Mais, Assosementi: "In Italia superfici al minimo storico"

"Il rischio è di aggravare la dipendenza dall'estero". L'Associazione italiana sementi suggerisce di puntare sulla ricerca e l'agrotecnica per risollevare le sorti della coltura

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Istat prevede per il 2016 un calo delle superfici del 3,9% per mais da granella e addirittura un aumento del 2,6% per il mais da foraggio

La riduzione di superfici coltivate a mais in Italia rischia di aggravare la dipendenza del Belpaese dall’estero. Per superare tale crisi, le aziende sementiere puntano a sostenere gli importanti investimenti nel nostro Paese sullo sviluppo di varietà nelle classi di maturità specifiche per le nostre condizioni agroclimatiche e sulla formazione della propria rete di professionisti sul territorio che sappiano orientare interventi agronomici mirati così da esprimere al massimo il potenziale produttivo e la redditività della coltura. È quanto emerge dall’intervento di Gianluca Fusco, in rappresentanza della Sezione colture industriali di Assosementi, l’Associazione che rappresenta le aziende sementiere italiane, nel corso della tavola rotonda “Mais italiano: che mercato ci aspetta?”, tenutasi l'8 febbraio scorso a Bergamo durante la Giornata del Mais, promossa dal Crea, Unità per la maiscoltura di Bergamo.

Secondo le indicazioni della Sezione colture industriali, la contrazione delle superfici coltivate a mais nel 2015 è stata ancora più accentuata rispetto alle statistiche ufficiali dell’Istat: poco più di 800.000 ettari rispetto a 1 milione di ettari circa accertati da Istat. Le intenzioni di semina diramate in questi giorni da Istat prevedono per il 2016 un calo delle superfici del 3,9% per mais da granella e addirittura un aumento del 2,6% per il mais da foraggio. “Temiamo un ulteriore calo delle superfici anche per il 2016, con conseguenti ricadute negative sulla filiera agroalimentare made in Italy" - ha dichiarato Fusco a margine del convegno.

"Potremmo correre il rischio di non disporre di mais italiano per sorreggere produzioni Dop di punta come prosciutti e formaggi -
ha sottolineato Fusco -. È quindi necessaria una forte collaborazione tra tutti gli attori di questo settore per trovare soluzioni adeguate che permettano a questa coltura di tornare a essere al centro di un'agricoltura a cui offre ancora enormi possibilità”.

Il mais rappresenta una preziosa risorsa economica per l'Italia: è alla base dell’alimentazione zootecnica da carne e da latte, nonché la materia prima di uno dei nostri piatti della tradizione, la polenta. Sta inoltre acquisendo sempre più valore, assieme al riso, nelle diete gluten-free. Il 2% della produzione nazionale di mais è destinata al settore alimentare.

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