La Bluetongue fa meno paura

Ridotto il numero di focolai in tutta la Ue e le autorità sanitarie autorizzano la vaccinazione anche nelle zone indenni

Angelo Gamberini di Angelo Gamberini

Questo articolo è stato pubblicato oltre 9 anni fa

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Un ovino colpito da febbre catarrale

Catastrofica quando compare negli allevamenti ovini, ma devastante anche quando colpisce i bovini, la Bluetongue è stata l'incubo degli allevatori fra il 2006 e il 2007, anni durante i quali il virus che ne è responsabile ha fatto le sue scorribande un po' in tutti i paesi della Ue, Italia compresa. Poi dal 2008, anno durante il quale si sono registrati 45mila focolai, la febbre catarrale (è il  nome “italiano” della Bluetongue) ha iniziato progressivamente a diminuire la sua presenza, scendendo nel 2009 a 1118 focolai e infine ai soli 120 che si sono registrati, per il momento, nel 2010. Per gran parte il merito di questo risultato è della campagna di vaccinazione che la Commissione europea ha cofinanziato in questi anni e che nel solo 2010 è costato alle casse di Bruxelles 66 milioni di euro. Per il 2011 si potrà contare su soli 16 milioni di euro, ma la novità più importante viene dall'aggiornamento delle norme sulla vaccinazione decise con le modifiche alla direttiva 2000/75/CE.

 

Vaccinazione a vasto raggio

Sino ad oggi la vaccinazione era vietata nelle regioni della Ue indenni dalla malattia, ma il commissario alla Salute John Dalli non ha mancato di far notare che la malattia si è poi verificata anche in zone dove questa era assente. Segno che i vincoli alla movimentazione degli animali e tutte le altre misure di sorveglianza non sono valse ad evitare la migrazione del morbo. Di qui la decisione di consentire la vaccinazione anche nelle zone indenni, una decisione motivata non solo dalla efficacia delle vaccinazioni nel prevenire la malattia, ma anche dai progressi ottenuti nella realizzazione di vaccini sempre più sicuri. Un risultato importante che spazza via le preoccupazioni che hanno accompagnato le campagne di vaccinazione nel loro inizio, quando al vaccino erano rivolte molte critiche che ne mettevano in dubbio sia l'efficacia (controllo della malattia), sia la sicurezza (comparsa dei sintomi negli animali vaccinati).

 

Meglio anche in Italia

Per l'Italia,  dove la malattia ha colpito duramente, specie in Sardegna,  la vaccinazione è stata praticata sin dal 2006 e dunque non ci saranno grandi modifiche per quanto riguarda le campagne di prevenzione che continueranno ad essere basate sul ricorso al vaccino. La novità sta nell'estensione della vaccinazione a tutti i Paesi della Ue, cosa che ridurrà ulteriormente il numero di focolai della malattia e quindi diminuiranno le probabilità di diffusione del virus. In più l'aumentata sicurezza del vaccino consentirà agli allevatori di ricorrere al vaccino con tranquillità. Come in passato, la vaccinazione degli animali dovrà avvenire prima che i Culicoides (una sorta di piccole mosche) tornino a volare e a trasmettere l'infezione.

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Fonte: Agronotizie

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Tag: allevamento bovini politica agricola

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