Con la soia il riso è più dolce

Convegno sulla soia di Sipcam Italia. Nino Chiò, imprenditore agricolo, porta la sua esperienza sulla rotazione riso-soia, unica coltura atta alla vera alternanza nei diserbi

Donatello Sandroni di Donatello Sandroni

Tecnica
Questo articolo è stato pubblicato oltre 4 anni fa

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La soia come coltura in rotazione con il riso
Fonte foto: © sima - Fotolia

C'era una volta il "riso amaro". Forse con la soia potrà diventare un po' più "dolce".
Qualcuno ci aveva anche già provato negli Anni 80 a inserire la soia nei piani rotazionali delle zone risicole, ma forse era troppo presto.
Si finiva col raccoglierla a ottobre inoltrato, con l’umido, si ingolfavano le mietitrebbia e le rese erano quelle che erano. Va bene il prezzo di 80 mila lire al quintale, un botto per quell’epoca, ma alla fin fine la coltura rotazionale di elezione restava il mais.

Ora però le cose sembra siano cambiate. Ci sono nuove varietà disponibili e sono cambiati anche gli scenari risicoli a causa dell’espansione delle malerbe resistenti. Quindi, bisogna far di necessità virtù: la soia è così riapparsa nelle risaie e pare stia proprio facendo un ottimo lavoro. Lo testimonia Nino Chiò, risicoltore novarese che da anni è personaggio noto nel settore per la propria competenza e lungimiranza tecnica.

Intervenuto a un convengo sulla soia, organizzato da Sipcam Italia presso il Parco Tecnologico Padano di Lodi, Chiò ha ricordato come le risaie siano sommerse in estate e pantani in inverno. Sono di fatto paludi. La risaia destruttura il terreno e ciò lo rende impermeabile, esattamente il contrario di ciò che fa un qualsiasi altro agricoltore che operi su colture cosiddette seccagne. Come fare quindi per coltivare la soia in tali condizioni?
 
Le risaie iniziano ad avere problemi seri d’infestanti resistenti.
La progressiva falcidia di molecole - operata in nome di una supposta maggiore “sostenibilità” ambientale da Revisione europea e disciplinari di produzione - sta per giunta aumentando il problema anziché risolverlo. Sono così aumentati sia i costi di produzione sia i deprezzamenti causati dal riso Crodo.

Per una rotazione i cereali autunno-vernini sarebbero perfetti, perché creano condizioni completamente diverse da quelle desiderate dalle infestanti del riso, ma le condizioni del terreno al momento della loro semina non li consentono. Il mais è invece primaverile, e per questo si presterebbe meglio, ma la sua semina è comunque precoce, troppo. In più, le sue irrigazioni estive moltiplicano la banca dei semi del Crodo.

La soluzione ottimale resta quindi la soia, anche perché è una dicotiledone e si possono usare molecole che il riso non vede mai. Poco diffusa però la tecnica della semina su sodo, non solo per le condizioni del terreno, ma soprattutto per i temuti giri di vite sull'uso di glifosate. Senza di esso in pre-semina, infatti, la pratica del "sodo" appare una gara in salita fin dall'inizio e ciò scoraggia chi la vorrebbe intraprendere. Bene sarà quindi che i redattori dei disciplinari regionali meditino attentamente se sia il caso di concedere contributi per le minime lavorazioni, se poi intendono tagliare le ali proprio a quei diserbi che le rendono applicabili.
 

Aratro no, estirpatore si


Per ossigenare il terreno ex-risicolo da adibire a soia è bene affidarsi all’opera di un estirpatore. L’aratura immette infatti nel suolo i semi di Crodo, i quali poi nasceranno negli anni successivi. Invece l’obiettivo è farne germinare il più possibile per poi eliminarli col graminicida più opportuno. L’estirpatore dev’essere peraltro ad ancore inclinate, perché questo tipo di attrezzatura tende a sollevare il suolo e a renderlo più arieggiato e soffice. Per il letto di semina vanno poi usati ancora degli erpici ad ancore, i quali risollevano ulteriormente il terreno rendendolo ancor più soffice.

Per quanto riguarda la concimazione, su soia coltivata dopo riso appare fondamentale l’effetto starter. Il fosforo, per esempio, è essenziale. Chiò è infatti recentemente passato a fertilizzanti granulari da apporre alla semina.
Quanto ai trattamenti erbicidi, questi devono invece essere tardivi, con il graminicida applicato su Crodo già completamente emerso.
Irrigare è invece un problema, perché i risicoltori non sono attrezzati per irrigare in modo mirato. Infine, alla soia va poi data la precedenza sul riso al momento della raccolta: le nebbie regnano infatti sovrane a fine estate/inizio autunno e quindi la coltura va portata a casa presto.

Auguri quindi a tutti i risicoltori di comprendere quanto sia importante rinunciare a un reddito nel breve periodo per risparmiare costi nel medio-lungo. Controllare le infestanti resistenti grazie alla rotazione con la soia fa indubbiamente perdere reddito nell'anno in corso. Ma quanto è il danno di una falsa semina in termini di costi e di perdite di produzione dovute alla scelta obbligata di varietà precoci? Quanto il costo di un bombardamento di erbicidi, perché le strategie usuali non bastano più?
Si mediti quindi sulla saggezza proposta da Nino Chiò. Vi è da pensare possa pagare. Magari non subito, magari nel tempo. Ma pagherà...
 
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Fonte: Agronotizie

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