Agromafie, business da 12 miliardi di euro

Contraffazione alimentare: i dati della Commissione parlamentare d'inchiesta esposti nell'incontro in corso a Roma. Presenti il ministro Catania, il procuratore Pietro Grasso e il presidente Coldiretti, Sergio Marini

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Contraffazione, prima inchiesta presentata oggi a Roma
Fonte foto: Coldiretti

Il sequestro di beni immobili e terreni per un valore di 25 milioni di euro a parte della questura di Trapani a Michele Mazzara, indicato dagli investigatori come fedelissimo del boss Matteo Messina, dimostra l’interesse della criminalità organizzata per l’agroalimentare, con un volume d’affari delle agromafie che ammonta a 12,5 miliardi di euro (il 5,6 per cento dell’intero business criminale).

E’ quanto emerge dai dati Coldiretti/Eurispes contenuti nella prima inchiesta sulla contraffazione e pirateria nell’agroalimentare elaborata dalla Commissione parlamentare di inchiesta e presentata durante l'incontro in corso a Palazo Rispigliosi a Roma al quale partecipano il ministro per le Politiche agricole Mario Catania, il Procuratore antimafia Pietro Grasso e il presidente Coldiretti, Sergio Marini.

Le imprese agricole e i consumatori – precisa la Coldiretti - subiscono l'impatto devastante delle strozzature di filiera su cui si insinua un sistema di distribuzione e trasporto gonfiato e alterato da fenomeni di criminalità organizzata.
L'effetto è un crollo dei prezzi pagati agli imprenditori agricoli e un ricarico anomalo dei prezzi al consumo.

I prezzi della frutta triplicano dal campo alla tavola anche per effetto delle infiltrazioni della malavita nell’attività di trasporto.

Le agromafie investono i loro ricchi proventi in larga parte in attività agricole, nel settore della trasformazione alimentare, commerciale e nella grande distribuzione con il reinvestimento dei proventi illeciti che ha come corollario il condizionamento della libera iniziativa economica e la concorrenza sleale e, attraverso pratiche estorsive, finiscono per determinare l’aumento dei prezzi dei beni al consumo.

A rischio – conclude Coldiretti - è anche la qualità e sicurezza alimentare dei prodotti alimentari con la vendita di prodotti alimentari “spacciati” come Made in Italy ma ottenuti in realtà con materie prime importate, speso di bassa qualità.

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