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Gli alieni sono tra noi

L'apertura dei mercati ha portato ad una invasione di nuovi insetti ed organismi non indigeni: vere e proprie minacce per l'agricoltura italiana. Ma quali sono i nuovi nemici? E come ci dobbiamo comportare?

Lorenzo Cricca di Lorenzo Cricca

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Protezionismo o mercato aperto? Dipende dalla cultura e dalla storia del paese
Fonte foto: Agronotizie

Organismi alieni invadono l'Italia
Questa frase non esce dallo sceneggiato radiofonico 'La guerra dei mondi', trasmesso dalla Cbs negli Stati Uniti il 30 ottobre 1938, ma è un vero grido dall'allarme lanciato da agricoltori ed operatori del settore.

Ogni anno infatti si moltiplicano le segnalazioni di nuovi insetti ed organismi non indigeni, la cui introduzione e diffusione minacciano l'ambiente e le produzioni agricole. E tanti altri ne entreranno in futuro, perchè sono fuori dalla nostra porta e stanno bussando.

Ecco alcuni esempi di alieni del recente passato: dalla Popillia Japonica alla Drosophila suzukii, dal Dryocosmus kuriphilus alla Xylella Passando per Pseudomonas syringae pv actinidae, Erwinia amylowora, Rhynchophorus ferrigines, Citrus tristeza virus. Con danni per oltre il miliardo di euro

E tra quelli possibili? Il Citrus Greening, malattia batterica devastante per gli agrumi ed una nuova e più 'cattiva' cimice asiatica. La prima è stato trovato il suo insetto vettore Trioza erytreae in Portogallo, nel nord della Spagna e in alcuni container provenienti dall'Africa e destinati alla Gran Bretagna. Il secondo è stato intercettato in diverse navi provenienti dal Sud-est asiatico che caricavano pietre, perché è lì che fa le ovature.
 
Adulto di Cimice asiatica o Halyomorpha halys su pero
(Fonte immagine: © Consorzio fitopatologico di Modena)

Qual è la situazione?
Beh, la situazione è, in una parola... complessa

Partiamo dal 2009, quando l'Italia viene messa in procedura d’infrazione da parte dell’Ue (2008/2030 UE). Per Bruxelles dovevamo fare di più: il nostro sistema di controllo e di gestione del materiale in ingresso era carente. Nel 2012 però la procedura è stata ritirata, grazie al lavoro di potenziamento fatto dall'Italia del sistema di controllo e del servizio fitosanitario nazionale. 
"Non siamo comunque al massimo delle nostre potenzialità - spiega Franco Finelli, del Servizio Fitosanitario della Regione Emilia-Romagna -. Dobbiamo crescere ancora. L’Italia è il terzo Paese europeo per import di prodotti ortofrutticoli freschi ed è il decimo per intercettazioni non conformi. Per crescere ancora è necessario da subito fare due coseaumentare il numero d'ispettori ed incrementare il loro addestramento". 

La progressiva apertura dei mercati ha generato un'inevitabile globalizzazione delle malattie e dei parassiti, un rischio per la biodiversità europea e per le sue economie.
Bruxelles se ne è resa conto ed il 27 ottobre 2016 ha approvato in seconda lettura, quella definitiva, un nuovo regolamento che va a sostituire la Direttiva 2000/29/CE. Sarà però applicabile solo dopo 36 mesi, così come è previsto dalla legge. 
"I parassiti e le malattie non rispettano i confini nazionali - ha dichiarato la relatrice Anthea McIntyre -. Ecco perché è così importante avere norme in tutta l'Ue per la protezione della nostra agricoltura. Bisogna avere un approccio proporzionato e basato sul rischio, che preveda un più rapido processo decisionale".
 

Ma cosa cambia?
Viene adottato un meccanismo di valutazione preliminare e la richiesta del certificato fitosanitario sarà estesa a tutte le piante ed i prodotti vegetali provenienti da Paesi terzi.
Inoltre il sistema di 'passaporto delle piante' riguarderà tutti i movimenti di piante per coltivazione all'interno dell'Ue, comprese quelle ordinate tramite vendita a distanza. 
Tutti gli Stati membri saranno tenuti ad istituire un macro-programma continuativo per individuare tempestivamente parassiti pericolosi ed inoltre piani di emergenza specifici e dettagliati per ogni parassita. Le autorità dei singoli Stati potranno imporre misure di eradicazione anche in luoghi privati, in modo da eliminare tutte le fonti d'infestazione, ma solo nella misura necessaria per tutelare l'interesse pubblico.
Sono previsti, infine, dei compensi per i coltivatori che subiscono misure di eradicazione.
 
Adulto di Drosophila suzukii
(Fonte immagine: © Wikipedia)

Protezionismo o no?
Per approcciare il problema era necessario scegliere tra sistema chiuso ed aperto. L'Europa ha fatto la sua mentre altri Paesi, come l'Australia, hanno fatto la loro. Due modi completamente diversi di vedere la stessa cosa.
Nel primo si preferisce un sistema multilaterale aperto e disciplinato da regole. Il secondo è completamente protezionista ed impedisce l'ingresso nel Paese di tutto quello che può minimamente mettere in pericolo l'ambiente, la società e l'economia del Paese. Se volete vederne un esempio, guardate su Dmax o Deejay Tv-Nove il programma televisivo "Airport Security".

Quale dei due è meglio? Difficile dirlo. Alla base c'è un discorso di cultura e di storia. Dobbiamo scegliere se è più importante difendere il nostro Paese e le sue produzioni oppure è più importante il commercio ed il libero scambio. La scelta presa dal Consiglio europeo è frutto di mediazione, tra chi voleva rimanere con un sistema aperto e chi voleva chiudere tutto.
 
Femmina di Dryocosmus Kuriphilus - Cinipide galligeno del Castagno
(Fonte immagine: © Regione Piemonte)

Un occhio alle porte d'ingresso
Due "varchi" attraverso i quali i parassiti provenienti dall'estero entrano in Emilia-Romagna sono il porto di Ravenna e l'aeroporto Marconi di Bologna.

Dal mare...
Gli organismi alieni provengono da ogni parte del mondo e viaggiano per centinaia di chilometri sul mare per arrivare al porto di Ravenna in imponenti container, insieme alle merci che essi contengono.

Presso gli scali aeroportuali sono presenti enti preposti, che compiono controlli fitosanitari e veterenari su tutta la merce e verificano l'idoneità delle merce in arrivo. Quindi il rischio d'introduzione di organismi parassitari è altamente ridotto.

"Tra import ed export gestiamo oltre 6 mila container all’anno" spiega Alessandro Battolini, responsabile operativo del Tcr Ravenna, la società che gestisce le operazioni portuali.

"Oggi l’import è maggiore rispetto all’export - riporta Battolini - I primi 4 mesi del 2016 hanno segnano un +25% del traffico container per quanto riguarda l’import: 1.140 erano nel 2015 mentre nel 2016 sono stati 1.400".
Ma quali sono i Paesi di partenza? "Egitto, Israele, Cipro, Libano e Turchia principalmente - riporta Battolini - C'è anche il Sud America con ortofrutta fresca in contro-stagione".

Una mole gigantesca di merci che richiede un numero altrettanto elevato di controlli: "Nel 2015 sono stati fatti oltre 3mila controlli: circa 600 fitopatologici, 1200 doganali, 300 veterinari, 1000 con scanner e 600 con radiometria.
La quantità e la qualità dei controlli che vengono fatti sono definiti in base a convenzioni tra Stati. 
Ogni Container 'reefer', cioè refrigerato, presenta tre sensori che permettono di misurare i più importanti parametri: temperatura, Co2, umidità, etc. Il nostro lavoro è quello di preparare il container e darlo poi all’azienda che ne carica la merce all’interno. La successiva gestione è a carico della nave che controlla i sensori per eventuali anomalie. Al termine del viaggio sarà il porto di sbarco che verificherà i parametri dei sensori, se tutto è funzionante e se tutto rientra nella norma".

 
Pseudomonas syringae pv actinidiae o batteriosi del kiwi
(Fonte immagine: © Atlas of Plant Pathogenic Bacteria)

... e al cielo
"Complessivamente l’import ed export di prodotti freschi (tra cui ortofrutta) rappresenta ad oggi circa il 10% del traffico - spiega Silvia Arceci, Responsabile Business Cargo dell’Aeroporto di Bologna -. Il valore è in crescita, grazie anche all'uso di Boeing 777 da parte della compagnia Emirates nella tratta Bologna-Dubai. Questi aerei permettono di stivare una maggiore quantità di prodotto (fino a 23 tonnellate), molto di più rispetto a prima. 

Nel 2015 abbiamo trasportato complessivamente 89.526,9 chili di prodotto fresco (export 51.752,7 chili ed import 37.774 chili) mentre nei soli primi 6 mesi del 2016 abbiamo trasportato 92.917,9 chili (export 78.586,9 chili ed import 14.331 chili). Una crescita importante.
Questi numeri confermano la nostra vocazione come polo logistico dedicato all'export, collegato ad un territorio produttivo, ricco ed interessante. Venendo all'import, i prodotti principali nel 2015 sono stati l'aragosta viva con 23.227 chili (61,49%) ed il pesce 7.295 chili (19,31%). 

I controlli, rigorosissimi, vengono fatti a monte della filiera. In aeroporto, in partenza o in arrivo della merca deperibile, verifichiamo la temperatura ed alcuni altri parametri, che dimostrano la buona conservazione della merca durante il trasporto a seguito della rottura di carico, utili a capire se il prodotto in partenza è conforme con gli elevati standard previsti nel settore del trasporto aereo per la catena del freddo".

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: mercati barriere fitosanitarie

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