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Mais italiano, una risorsa per la zootecnia

Assolzoo, in occasione di Fieragricola 2018, ha tenuto il convegno "Mais, tra tradizione e innovazione: una materia prima strategica per la zootecnia" per sostenere e rilanciare la filiera

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Per sostenere la produzione agroalimentare italiana serve sempre più mais proveniente dall'estero
Fonte foto: © Budimir Jevtic - Fotolia

Una materia prima strategica per la zootecnia italiana con una filiera che deve essere sostenuta e rilanciata. Per farlo è necessario uno sforzo unitario di tutti gli attori coinvolti, dai produttori ai ricercatori, come è emerso nel corso di "Mais, tra tradizione e innovazione: una materia prima strategica per la zootecnia", il convegno organizzato da Assalzoo (Associazione nazionale tra i produttori di alimenti zootecnici) in occasione di Fieragricola 2018, lo scorso 1 febbraio alla Fiera di Verona.
 

Mais, i dati del settore

La produzione delle eccellenze del made in Italy vede nel mais una risorsa fondamentale, come ha ricordato il professor Dario Frisio dell'Università di Milano. Ma per sostenere la produzione agroalimentare italiana, anche d'eccellenza, serve sempre più mais proveniente dall'estero.

Se prima del 2004 la quota di autosufficienza era superiore al 90%, dal 2016 è scesa sotto il 60% ed è pertanto aumentato l'import: basti pensare che il netto delle ultime cinque campagne (21,3 milioni di tonnellate) ha superato di 1,2 milioni quello delle quindici precedenti.
Proprio nelle regioni padane (Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Veneto con il Friuli) si concentra circa il 90% delle superfici coltivate a mais ma anche il 70% del valore complessivo delle produzioni zootecniche alimentari di origine bovina, suina e avicola. La crisi si è fatta sentire: fra il 2012 - 2014 e il 2017 si è perso il 30% della superficie a mais.

Anche il livello della produzione è andato calando, dopo il recupero del 2014, fino a scendere sotto i 6 milioni di tonnellate, inferiore addirittura ai livelli di fine anni '70. L'Italia è passata dal terzo al quarto posto tra i produttori di mais in Europa, con una quota della produzione a livello europea che si è ridotta dal 15% al 9%. Per rilanciare il settore è necessario migliorare la produzione a costi unitari più bassi e dare molto più spazio agli investimenti in ricerca e sviluppo.
 

Tavolo tecnico mais

"La flessione nella produzione nazionale e l'incremento delle importazioni – ha ricordato Carlotta Balconi, direttrice dell'Unità di ricerca per la maiscoltura del Crea, sede di Bergamo – rappresenta un grave rischio per la filiera zootecnica e alimentare italiana. Questo rischio è emerso dal tavolo tecnico mais di cui fa parte anche Assalzoo".

Lo strumento ha come obiettivo quello di proporre iniziative urgenti con cui cercare di risolvere lo stato di crisi in cui versa la filiera: dalla promozione delle innovazioni agronomiche con cui aumentare la resa e la sanità della coltura al sostegno della rete di sperimentazione pubblica. Il tavolo ha prodotto un documento contenente l'indicazione delle principali criticità del settore e le proposte per superarle inviato al ministero delle Politiche agricole.


Qualità e sanità della coltura

Al convegno ha preso la parola anche Cesare Soldi, presidente dell'Associazione maiscoltori italiani, che ha sottolineato l'importanza di accrescere e attestare la qualità del mais attraverso miglioramenti tecnico-scientifici. È intervenuto anche il professore Amedeo Reyneri dell'Università di Torino.

Il docente ha analizzato le linee guida per gestire la presenza delle micotossine. Si tratta di un documento che definisce le finalità operative, i punti critici e gli interventi per ridurre la probabilità di contaminazione del mais. Nelle linee guida sono indicate le misure di gestione e controllo da porre in atto durante il ciclo colturale. La valutazione del rischio è fornita anche da uno strumento tecnologico di rapida consultazione, un'app per smartphone e pc.

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