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Lattiero caseario, investire è il futuro

Dagli Stati Uniti all'Europa, passando per la Russia e la Cina, sempre più produttori e aziende decidono di sviluppare politiche di consolidamento ed espansione sulla base delle buone prospettive del comparto

Matteo Bernardelli di Matteo Bernardelli

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Sono numerosi gli investimenti nelle aree dove il settore mostra maggiori prospettive di sviluppo
Fonte foto: © Sergey Nivens - Fotolia

Le produzioni mondiali di latte che, complessivamente, rallentano, la domanda cinese che ha ripreso a correre e con una virata verso prodotti a più alto valore aggiunto rispetto al latte e alle polveri (significativo il calo di export di latte Uht in Cina, pur in una fase in cui le esportazioni comunitarie crescono di oltre il 10% sia in volume che in valore nel periodo gennaio-aprile 2017 su base tendenziale), le proiezioni che non preannunciano scenari negativi portano i produttori e le imprese a impostare politiche future di consolidamento e di espansione.

In pratica, il panorama lattiero caseario vede investimenti nelle aree dove il comparto mostra maggiori segnali di vitalità e prospettive di sviluppo più forti.
E' il caso, ad esempio, della Russia, dove la multinazionale Danone ha previsto di investire oltre 16,8 milioni di euro nel proprio sito produttivo di Samara. L'obiettivo è quello di realizzare una nuova linea di produzione e di reimpiegare, attraverso appositi trattamenti, le acque utilizzate nello stabilimento. La nuova linea di produzione, che è la 13esima della fabbrica, avrà una capacità di produzione di 30 tonnellate al giorno e sarà operativa entro il primo semestre del 2018.

Non è l'unico investimento pianificato dalla Danone, che negli Stati Uniti (altro mercato che sta attraversando una fase di grande vitalità) ha previsto investimenti nel proprio stabilimento pari a 25 milioni di dollari, finalizzati a costruire un centro logistico refrigerato di oltre 25mila metri quadrati.

Tornando alla Russia, Umalat ha investito lo scorso anno 5 milioni di euro per aumentare la propria capacità di produzione, mentre l'azienda tedesca Dmk, una delle più importanti in Europa, ha previsto di investire più di 8 milioni di euro per lo sviluppo dello stabilimento caseario di Bobrov (Russia Sud-Occidentale), con l'obiettivo di incrementare la capacità di trasformazione da 200 tonnellate a 600 tonnellate di latte al giorno.

La Federazione russa, dopo aver registrato un crollo del 9,21% delle produzioni di latte nel mese di gennaio rispetto allo stesso periodo del 2016, nei tre mesi successivi ha accelerato, arrivato a segnare nel primo quadrimestre del 2017 un aumento delle consegne dell'1,46%, superando i 9 milioni di tonnellate di latte prodotti. I numeri, elaborati da Clal.it, confermano la volontà di Mosca di puntare sulla zootecnia per rafforzare le produzioni interne.

In India Gyan, realtà nata nel 2007 e che oggi può contare su una rete di 65mila allevatori in 1.700 villaggi, con 600 addetti e una raccolta di latte effettuata due volte al giorno, ha deciso di investire 27 milioni di euro per sviluppare gli impianti nelle regioni dell'Uttar Pradesh e del Bihar. Una scelta tattica, quella di Gyan, che intende rafforzare la raccolta di latte in quelle zone dell'India dove gli altri grandi marchi sono meno presenti.

Anche in Vietnam, paese carente di latte, la tendenza è quella di potenziare il comparto. Fra gli attori più attivi c'è il gruppo Vinamilk, la prima realtà casearia del paese, che ha investito 24 milioni di euro per costruire una nuova stalla a Hoa Phong. Nel 2020, secondo i piani di Vinamilk, dovrebbe arrivare ad avere una mandria di 4mila vacche in mungitura.
Attualmente, la rete di Vinamilk è costituita da dieci stalle, con una mandria complessiva di 15mila capi, a garanzia di una fornitura di materia prima destinata alla produzione di latte, yogurt, formaggio, latte condensato, polvere di latte, prodotti ad alto valore nutrizionale per gli adulti, ma anche bevande, bevande derivate dalla soia, cereali per la prima colazione. Una diversificazione produttiva che, come si legge dal sito internet aziendale, è totalmente all'insegna della sostenibilità e dell'innovazione come filo conduttore di sviluppo.

Aria di espansione anche per il comparto lattiero caseario cinese. La Repubblica popolare cinese, d'altronde, non ha mai fatto mistero della volontà di accompagnare la crescita del comparto agricolo e alimentare attraverso pianificazioni economiche quinquennali.
E così il gruppo Mengniu ha investito 135 milioni di euro per migliorare la qualità dei propri prodotti. La stessa cifra sarà investita nei prossimi cinque anni, per continuare a perseguire i medesimi obiettivi di miglioramento. Segnali, questi, che confermano un'attenzione sempre crescente agli aspetti qualitativi dei prodotti da parte dei cinesi, duramente colpiti dallo scandalo del latte alla melamina che è avvenuto qualche anno fa.

Sempre nei confini dell'ex Celeste Impero, la società Want Want China, uno dei più importanti gruppi agroalimentari cinesi, ha investito nei sostituti vegetali del latte, quei prodotti che la Corte di giustizia europea solo pochi giorni fa ha stabilito che non potessero essere denominati latte vegetale, ma bevande, confinando l'utilizzo del termine "latte" al prodotto dei mammiferi. Want Want lancerà una linea di produzione di succo d'avena e di succo di soia già quest'anno.

In Europa il gruppo irlandese Glanbia ha previsto di investire 250 milioni di euro per ampliare il sito produttivo di Belview e incrementare la capacità di polverizzazione. La nuova torre di essiccazione potrebbe entrare in produzione nel 2019.
In Gran Bretagna Tomlinson's Dairies ha speso 27 milioni di euro per ingrandire i magazzini frigoriferi, dopo aver raddoppiato la capacità produttiva lo scorso anno, costati 14 milioni di sterline.

In Francia, il caseificio Arnaud, che stagiona il formaggio Comtés commercializzato con il marchio JuraFlore, ha optato per un allargamento della propria capacità di stagionatura, passata da 36mila a 130mila forme. Le risorse messe a bilancio per l'operazione sono state circa 13,5 milioni di euro.
Secondo quanto riportato dal Sueddeutsche Zeitung, il gruppo francese Lactalis potrebbe mettere le mani sulla centrale del latte Omira, che ha stabilimenti nel Sud della Germania, in Baden-Wuerttemberg e in Baviera.

Lo ha reso noto, parlando di colloqui positivi, la stessa Lactalis. Per l'azienda tedesca l'acquisizione dovrebbe garantire ai produttori conferenti "una sicurezza in merito ai prezzi del latte per i prossimi dieci anni", oltre a sbocchi di mercato evidentemente più facili, vista la presenza a livello mondiale del gruppo della famiglia Besnier.
Omira è una cooperativa, che appartiene a circa 2.600 produttori, con 650 dipendenti e un giro d'affari di 420 milioni di euro nel 2016. Il gruppo Lactalis, che lo scorso anno ha realizzato un fatturato di 17,3 miliardi di euro, possiede oltre 236 impianti di produzione in 44 paesi, uffici vendite in 85 paesi e impiega complessivamente circa 75mila dipendenti.
E sempre Lactalis ha acquisito negli Stati Uniti, attraverso la propria controllata Parmalat, la Karoun Dairies e il suo marchio Blue Isle, per 130 milioni di dollari. Karoun Dairies è specializzata in mercati etnici (indiano, europeo, mediterraneo, spagnolo, greco, russo, armeno, mediorientale) e regionali, mentre la sua controllata si concentra nella produzione di yogurt, yogurt da bere, yogurt greco, panna e panna acida. Le due società, insieme hanno occupano circa 140 addetti e nel 2016 hanno fatturato circa 55 milioni di dollari.

Restando negli Stati Uniti, la società Dean Foods ha acquisito una partecipazione di minoranza in Good Karma, un'impresa che produce sostituti del latte e dello yogurt, a base di semi di lino.
In Brasile il gruppo svizzero Emmi ha rinforzato la propria senza in Sudamerica, grazie all'acquisizione del 40% dell'impresa brasiliana Laticìnios Porto Alegre, che possiede due stabilimenti a Ponte Nova e a Mutum, vicini a San Paolo e a Rio de Janeiro.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: latte formaggi

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