Viti resistenti, l'innovazione entra in vigneto

Un'opportunità per il comparto viticolo per ridurre l'uso dei fitosanitari: le prove sperimentali di Veneto agricoltura

Giulia Romualdi di Giulia Romualdi

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Fleurtai B. è una vite resistente autorizzata in Veneto
Fonte foto: Veneto Agricoltura

Lo chiede l'ambiente, lo chiede la Grande distribuzione organizzata (Gdo) e lo chiede il consumatore: ridurre l'uso della chimica nei vigneti. Sì, perché nonostante oggi si utilizzino delle strategie di lotta fitosanitaria più rispettose della natura, numeri alla mano la viticoltura rimane l'attività agricola maggiormente impattante da questo punto di vista. Tanto che, occupando solo il 3,3% della superficie agricola nell'Unione europea è stato rilevato che per la difesa dai principali patogeni fungini si utilizza circa il 65% di tutti i fungicidi impiegati nel settore agricolo, essendo le varietà diffuse di Vitis vinifera sensibili ad un grande numero di malattie (The use of plant protection products in the European Union: data 1992-2003, Eurostat statistical books).

"Quando si parla di vite, legata alla nostra profonda cultura vitivinicola, ci si riferisce a piante appartenenti al genere Vitis vinifera subsp. Sativa. Queste Vitis - spiega Stefano Soligo, tecnico di Veneto agricoltura presso il Centro regionale per la viticoltura, l'enologia e la grappa di Conegliano (Tv) - sono interessate da molteplici malattie indotte da svariati patogeni (insetti, funghi, virus, ecc) verso i quali le piante non dispongono di resistenze intrinseche. La protezione della vite da tali patogeni richiede pertanto un ricorso importante a prodotti fitosanitari, soprattutto nelle aree temperate con piovosità ed umidità elevate".

Ecco allora che entrano in gioco le cosiddette viti resistenti: varietà di vite che sono appunto resistenti alle principali fitopatie. "Sono piante di vite che posseggono il patrimonio genetico per la quasi totalità di Vitis vinifera subsp. Sativa in cui, per incrocio ricorrente, sono stati ereditati geni di resistenza provenienti da specie di vite americana o asiatica che, naturalmente, sono dotate di resistenza verso alcuni patogeni (attualmente principalmente peronospora ed oidio). In pratica - precisa il tecnico di Veneto agricoltura - dopo un primo incrocio tra Vitis vinifera subsp. Sativa e una vite portante i caratteri di resistenza, è stato scelto il genitore di Vitis vinifera subsp. Sativa, impollinato successivamente con il polline delle più promettenti progenie dell'incrocio originario. Dopo il sesto o settimo reincrocio la pianta derivante possiede pochissimo materiale genetico della pianta originaria, donatrice dei caratteri di resistenza, ma ne mantiene le caratteristiche di tolleranza".

A tal proposito non mancano le ricerche, sono molti infatti i centri che stanno sperimentando incroci con diverse attitudini di resistenza e diverse caratteristiche fenologiche e produttive. Basti pensare che attualmente nel mondo sono conosciute più di 350 tipologie di vite, selezionate in venticinque paesi, portanti caratteri di resistenza.


La Regione Veneto scende in vigneto

Nell'ottica di attuare una politica vitivinicola regionale più sostenibile, la Regione Veneto da alcuni anni ha dato vita ad una serie di progetti con al centro le viti resistenti per valutare l'adattabilità di queste ultime alle condizioni regionali. Anche perché, "al crescere dell'offerta di viti resistenti risulta essenziale approfondire le reali conoscenze delle risposte qualitative di queste tipologie di vite, di fatto delle nuove varietà, alle differenti condizioni ambientali per valutare dove possano esprimere le migliori caratteristiche" afferma Stefano Soligo.

Il primo campo sperimentale è stato costituito circa dieci anni fa a San Floriano (Vr) e comprendeva i primi vitigni provenienti da selezioni effettuate in Germania e le prime selezioni ottenute dall'Università di Udine. Altri due vigneti dimostrativi sono stati costituiti dal 2015: uno a Seren Del Grappa (Bl) in zona montana a 600 metri sul livello del mare e uno nel comune di Annone Veneto (Ve) nel Biodistretto Venezia e gestiti in collaborazione con Veneto agricoltura. Come spiega Soligo, in questi vigneti è a dimora la maggior parte delle varietà resistenti autorizzate alla coltivazione in regione ed altri biotipi in selezione. Infine quest'anno sarà completato un ulteriore campo sperimentale presso un socio dell'associazione Piwi Veneto che ha sede a Borgo Valbelluna (Bl) composto da quattordici biotipi/varietà (alcune già iscritte al Registro nazionale delle varietà di vite, Rnvv e alcune in avanzato stadio di selezione) di vitigni resistenti a bacca nera che come epoche fenologiche e caratteristiche enologiche possono sovrapporsi alla varietà Pinot Nero.

Souvignier Gris G è un vitigno resistente autorizzato in Veneto
Souvignier Gris G è un vitigno resistente autorizzato in Veneto
(Fonte foto: Veneto agricoltura)


Vigneti sperimentali: progetti, prove e prime considerazioni

Un contributo importante ai progetti in corso è dato da Veneto agricoltura che, con la sua attività sperimentale, contribuisce a sviluppare una migliore conoscenza di questi nuovi vitigni, per esempio come gestire la vigna, quando raccogliere, vinificare in purezza o in percentuale ecc. Nello specifico l'Agenzia veneta per l'innovazione nel settore primario ha condotto delle prove in due vigneti sperimentali situati nella zona Annone Veneto (Ve) e nel comune di Seren del Grappa (Bl) e comprendenti la quasi totalità delle varietà ammesse alla coltura in regione. In entrambi sono stati e vengono tuttora "raccolti vari dati riguardanti il comportamento fenologico (il ciclo vegetativo della pianta) e produttivo dei vitigni impiantati. Questi poi vengono vinificati in purezza presso il Centro regionale vitivinicolo di Conegliano e corredati da analisi enologiche e sensoriali" fa sapere il tecnico.

Ad oggi però è ancora difficile trarre delle "considerazioni assolute" dalle prove effettuate. "Ognuno di questi vitigni - afferma - deriva da un 'genitore nobile', quindi da una o più varietà di Vitis vinifera già affermata e che quindi possiede caratteri diversi di adattabilità alle condizioni climatiche particolari di dove viene piantata. Queste caratteristiche sono oggetto dell'attività sperimentale in quanto per potersi affermare in una zona il vitigno resistente deve dimostrarsi paragonabile o superiore al 'genitore nobile' come caratteristiche agronomiche e produttive, coniugando la tradizione appunto del vitigno conosciuto (es. Cabernet) con l'innovazione della 'tolleranza' e portare un effettivo risparmio sull'utilizzo di prodotti fitosanitari".

Come anticipato un ulteriore progetto è quello che vede coinvolta l'associazione Piwi Veneto. Qui i riflettori sono puntati su un vigneto sperimentale costituito dalle ultime novità di viti resistenti a bacca nera che possono sovrapporsi come epoche fenologiche e caratteristiche enologiche alla varietà Pinot Nero. "Si sta completando la messa a dimora, iniziata la scorsa annata, degli ultimi vitigni e quindi le osservazioni partiranno presumibilmente nella vendemmia 2022. Si è cercato - precisa il tecnico Soligo - non solo di piantare selezioni, con le caratteristiche già specificate, già iscritte all'Rnvv e autorizzate in Veneto (Cabernet Cortis, Prior, Volturnis e Pinot Kors), ma anche solo iscritte all'Rnvv ma non ancora autorizzate a livello regionale (Pinotin, Pinot Regina e Nermantis) e varietà non ancora iscritte all'Rnvv, ma in avanzato stadio di ricerca per la loro iscrizione e ancora sotto sigla (UD 156.680, Pinot M. Piwi, Cabernet Piwi, Agroscop Divico, Baron, Monarch,Pinot Piwi)".

Attualmente le resistenze introdotte riguardano principalmente la peronospora della vite e l'oidio ed il vigneto è caratterizzato da germogliamento medio precoce e maturazione precoce che sembrano adattarsi bene alla climatologia della zona in questione, Borgo Valbelluna (Bl), "soggetta a possibili gelate tardive e abbondanti precipitazioni tardo estive ed autunnali. Inoltre la tipologia Pinot Nero è indicata sia alla produzione di vini fermi che di spumanti, ampliando quindi la possibilità di differenziazione dei prodotti offerti".


Registro nazionale delle varietà di vite: le iscrizioni. Il Veneto primeggia

Per poter essere coltivate, come ogni altro vitigno, le viti resistenti devono prima essere iscritte al Registro nazionale delle varietà di vite, dopodiché devono essere autorizzate a livello regionale.

Le prime iscrizioni all'Rnvv sono avvenute nel 2009 (Bronner e Regent), ma è dal 2013 che hanno avuto un'accelerazione (Cabernet Carbon N., Cabernet Cortis N., Helios B., Johanniter B., Prior N., Solaris B.); passando poi al 2015 con il Muscaris B., Souvignier Gris G e soprattutto con l'iscrizione dei vitigni selezionati dai Centri di ricerca italiani: Fleurtai B., Julius N., Sorèli B., Cabernet Eidos N., Cabernet Volos N., Merlot Kanthus N., Merlot Khorus N, Sauvignon Kretos B., Sauvignon Nepis B., Sauvignon Rytos B.). Nel 2020 si sono avute le ultime iscrizioni (Kersus, Pinot Iskra, Volturnis, Pinot Kors, Pinot Regina, Cabernet Blanc, Pinotin, Termantis, Nermantis, Charvir e Valnosia).

Come afferma Stefano Soligo attualmente le varietà iscritte al Registro nazionale delle varietà di vite sono trentuno, ma altre sono in corso di registrazione. Questi vitigni vengono autorizzati con restrizione, sono utilizzabili cioè esclusivamente nei disciplinari Igt.

A livello regionale il Veneto è la regione dove ad oggi ne sono stati autorizzati il maggior numero, ventiquattro: Bronner, Regent, Cabernet Carbon N., Cabernet Cortis N., Helios B., Johanniter B., Prior N., Solaris B, Muscaris B., Souvignier Gris G, Fleurtai B., Julius N., Sorèli B., Cabernet Eidos N., Cabernet Volos N., Merlot Kanthus N., Merlot Khorus N, Sauvignon Kretos B., Sauvignon Nepis B., Sauvignon Rytos B e Kersus. Pinot Iskra, Volturnis e Pinot Kors con l'ultima autorizzazione del 2021.
 

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Fonte: Agronotizie

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Tag: viticoltura ricerca difesa fitosanitari interviste vitivinicoltura fitopatie vigneto

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