impiego, sono stati previsti nuovi valori di riferimento oltre al Decreto interministeriale 31/2001 sulla valutazione della potabilità delle acque, fino ad oggi utilizzato anche per la valutazione delle acque ad uso irriguo. Il regolamento regionale ha introdotto la possibilità di valutare le acque dolci superficiali o sotterranee derivate ad uso irriguo con il Decreto interministeriale 185/2003, che fornisce i parametri di valutazione per il riutilizzo di acque in agricoltura provenienti dai depuratori.
Tale artificio giuridico si è reso necessario poichè manca una normativa specifica nazionale per la valutazione qualitativa delle acque dolci ad uso irriguo derivate da fiumi o pozzi.

Altra possibilità: grazie al lavoro dell'Istituto zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno – che ha testato i valori di fondo di oltre 50 elementi presenti nelle acque di falda della Campania, il cui territorio è in buona parte di origine vulcanica e situa le falde sotto uno strato di tufo – potranno essere esperite valutazioni sito-specifiche, che tengano conto dei valori di fondo di taluni elementi chimici.

Nel caso in cui le acque destinante al consumo zootecnico o all'irrigazione su colture alimentari non risultino conformi ai valori soglia stabiliti, il loro utilizzo potrebbe essere comunque possibile attraverso la predisposizione di una procedura di valutazione sito-specifica, che è stata proposta dall'Istituto Superiore di Sanità.

Per testare l'efficacia delle modifiche introdotte, è stata eseguita una verifica su circa mille campioni di acque destinate ad uso irriguo e zootecnico, prelevati nell'ambito del piano Campania Trasparente.

Dall'indagine è emerso che oltre il 60% dei campioni utilizzati risulta conforme ai valori limite del DM 185/2003 relative ad alcuni parametri chimici: ferro, manganese, fluoruri, cloruri, boro, selenio, solfati, zinco, PCE ed altri ancora, che erano stati spesso oggetto di contestazione da parte della polizia giudiziaria e che avevano portato al sequestro dei pozzi e alla sostanziale impossibilità di continuare la coltivazione della terra perché i campioni di acqua venivano valutati con il Decreto 31/2001 sulla potabilità.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: AgroNotizie

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Tag: ambiente reflui irrigazione acqua

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