Uno storico spot pubblicitario interpretato da George Clooney recitava "No Martini, no party". Parafrasando quello slogan, oggi potremmo dire che in agricoltura vige la regola no data, no money. Ovvero: niente dati, niente soldi.

 

Già, perché negli ultimi anni, ma soprattutto con l'entrata in vigore della nuova Politica Agricola Comune (Pac), alle imprese viene chiesto di fornire un numero crescente di informazioni e in maniera continuativa. Se in passato l'agricoltore comunicava, tramite i Centri di Assistenza Agricola (Caa), una volta l'anno la fotografia della propria azienda, oggi viene richiesto un aggiornamento molto più frequente.

 

Ma quali tipologie di dati fluiscono dalle aziende alle Pubbliche Amministrazioni? E che percorsi seguono tali flussi di dati? E ancora, le associazioni di categoria come stanno vivendo questa transizione verso il digitale? Tutti questi argomenti sono stati affrontati durante un convegno dal titolo "I dati per accedere ai finanziamenti pubblici e relazionarsi con gli organismi pagatori", organizzato da Image Line® insieme a Fieragricola e la partecipazione dell'Accademia dei Georgofili, che si è tenuto a VeronaFiere il 31 gennaio 2024.

 

Dati, digitale e Pac, la parola gli esperti

 

Una Pac orientata ai risultati… e ai dati

Ad aprire i lavori era presente Angelo Frascarelli, professore presso l'Università degli Studi di Perugia, che ha sottolineato come l'attuale Pac, entrata in vigore il primo gennaio 2023, sancisce il passaggio verso una erogazione delle sovvenzioni orientata al risultato. La nuova Pac infatti ha dei chiari obiettivi, sia a livello di produzione di cibo e di sostegno al reddito, sia a livello di sostenibilità ambientale e sociale. E l'agricoltore, per poter accedere ai contributi, deve provare di aver adottato pratiche ben definite e di aver raggiunto certi risultati.

 

Angelo Frascarelli, professore presso l'Università degli Studi di Perugia, durante il convegno organizzato da Image Line® e Fieragricola

Angelo Frascarelli, professore presso l'Università degli Studi di Perugia, durante il convegno organizzato da Image Line® e Fieragricola

(Fonte foto: AgroNotizie®)

 

La Pac d'altronde si prefigge degli obiettivi alti, ma stanzia anche ingenti risorse (7,4 miliardi l'anno) e punta moltissimo sull'innovazione. Connettività, Iot, intelligenza artificiale e automazione sono strumenti che serviranno all'agricoltore per produrre di più e meglio. Ma sono anche tutti strumenti che generano dati, che possono essere sfruttati per ottimizzare le produzioni, ma che sono utili anche al decisore politico.

 

E come spiegato da Frascarelli, oltre ai nove obiettivi generali della Pac ce ne è un decimo, definito Akis, Sistema dell'Innovazione e della Conoscenza Agricola, proprio a sottolineare come la conoscenza, i dati e il digitale siano al centro della nuova Pac.

 

La valorizzazione dei dati agricoli

Posto dunque che oggi alle aziende agricole viene chiesto di raccogliere dati molto precisi sulle proprie attività, esiste un modo per trasformare questi dati in ricavi per le imprese? Come spiegato da Ivano Valmori, ceo di Image Line®, azienda che da più di trent'anni sviluppa software e banche dati per l'agricoltura, e direttore responsabile di AgroNotizie®, i dati possono essere valorizzati in due modi.

 

Prima di tutto per raccontare il made in Italy. Oggi le aziende agricole italiane esprimono delle produzioni di eccellenza, sia sotto il profilo della qualità, sia sotto quello della salubrità. La pecca è che il nostro Paese non è mai stato in grado di sfruttare appieno questo valore, perché non è mai stato in grado di raccontarlo ai consumatori, soprattutto esteri. Ecco dunque che avendo le giuste informazioni a disposizione le filiere sono in grado di valorizzare, dati alla mano, queste eccellenze, trasformando delle "commodity" in "speciality".

 

L'altra strada è quella delle sovvenzioni pubbliche. Oggi le aziende agricole producono dati, che vengono comunicati ai Caa, che finiscono ad Agea Coordinamento, che a sua volta li comunica alla Commissione Ue, che li utilizza per scattare una fotografia dell'agricoltura europea, valutare le performance degli agricoltori ed effettuare i pagamenti tramite gli organismi pagatori.

 

Il flusso dei dati

Il flusso dei dati

(Fonte foto: AgroNotizie®)

 

Un flusso di dati corposo e costante, che software come QdC® - Quaderno di Campagna® può rendere meno difficoltoso e più sicuro per l'azienda agricola, effettuando innumerevoli controlli preventivi sul buon operare dell'agricoltore.

 

Si tratta di un cambiamento epocale, in quanto il numero di informazioni che la Commissione Ue richiede è in crescita (piano colturale, irrigazioni, data e ora dei trattamenti fitosanitari, concimazioni, macchinari usati, eccetera) così come la frequenza, anche inferiore al mese.

 

Il ruolo delle organizzazioni professionali

In questo flusso di dati è impensabile che la singola azienda agricola possa dialogare autonomamente con Agea Coordinamento per l'invio dei dati richiesti dalla Commissione Ue. Su questo fronte intervengono dunque le associazioni di categoria, che fungono da tramite tra gli agricoltori e la Pubblica Amministrazione.

 

Antonio Del Vecchio, responsabile Area Information Technology di Cia - Agricoltori Italiani, ha spiegato come l'associazione stia lavorando attivamente per mettere gli agricoltori nelle condizioni di sfruttare al meglio le opportunità offerte dalla transizione digitale, accompagnandoli in un percorso di digitalizzazione.

 

E proprio per supportare gli iscritti è stata lanciata Cia Workspace, un'app che permetterà agli agricoltori di inviare a Cia i dati necessari alla gestione amministrativa degli aiuti Pac, ma che permetterà anche all'associazione di assistere in maniera attiva l'agricoltore nelle sue attività quotidiane, estraendo informazioni di valore dai dati caricati.

 

Cia Workspace

Cia Workspace

(Fonte foto: Cia - Agricoltori Italiani)

 

Nicolò Mascheroni Stianti, direttore Strategie di Confagricoltura, ha posto l'attenzione sulla necessità di sostenere la digitalizzazione delle aziende agricole, ma anche sulla necessità di proteggere i dati degli agricoltori, che devono poter scegliere a chi affidarli e monitorare l'uso che ne viene fatto.

 

Certo, per gli agricoltori talvolta è difficile valutare con precisione il valore delle soluzioni digitali, in quanto le attività agricole sono sottoposte ad un numero elevatissimo di variabili, meteo in primis, ma Confagricoltura punta molto sulla digitalizzazione e sostiene l'accesso dei propri iscritti alle migliori soluzioni oggi disponibili sul mercato, ponendo particolare attenzione al tema della privacy del dato.

 

Giovanni Bernardini, vicepresidente di Copagri, ha sottolineato come l'associazione stia lavorando per far percepire ai propri iscritti la necessità, ma anche l'opportunità, di mettersi al passo con i tempi, investendo sulla digitalizzazione. Si tratta infatti di strumenti che possono aiutare a valutare la sostenibilità economica delle attività di campo, migliorando quindi i bilanci delle imprese.

 

E se un cambio di mentalità, seppur lento, si vede tra gli agricoltori, spesso la buona volontà si scontra con un sistema informativo pubblico che fa ancora fatica a stare al passo con i tempi e che talvolta crea non pochi problemi agli agricoltori stessi.

 

Infine Pietro Ballico, di Confcooperative FedAgriPesca, ha spiegato come per il mondo delle cooperative sia essenziale abbracciare la digitalizzazione, sia per avere un migliore rapporto con i propri soci, sia per ottimizzare le produzioni e dunque garantire un ritorno economico più soddisfacente.

 

D'altronde il digitale può aiutare le cooperative ad essere più competitive sui mercati, ma anche ad essere più sostenibili sotto il profilo ambientale, fornendo al contempo un'assistenza tecnica puntuale ai soci. L'importante, sottolinea Ballico, è che gli agricoltori non vivano la digitalizzazione come un mero strumento di controllo da parte della Pubblica Amministrazione e dell'Europa.

 

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