L'Arcipelago del vino

Sono quattro le tenute che compongono l'Arcipelago Muratori, l'azienda vitivicola che nel 2010 ha aderito al progetto Magis con un preciso scopo: ottimizzare la difesa del vigneto

Michela Lugli di Michela Lugli

Questo articolo è stato pubblicato oltre 10 anni fa

Scopri tutte le notizie aggiornate sull'agricoltura, leggi le ultime novità di Bayer.

magis-arcipelago-muratori1.jpg

Arcipelago Muratori, quattro tenute per il progetto Magis

Piccole isole il cui denominatore comune è il vino. Così le quattro tenute che costituiscono l'Arcipelago Muratori amano disegnarsi nella mente di chi, fortunato, lambisce le loro sponde per tuffarsi in un prodotto tutt'uno con il territorio in cui nasce.

Quattro aree vitivinicole diverse che si snodano da nord a sud sulla penisola: la Tenuta Villa Crispia in Franciacorta, la Tenuta Rubbia al Colle Suvereto in Maremma, la Tenuta Oppida Aminea Sannio e, vera isola, la Tenuta Giardini Arimei a Ischia.
Da una tale premessa, dalla capacità imprenditoriale di casa Muratori e dall'esperienza dell'enologo di 'famiglia' Francesco Iacono nasce, inevitabilmente, la collaborazione con Magis.

Precisamente nel 2010, quando con circa 5 ettari dei 70 totali della Tenuta Rubbia al Colle dell'Arcipelago Muratori a Suvereto (diventati più di 50 nel 2011 distribuiti in 3 delle 4 Tenute) l'azienda abbraccia il progetto Magis considerandolo, spiega Francesco Iacono, come la maturazione di un rapporto tecnico con Bayer nato nel 2000; anno successivo alla fondazione dell'Arcipelago stesso.

“La collaborazione tecnica”, spiega, “è nata per ottimizzare la difesa del vigneto; in questo modo l'ingresso in Magis è avvenuto dalla porta principale, quasi come se l'esperienza fatta assieme avesse costituito il preludio ad un successivo maggiore coinvolgimento.
Nelle quattro tenute, produciamo una sola ed esclusiva tipologia di vino così di valorizzare al massimo le potenzialità ambientali.

Magis non rappresenta per l'Arcipelago una rivoluzione, bensì l'evoluzione di una collaborazione la cui tendenza è con maggiore enfasi rivolta alla difesa non tanto della vite ma dell'ambiente. Ciò che Magis ha saputo aggiungere è una rete di confronto; vero plusvalore del progetto.

Dal punto di vista della gestione aziendale, l'esperienza in Magis ha rappresentato la verifica e la conferma di quanto già avevamo intuito e praticavamo; forse ad aumentare è stata la consapevolezza.

Punto critico del progetto”, prosegue l'esperto, “è l'adesione ad un modello integrato proposto da Magis". "Ritengo - precisa Iacono - che oggi la produzione integrata non possa e non debba essere considerata un obiettivo, un risultato ma un dato di fatto, un punto di partenza dal quale sviluppare concetti più evoluti di protezione ambientale”.

Nulla la risposta, a livello commerciale, sul mercato. “Forse la nostra rete commerciale non è stata capace di utilizzare il messaggio contenuto in Magis ma la percezione è che la Gdo in particolare sia alla ricerca di altri messaggi di ecosostenibilità.
Di grande valore, invece, la possibilità di disporre di un comitato tecnico scientifico che rappresenta il contatto con personale qualificato ed aggiornato. Utili soprattutto le iniziative di sensibilizzazione ad alcune problematiche quali l'uso corretto degli attrezzi e la conoscenza dei dati climatici (anche nella lro serie storica)”.

Poco senso ha il confronto tra il vitigno Magis e l'aziendale, in quanto, spiega l'esperto, “anche se nel 2010 siamo entrati in Magis con soli 5 ettari diventati più di 50 nel 2011, tutto il vigneto dell'Arcipelago è gestito con protocollo Magis.
In verità su 40 dei 170 ettari stiamo sperimentando con successo, la riduzione totale di ogni intervento di origine di sintesi con ottimi e confortanti risultati.
Ciò a supporto di quanto affermavo poco fa: l'obiettivo della produzione integrata non mi sembra molto lungimirante.

L'Arcipelago rappresenta un'azienda particolare e forse privilegiata per quanto riguarda l'aspetto ambientale. Siamo proiettati verso obiettivi ambiziosi e Magis costituisce per noi un attento ed attendibile mezzo di verifica per la possibilità di applicare soluzioni diverse.
Mi riferisco a quella che definisco 'viticoltura ed enologia eco-simbiotiche' ovvero che ricorrono all'ausilio di consorzi microbiologici in grado, spero, di riattivare e aumentare la fertilità della terra e le capacità immunitarie delle piante.
I nostri vigneti sono i primi in Italia ad essere tutti micorrizzati e probabilmente siamo i primi a sperimentare annualmente la distribuzione su foglie di consorzi microbiologici al fine di aumentare la capacità di autodifesa.

Per finire, “l'annata 2011 si è caratterizzata come molto particolare e diversa in funzione della dislocazione delle nostre tenute. In Franciacorta la problematica maggiore è stata l'oidio; la peronospora non ha costituito un problema e anzi, ha permesso di ridurre moltissimo il numero degli interventi e Magis ha dato conferma di questa possibilità.

Il problema è sorto nei casi in cui alla non necessaria difesa antiperonosporica non si è associata una difesa preventiva contro l'oidio: in questi casi i danni sono stati considerevoli. Il protocollo Magis è stato utile in questo senso". 

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

Autore:

Tag: vino viticoltura magis

Rubrica: Magis, viticoltura sostenibile