La produzione di limoni in Sicilia è una eccellenza dal punto di vista della qualità che riesce ad esprimere. Ma è anche un'attività redditizia, che consente agli agricoltori di ottenere un interessante ritorno sull'investimento. Tuttavia, negli ultimi anni, il settore deve fronteggiare due nuove sfide: la diffusione del mal secco e gli effetti dei cambiamenti climatici.

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Il mal secco è una patologia di origine fungina che colpisce le piante di limone portandole alla morte. Il fungo Plenodomus tracheiphilus penetra all'interno dell'organismo vegetale degli agrumi tramite le lesioni alla corteccia causate da venti intensi, da fenomeni grandigeni e da operazioni di raccolta mal eseguite. In generale, qualunque evento traumatico può aprire la strada al fungo verso l'organismo ospite.

 

Ad essere particolarmente esposti a questo problema sono i frutteti litoranei nel Sud Est della Sicilia, dove si concentra la produzione di limoni, e dove è situata l'Azienda agricola Badiula. "Nella nostra azienda uno dei principali problemi è il mal secco, che si propaga specialmente quando spira vento forte dal mare", ci spiega Giuseppe Di Giorgio, terza generazione di agricoltori e studente di agraria. "L'altro grande problema riguarda la carenza di acqua e le temperature elevate che si raggiungono durante l'estate".

 

In Sicilia le estati calde non sono certo una novità, ma negli ultimi anni la colonnina di mercurio ha raggiunto valori record. "Nei nostri frutteti si sono sfiorate punte di 50°C. A queste temperature la pianta è in forte stress e il sole brucia sia le foglie che i frutti maggiormente esposti, compromettendo la produzione di varietà come il Verdello".

 

Che cosa fare dunque? Rassegnarsi a veder decrescere nel tempo la redditività dei frutteti o intervenire per difendere le piante? "Facendo delle ricerche e confrontandoci con colleghi e tecnici abbiamo individuato nelle reti frangivento uno strumento in grado di proteggere i limoni sia dai eventi forti, e quindi dal mal secco, sia dai raggi del sole, evitando quindi le scottature", ci spiega.

 

Il limoneto coperto dalle reti

Il limoneto coperto dalle reti

(Fonte foto: Giuseppe Di Giorgio dell'Azienda agricola Badiula)

 

Grazie agli incentivi agricoltura 4.0 Giuseppe ha avuto la possibilità di realizzare un impianto tecnologicamente avanzato. Sui cavi tenditelo sono infatti stati installati dei sensori in grado di misurare il livello di tensione dei tiranti. E sensori sono stati installati anche sui pali stessi, in modo che fosse possibile rilevare l'inclinazione sui due assi.

 

Uno dei tensiometri applicato sui cavi di sostegno

Uno dei tensiometri applicato sui cavi di sostegno

(Fonte foto: Giuseppe Di Giorgio dell'Azienda agricola Badiula)

 

"Grazie a questi accorgimenti sono sempre sicuro che i teli siano stesi correttamente e se qualcosa non funziona a dovere ricevo un alert sullo smartphone e posso andare in campo a sistemare la situazione, senza perdere tempo ogni volta a fare tutto il giro dell'impianto", sottolinea Giuseppe.

 

Le reti, oltre a frangere il vento, forniscono un parziale ombreggiamento, pari al 20%, che consente di tenere la temperatura più bassa di qualche grado all'interno del frutteto coperto, rispetto ad uno non coperto. "Grazie alla capannina sotto i teli possiamo monitorare i parametri ambientali e la scorsa estate ci siamo accorti che durante i picchi di calore sotto i teli c'erano 2-3° in meno, e un irraggiamento solare meno diretto. Tanto è bastato per salvare la produzione del Verdello, che invece è stata compromessa nei frutteti non coperti".

 

I sensori idrici all'interno del limoneto

I sensori idrici all'interno del limoneto

(Fonte foto: Giuseppe Di Giorgio dell'Azienda agricola Badiula)

 

In un frutteto smart non possono poi mancare i sensori di umidità al suolo. Nell'Azienda Badiula sono stati installati a due profondità, 20 e 40 centimetri, in modo da monitorare sempre la disponibilità idrica delle piante. "In Sicilia l'approvvigionamento idrico è sempre più critico. Anche in questo 2024 le piogge invernali sono state scarsissime e dunque c'è già penùria di acqua. Per fortuna noi abbiamo i nostri pozzi, ma dobbiamo in ogni caso centellinare la risorsa idrica", sottolinea Giuseppe Di Giorgio.

 

"Se in passato irrigavamo con volumi fissi a calendario, oggi conoscendo il livello di umidità del suolo posso dare acqua solamente quando necessario e nei volumi corretti. Questo si traduce in un risparmio di acqua, di energia e in una migliore produzione".

 

Un sensore è stato applicato anche all'ala gocciolante per monitorare l'effettiva portata idrica. Nel contesto siciliano, dove la qualità dell'acqua non è sempre eccellente, capita non di rado che ci siano delle occlusioni e quindi modifiche alla portata nominale degli ugelli. Magari si pensa di irrigare a 2 litri/ora e invece l'apporto idrico è inferiore. Sapere dunque qual è la quantità di acqua che realmente esce dai gocciolatori è molto importante.

 

Il sensore sotto l'ala gocciolante

Il sensore sotto l'ala gocciolante

(Fonte foto: Giuseppe Di Giorgio dell'Azienda agricola Badiula)

 

Realizzare un impianto smart come descritto ha avuto un costo ingente, l'azienda lo avrebbe sostenuto ugualmente anche senza l'aiuto del credito d'imposta per l'agricoltura 4.0? "Credo proprio di ", specifica Giuseppe.

 

"Dotarsi di questo genere di sistemi ormai è diventata una necessità, poiché consente di continuare a produrre dei limoni di quantità. D'altronde la nostra è un'azienda che ha sempre puntato sull'innovazione, tecnologica e non. Nel 2005 la seconda generazione si è lanciata nella costruzione dell'agriturismo. Dapprima offrivamo poche stanze, adesso abbiamo sale convegni e anche due piscine. Insomma, una struttura ricettiva moderna e grande che concorre al reddito aziendale. La mia generazione, la terza, è quella che probabilmente aggiungerà un altro tassello alla modernizzazione dell'impresa di famiglia, introducendo il digitale e i principi dell'agricoltura 4.0".

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