Aspettando il catasto frutticolo

E' passato un anno dal lancio, ma niente si è mosso per la sua realizzazione. I commenti di Coldiretti, Cia e Confagricoltura su uno strumento di grande potenziale ma ancora irrealizzato

Lorenzo Cricca di Lorenzo Cricca

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Catasto frutticolo nazionale, opportunità per il rilancio del settore frutticolo italiano
Fonte foto: © pinkomelet - Fotolia

Il tanto atteso catasto nazionale della frutta, strumento utile allo sviluppo del settore ortofrutticolo nazionale e della sua competitività, ad oggi non è ancora stato realizzato. Nella legge di bilancio 2019/2021 approvata il 23 dicembre 2018 (comma 666 e 667 dell’articolo 1), e pubblicata in Gazzetta Ufficiale n.302 il 31 dicembre 2018, l'allora governo Cinque Stelle aveva previsto la sua realizzazione per un investimento di 5 milioni di euro (2 milioni per il 2019 e 3 milioni per il 2020). A marzo del 2019 il comparto ortofrutticolo aspettava le modalità di realizzazione e chi avrebbe dovuto costituirlo, così come lo stesso Mipaaf aveva promesso (era prevista l’emanazione di un decreto ministeriale entro tre mesi dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale).

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Al momento al di là di cambi di governo, stagnazione economica ed emergenze sanitarie nazionali (un incontro era stato programmato il 25 febbraio 2020 e poi annullato per le note misure contro il coronavirus), non esiste traccia di questo strumento che tutto il sistema ortofrutticolo nazionale aveva chiesto a gran voce a tutela del comparto agricolo made in Italy, dai produttori alle aziende di distribuzione.

"Al momento non ci sono novità - spiega Lorenzo Bazzana, responsabile del settore Ortofrutta di Coldiretti -. Nell'ultimo anno sono stati fatti un paio d'incontri, prospettando che la realizzazione del catasto fosse a cura di Agea, utilizzando come base i dati del fascicolo del produttore eventualmente da integrare con altri dati (assicurazioni, carburanti, etc.). Questo strumento rappresenta per l’agricoltura italiana una chiara fotografia del potenziale produttivo nazionale. Inoltre permetterà alle imprese agricole di avere un possibile calendario di disponibilità dei prodotti agricoli con conseguenti indicazioni rispetto alle specie/varietà/periodi di maturazione già saturi o in cui ci può essere dello spazio di mercato (programmazione degli investimenti a ragion veduta e non alla cieca). Crediamo comunque che il catasto frutticolo non possa risolvere i problemi di competitività e di redditività, ma può aiutare le imprese a conoscere meglio il mercato e ad operare le proprie scelte imprenditoriali. La competitività passa attraverso un salto di qualità complessivo del sistema paese (logistica, costi dei fattori di produzione, fiscalità, etc.) del suo modo di proporsi all’estero e della sua capacità di aprire i mercati".
 
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(Fonte foto: © AgroNotizie)

"Un primo incontro specifico per discutere i criteri di realizzazione del catasto - spiega Dino Scanavino, presidente di Cia - Agricoltori italiani - è stato svolto al Mipaaf esattamente un anno fa e sappiamo che l’Agea, soggetto incaricato dell’istituzione, ha iniziato a lavorarci. Da allora non siamo stati più convocati sul tema. Il catasto può rappresentare uno strumento di conoscenza e programmazione degli investimenti, se costruito e gestito in maniera efficiente. E’ indispensabile una stretta e partecipativa collaborazione tra Mipaaf, Agea, organizzazioni professionali e soggetti economici della filiera sia nella fase di startup che in quelle di aggiornamento. Così come è determinante disporre di tutte le informazioni utili per l’obiettivo (compresa la classe di precocità varietale e stima sull’epoca di immissione sul mercato) e ovviamente lavorare su fonti precise. Il censimento può avere un reale valore se incluso in un quadro strategico più ampio: conoscere in maniera dettagliata il patrimonio frutticolo europeo consentirebbe sia di attivare sinergie sui mercati terzi e che di operare in maniera più proficua per tutti. E’ però impensabile che uno strumento da solo, per quanto pregevole, sia risolutivo di problematiche strutturali o peggio ancora congiunturali, come quelle che il settore ortofrutticolo frequentemente vive. La conoscenza aiuta a programmare ed a fare scelte oculate ma è solo la base di lavoro per altri azioni di sistema di cui il comparto ha urgente bisogno come l’internazionalizzazione, la prevenzione e la gestione fitosanitaria, la reciprocità di regole e soprattutto il recupero dei consumi interni. Siamo convinti che l’innovazione, il legame con il territorio e l’approccio integrato al mercato con il rafforzamento dell’aggregazione e delle relazioni interprofessionali costituiscono gli asset per il futuro del settore".

"A fine febbraio dello scorso anno - commenta Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura - il Mipaaft aveva convocato un primo incontro specifico, con le rappresentanze di parte agricola ed Agea, per discutere degli obiettivi del catasto, ragionare sui dati disponibili e verificare l’opportunità d'integrare le informazioni necessarie con ulteriori dati. In quella sede Confagricoltura aveva appoggiato la realizzazione del progetto ed invitato a far presto. In una successiva riunione, avvenuta in maggio, Agea (in qualità di soggetto allora incaricato dell’istituzione del catasto) aveva illustrato le azioni che stava mettendo in campo per procedere alla realizzazione dello strumento. Confagricoltura ritiene da tempo che la creazione del catasto della frutta sia un elemento necessario e strategico. Ora tuttavia bisogna concretizzare questo progetto, perché l’Italia, attualmente, non dispone di una base dati univoca e dettagliata che permetta di avere un quadro chiaro del patrimonio arboreo nazionale. Pertanto, la creazione del catasto frutticolo consentirà di avere una base statistica chiara ed aggiornata su cui poter impostare una corretta programmazione ed adeguate strategie per il comparto, da cui partire per orientare al meglio le imprese su scelte ed investimenti che siano coerenti con le richieste dei mercati.
Il catasto però non è la soluzione a tutti i problemi, ma uno strumento che insieme ad altri (ed assieme ad una visione unica d'intenti) potrà accompagnare il rilancio dell’ortofrutta nazionale. Sono molti gli aspetti sui quali dobbiamo lavorare per migliorare la competitività: costi di produzione elevati rispetto ai competitor, logistica non adeguata rispetto alla estrema rapidità degli scambi, difficoltà ad aprire nuovi mercati a causa delle barriere fitosanitarie poste in essere dai Paesi Terzi e lentezza nell’apertura dei dossier fitosanitari. Dobbiamo inoltre fare in modo che la Ue cambi impostazione introducendo il 'principio di precauzione' per le merci in entrata, garantendo la sicurezza fitosanitaria, rivedendo le regole degli scambi ed applicando rigorosamente 'il principio della reciprocità' a tutti i beni oggetto di flussi commerciali, per verificare, ad esempio, se siano davvero comparabili le regole di produzione e gli standard dei prodotti importati rispetto ai requisiti richiesti per quelli nazionali. Un altro aspetto su cui intervenire è la costante riduzione dei principi attivi per la difesa fitosanitaria e la loro 'criminalizzazione. Voglio anche ricordare che oggi l'Italia vive una stato di continua difficoltà: basti pensare che nel 2019 sono ben sedici le regioni che hanno avanzato al ministero richiesta di riconoscimento dello stato di calamità naturale, con una crescita del 30% rispetto al biennio precedente. Dobbiamo intervenire in maniera decisa sugli strumenti normativi oggi disponibili ed in particolare sul Dlgs 102/2004 per indennizzare adeguatamente e tempestivamente le perdite di reddito ed il ripristino delle strutture aziendali, dando garanzia dei tempi di accertamento e di erogazione degli indennizzi che oggi sono eccessivamente lunghi".

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Fonte: Agronotizie

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Tag: frutticoltura frutta estiva

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