Paradigmi di irrorazione in viticoltura

Intervento a cura di Marco Rimediotti, Daniele Sarri e Marco Vieri dell'Università di Firenze, Facoltà di Ingegneria dei Biosistemi agroforestali

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Marco Vieri, presidente del Corso di Laurea in Viticoltura ed enologia

La migliore irroratrice in termini di riduzione delle dispersioni è sicuramente quella a tunnel e doppio ventilatore radiale contrapposto caratterizzata da perdite di prodotto inferiori al 5%.

Alcuni viticoltori, più sensibili e dotati di impianti 'compatibili' con questo tipo di macchina, l'hanno adottata; molti però riservano, d’altronde, serie perplessità poiché non riescono ad 'identificare' quel volume ad ettaro che, con i debiti calcoli e tarature, consenta di finire il trattamento non avendo miscela residua nel serbatoio.

 

I nodi vengono al pettine

Si rende necessario fare un po’ d’ordine. Definiamo innanzi tutto qualche 'nodo' di particolare importanza.
Quando parliamo di 'dose', nel caso di insetticidi e fungicidi, le indicazioni in etichetta indicano la quantità di formulato commerciale (DL65/2003) che deve essere miscelato su 100 L (concentrazione normale).

Negli ultimi anni anche le case produttrici di agrofarmaci si sono rese conto del fatto che tutto ciò doveva essere riferito alla massa vegetale, quindi alla superficie fogliare ma anche a densità, strati, stadio di sviluppo delle foglie, loro forma.
Per ogni coltura hanno definito, insieme alla concentrazione, il volume normale di miscela antiparassitaria litri ad ettaro, mutuando il fatto che questo tiene in considerazione la massa vegetale ordinaria, le condizioni atmosferiche ordinarie, le perdite usuali, il tutto con un buon fattore di sicurezza.
Quando facciamo riferimento ad un vigneto, il volume normale è 1.000 L/ha (10hl), conseguentemente la dose riportata in etichetta deve essere moltiplicata per 10 per ottenere la dose ad ettaro fitoiatricamente efficace.

10 hl rappresentano d’altronde un volume esuberante in moltissimi casi e sicuramente non efficiente per l'azienda richiedendo molti riempimenti, tempi elevati di intervento e conseguentemente basse superfici dominabili e alti costi.
Ottenendo l’aumento di tempestività della superficie dominabile e la riduzione dei costi con la riduzione del volume, negli anni ’70 alcuni costruttori convinsero i viticoltori che si poteva fare il trattamento anche a soli 50 L/ha.

Risultato ottenibile con polverizzazioni finissime e con gocce che essendo altamente instabili alla temperatura e alla resistenza aerodinamica, evaporano velocemente e vengono trasportate via anche da leggere brezze. Ne consegue una notevole dispersione e una drammatica riduzione dell'efficacia fitoiatrica.
L’esperienza acquisita nel bilanciamento fra bassi volumi ed efficacia, ha portato ad esempio in Toscana e in condizioni ordinarie, all'adozione di volumi pari a 200 L/ha che con macchine in buono stato, rappresentano un ottimo compromesso.
In questo modo, nei trattamenti iniziali ed intermedi dove la vegetazione è molto minore si applicano volumi coerentemente inferiori. Coerentemente e non proporzionalmente perché le dispersioni usuali sono dell’80% nei primi trattamento, del 50% in quegli intermedi e del 30-20% in quelli in piena vegetazione.
Vanno tuttavia sottolineati con forza tre aspetti. Innanzi tutto, in una situazione disomogenea come quella delle masse vegetali verticali in campo, un buon 20% della 'qualità di copertura' è da attribuirsi alla proiezione e sedimentazione derivante dall’applicazione nei filari contigui di tutto l’appezzamento (deriva interna).

In secondo luogo, nell'irrorazione con atomizzatori si accetta che vi siano dispersioni e perdite di costosi e impattanti prodotti chimici nella misura dell’80, 50, 20% a seconda dello sviluppo vegetativo.

L’impiego di macchine a tunnel e doppio ventilatore radiale contrapposto prevede una taratura per volumi (dosi) uguali a quella di un normale atomizzatore quindi con caratteristiche qualitative similari. Nel caso sopra considerato 200 L/ha.
Vi sono d’altronde alcune considerazione da fare. Il trattamento al filare non si può avvalere dell’apporto di goccioline provenienti dalle applicazioni nei filari adiacenti e, spesso, non si riesce a monitorare il funzionamento degli ugelli che sono chiusi fra il tunnel e la massa vegetale.
E' quindi necessario assicurarsi periodicamente del corretto funzionamento di tutti i componenti, con accurate manutenzioni ricontrollando la taratura almeno una volta all'anno.
Poiché la vegetazione viene trattata solamente nel momento del passaggio, in cui viene sottoposta a un flusso di aria turbolento e carico di goccioline, la qualità della deposizione dipende solo da questo evento che deve essere altamente efficace. Per questo si preferisce adottare volumi un po’ più alti (dell'ordine di 200-250 L/ha) adottando il criterio del trattamento al di sotto dei limiti di gocciolamento con la prospettiva che poi il prodotto viene recuperato.

Anche in piena vegetazione vi saranno riduzioni, notevoli in alcuni casi, di miscela applicata. Tali riduzioni possono essere solamente stimate in modo approssimativo poiché la vegetazione per effetto della variazione della massa vegetale dovuta alle cimature e defogliazioni, alla crescita degli apparati, alla ricrescita delle femminelle, cambia di anno in anno e fra un trattamento e l’altro nell'arco dell'anno.

La realtà dei fatti è che il quantitativo ad ettaro sarà sempre più o meno diverso; su questo punto,
anche in considerazione delle differenze riscontrabili fra una varietà e l’altra per ritenzione delle gocce, per diversa conformazione delle foglie, per diverso quantitativo di pruina sulla lamina superiore e per la diversa tomentosità della lamina inferiore, ogni azienda dovrà farsi le necessarie esperienze.
Nei primi trattamenti la taratura della irroratrice a tunnel viene mantenuta uguale, eventualmente, nei circuiti con regolazione della portata per pressione, vengono chiusi gli ugelli nelle bande dove per certo non vi sarà vegetazione.

In definitiva, l'impiego delle irroratrici a tunnel costringe a prendere atto del quantitativo di prodotto che accettiamo venga disperso inutilmente.

In conclusione è opportuno sottolineare che lo sviluppo tecnologico di queste macchine è ancora all’inizio e che si riscontrano notevoli problematiche nella loro introduzione.

 

Intervento a cura di Marco Rimediotti, Daniele Sarri e Marco Vieri dell'Università di Firenze, Facoltà di Ingegneria dei Biosistemi agroforestali
Marco Vieri è anche Presidente del Corso di Laurea in Viticoltura ed Enologia

 

Intervento raccolto da Michela Lugli

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