Fitosanitari: le regole europee sono le più restrittive al mondo?

Il vecchio continente è davvero un "killer" di mezzi tecnici? Confronto tra i provvedimenti comunitari e quanto succede nel resto del pianeta

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La regolamentazione dei prodotti fitosanitari in Europa è considerata particolarmente restrittiva
Fonte foto: © fotomek - Adobe Stock

I provvedimenti restrittivi che nell’Unione europea hanno portato negli ultimi diciotto anni alla non approvazione di 888 sostanze attive ad attività fitosanitaria su 1414 censite hanno dato al vecchio continente la patente di “killer” di mezzi tecnici e il principio di precauzione è stato più volte accusato di gettare il bambino con l’acqua sporca in quanto reo di aver tolto competitività all’agricoltura comunitaria, specialmente quella del Sud Europa, proibendo prodotti liberamente utilizzabili nel resto del mondo. Le sostanze revocate in Europa sono spesso utilizzate altrove per la difesa di coltivazioni di cui importiamo la produzione, ritornandoci quindi “dalla finestra” sotto forma di residui sulle derrate. Oltre il danno, la beffa! Ma è veramente così?

Lungi dal voler confrontare i sistemi autorizzativi nel mondo – analisi che richiederebbe ben altri spazi e che sicuramente non entusiasmerebbe molti lettori, specialmente quelli non “addettissimi ai lavori" - abbiamo semplicemente analizzato i provvedimenti più recenti rilasciati dalle autorità del resto del mondo, per vedere se alcuni prodotti vengono proibiti solo in Europa e se per caso prodotti proibiti nel resto del mondo continuano ad essere autorizzati nel vecchio continente e perché (c’è sempre un perché).
 

L’India propone di revocare 27 sostanze attive, di cui 10 approvate nella Ue

Su “The Gazette of India” del 18 maggio scorso è stato pubblicato un cosiddetto “Draft Order”, in cui le autorità indiane propongono il bando di 27 sostanze attive (in ordine alfabetico: Acephate, Atrazina, Benfuracarb, Butachlor, Captano, Carbendazim, Carbofuran, Chlorpyriphos, 2,4-D, Deltamethrin, Dicofol, Dimethoate, Dinocap, Diuron, Malathion, Mancozeb, Methomyl, Monocrothophos, Oxyfluorfen, Pendimethalin, Quinalphos, Sulfosulfuron, Thiodicarb, Thiophanate methyl, Thiram, Zineb, Ziram).
Le motivazioni alla base della proposta sono riassunte in poche righe nella tabellina riassuntiva (c’è anche la versione in inglese, non solo quella in hindi) e sono così generiche da far sembrare le Ong nostrane pro-chimica. Tra le motivazioni della revoca vi è anche la mancata presentazione degli studi richiesti dalle autorità (quindi le molecole sono state abbandonate dai notificanti) e la generica dichiarazione che “sono disponibili alternative per l’uso” (ma i candidati alla sostituzione non c’erano solo in Europa?). Decisivo sembra lo stato autorizzativo negli altri paesi, anche se non sempre.
La nostra analisi è forzatamente superficiale perché è quasi impossibile confrontare la realtà agricola indiana con quella europea: un esempio su tutti è la valutazione del rischio per l’operatore. L’operatore tipo indiano – complice anche il clima – spesso non indossa stivali e quindi è esposto a una maggiore quantità di sostanza attiva, molto superiore a quanto accade per i colleghi europei. Le valutazioni del rischio che vengono condotte a livello Ue, per quanto complicate e conservative, consentono di basare la decisione su di un livello scientifico molto più elevato, mentre le decisioni delle autorità indiane sono principalmente basate sul principio dell’emulazione, della mancata presentazione di studi (quindi revoca per motivi economici) e delle proprietà intrinseche del prodotto, senza un’apparente valutazione del rischio come viene condotta nel vecchio continente. Curiosa coincidenza (a pensar male si fa peccato ma spesso ci si prende) lo stato di “off-patent” di quasi tutte le molecole di cui si propone il bando.
 

La Thailandia dal 1° giugno ha revocato due sostanze attive

La “Notification of the Ministry of Industry on the List of Hazardous Substances No. 6, B.E. 2563” della Thailandia prevede la revoca del Paraquat, del clorpirifos e del clorpirifos-metile con decorrenza dal 1° giugno. Non sono disponibili motivazioni più approfondite, ma la nostra percezione del processo autorizzativo thailandese suggerisce che il bando non sia stato comminato sulla base di una valutazione del rischio condotta nelle condizioni agricole del paese, ma ci riserviamo di ritornare sull’argomento una volta che saranno disponibili maggiori informazioni.

E per finire gli Stati Uniti

Gli Stati Uniti sono sempre citati come esempio per la scientificità del loro sistema di valutazione, basato su di una seria valutazione del rischio e non del pericolo come avviene in Europa sin dal 2011. Indubbiamente il sistema di “Data call in” è stato più volte proposto dall’industria come alternativa più efficace e meno dispendiosa (a parità di risultati) del più volte definito bizantino sistema europeo. Ma volevamo concludere la nostra breve rassegna di oggi facendo un confronto su di un argomento di attualità: i coformulanti.
Proprio in questi giorni è in corso di approvazione tramite procedura scritta (per via del coronavirus) della cosiddetta “lista di coformulanti inaccettabili”, che dal 2009 attende di costituire l’allegato III del regolamento 1107/2009 sull’immissione in commercio dei prodotti fitosanitari e dei relativi coformulanti nella Ue. Questa lista negativa contiene i coformulanti che non devono essere utilizzati nella composizione dei prodotti fitosanitari e che è stata oggetto di recente dibattito su alcune sostanze di origine minerale. L’Epa americana da tempo pubblica una lista di coformulanti ammessi per uso “food” e “non food” dove quelli che vogliono fregiarsi della possibilità di essere utilizzati in formulati utilizzati su colture alimentari devono essere sottoposti a valutazione del rischio basata su di una documentazione non banale, cosa che in Europa – considerata più restrittiva degli Stati Uniti - attualmente non avviene.
 

Approfondimenti per studiosi, addetti ai lavori o semplicemente curiosi

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