E’ deciso. L’aumento delle quote latte sarà destinato agli allevatori con quota B tagliata, a chi ha prodotto oltre i propri limiti, a chi ha quote in affitto. Complessivamente gli allevatori coinvolti sono quasi 13mila, ma la parte del leone la fanno le oltre 4000 aziende che hanno un debito di 1,67 miliardi di multe pregresse. E che dovranno saldare il debito, anche se in tempi lunghi e con l’aggiunta di un tasso di interesse fra il 5 e il 6%. Chi non paga è escluso dai benefici. E le prossime multe saranno persino più pesanti, il 50% in più.

Questi, in sintesi, i punti chiave sui quali si articola il decreto approvato dal Consiglio dei ministri che si è tenuto il 30 gennaio. Chiudere la partita non è stato facile. Il dibattito è stato serrato sino all’ultimo minuto e le cronache parlano di una accesa discussione fra le tesi portate avanti dal ministro Zaia, “colpevoli” a parere di  Raffaele Fitto, ministro per i Rapporti con le Regioni, di essere troppo schierate a vantaggio degli allevatori della pianura Padana. Poi il compromesso, introducendo nel decreto la clausola che ad avere la priorità non fossero solo le aziende della pianura, ma anche quelle delle aree svantaggiate.

Superato questo ostacolo, il decreto Zaia è uscito dall’Aula con l’approvazione all’unanimità da parte del Governo, ma ora se la deve  vedere con la ridda di critiche, contestazioni e contrapposizioni che da subito ha animato (come prevedibile...) il mondo agricolo.  Ma prima di conoscere i punti più controversi del decreto, vediamo  da vicino i cardini sui quali si articola la manovra.

 

I punti chiave del decreto

In ballo ci sono 840mila tonnellate di latte che rappresentano l’aumento complessivo concesso all’Italia e che ha diverse componenti. La più rilevante è data dalle 620mila tonnellate ottenute grazie all’aumento della quota complessiva dell’Italia (10,5 milioni di tonn). A queste si aggiungono altre 200mila tonnellate che già la Ue ci aveva concesso, ma che ancora non erano state distribuite.  A far crescere il totale si aggiunge poi un diverso modo, per noi più favorevole, di calcolo della percentuale di grasso presente del latte.

Già abbiamo visto a chi sarà destinato questo aumento. Il come è presto detto. Per vedersi assegnate le quote aggiuntive gli allevatori dovranno saldare i debiti pregressi, con lunghe rateizzazioni, ma pagando anche gli interessi. Questi i parametri: per le multe sino a 100mila euro la rateizzazione può spingersi sino a dieci anni. Per cifre comprese fra 100mila e 300mila euro il debito con l'erario potrà essere saldato in 20 anni. Che salgono a 30 anni quando la multa supera i 300mila euro. Per tutti sarà applicato un tasso compreso fra il 5 e il 6%. Si tratta dunque, ha precisato il ministro Zaia, non di una sanatoria, ma di una rateizzazione onerosa e quota parte di questi interessi resterà all’agricoltura per iniziative rivolte al comparto lattiero caseario. La prima rata sarà pagata entro il 31 dicembre 2009 e il mancato pagamento anche di una sola rata comporterà l’annullamento dell’agevolazione concessa. Le quote aggiuntive non potranno essere vendute o cedute, ma non si richiede agli allevatori di rinunciare ai contenziosi in essere. Sarà anche istituita la figura di un commissario straordinario che avrà fra l’altro il compito di valutare la sostenibilità della rateizzazione da parte dell’azienda.

 

Le critiche

Sin qui il contenuto del decreto, al quale si muove la colpa di non offrire alcuna garanzia nei confronti degli allevatori che hanno rispettato le regole. Questo almeno il parere espresso dalla Cia, mentre Coldiretti esprime perplessità  sui criteri per la regolarizzazione delle multe pregresse. Confagricoltura per parte sua punta l’indice sulla assenza di una esplicita rinuncia ad ogni contenzioso in essere da parte di chi intende beneficiare delle nuove norme. Critiche dalle più diverse sfumature giungono poi da Copagri e da Anpa (troppo alto il tasso di rateizzazione), da Fedagri (preoccupata per i tempi di attuazione), da Agrital (le aziende sono già indebitate, difficile sostenere altri oneri). Arrivano poi i “distinguo” delle Regioni a vocazione lattiera (Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna in testa)  che per voce dei rispettivi assessori all’Agricoltura esprimono preoccupazione per l’aver trascurato chi ha rispettato le regole o lamentano di non essere stati coinvolti nelle decisioni finali.

 

Evitare confusioni

Molte, insomma, le questioni ancora da dirimere e gli ostacoli da superare. Ma che la partita fosse difficile lo si sapeva sin dall’inizio. Ora in molti si apprestano a far valere le proprie ragioni in Parlamento, in sede di conversione del decreto, entro il limite di 60 giorni. Miglioramenti sono certamente possibili e anche auspicabili. L’unico vero nemico è il tempo. La distribuzione delle quote aggiuntive deve avvenire con l’inizio della nuova campagna lattiero casearia, il prossimo 1 aprile. Se il tutto resta “congelato” gli allevatori non potranno sapere quanto potranno produrre. Un'incertezza che finirebbe con il favorire un aumento della produzione con il rischio non solo di nuove multe, ma di un appesantimento della già difficile condizione di mercato. E poi altra confusione in tema di quote latte è inaccettabile.