Green deal: sostenibilità parola d'ordine per Europa e Italia

Il Green deal italiano, i mille miliardi dell'Ue e il ruolo dell'agricoltura nella sfida del clima

Tommaso Tetro di Tommaso Tetro

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Il piano dell'Ue è ridurre le emissioni a zero entro il 2050
Fonte foto: © sharaku1216 - Fotolia

Il Green deal italiano incrocia le decisioni prese in Europa. Dove si è deciso, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen in testa, di lanciare la sfida al clima mettendo sul piatto mille miliardi in dieci anni, con un Piano che ha un obiettivo preciso, e cioè quello di fare dell'Ue il primo grande paese a emissioni zero entro il 2050.

Green deal fa rima con sviluppo sostenibile. E si compone, sostanzialmente, di un cambio di atteggiamento nella politica economica; quello per cui tutta l'agenda dovrà, e non potrà esser altrimenti, tener conto della lotta ai cambiamenti climatici, del rispetto dell'ambiente e della necessità di salvaguardare la vita umana e il pianeta. Dovranno essere i principi dello sviluppo sostenibile a guidare gli investimenti europei, sia pubblici che privati, anche grazie a una serie di incentivi che includono la revisione delle regole europee sugli aiuti di Stato e lo scorporo delle risorse dal rapporto sul deficit.

Per l'Italia l'impatto potrebbe essere importante: dai fondi per la transizione energetica a una spinta per l'economia circolare fino alla riconversione e adeguamento ambientale delle aziende in aree di crisi (come l'ex Ilva di Taranto), oltre alla bonifica delle aree Sin del Belpaese (cioè i Siti di interesse nazionale). "L'Italia - ha osservato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte - coglierà questa storica opportunità di crescita e lavoro, soprattutto per i giovani". 

In concreto questi principi si declinano con una serie di misure economiche e sociali

Il pacchetto di mille miliardi del Green deal in versione Lady Ursula avrà una composizione eterogenea, fermo restando il target principale da raggiungere, tanto per cominciare quello della riduzione delle emissioni al 2030 (che passano dal 40 al 55% rispetto ai livelli del 1990); i fondi saranno pubblici e privati: 500 miliardi dal bilancio dell'Ue, 300 miliardi da InvestEu, cento miliardi dal meccanismo per la transizione equa, e altri cento dai co-finanziamenti nazionali.
 

Il meccanismo per la una "giusta" transizione

La novità vera del Piano della commissione è il meccanismo per la una "giustatransizione che avrà a disposizione 7,5 miliardi di risorse; l'idea alla base della sua costituzione è di aiutare a riconvertire l'economia nelle regioni più in difficoltà. Secondo una stima della Commissione Ue dovrebbero portare a investimenti pubblici che dovrebbero liberare risorse comprese sopra i 50 miliardi. Questa sfida cambierà nei prossimi dieci anni il nostro modo di consumare, di abitare e di alimentarsi.

"Ci sarà coerenza tra tutte le politiche dell'Unione europea e gli obiettivi del Green deal - ha affermato Pascal Canfin, presidente della Commissione per l'Ambiente – l'agricoltura, il commercio, la governance economica e le altre politiche devono ora essere visti e analizzati nel contesto del Green deal". Gli ambiti di intervento spazieranno dai mezzi di trasporto ai sistemi di generazione e all'efficienza energetica degli edifici, alle crisi industriali, all'agricoltura.

"Con la Manovra - ha detto il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri - sono state poste le basi per giocare un ruolo da protagonista". Partendo per esempio proprio dai provvedimenti in legge di Bilancio. Per il Green deal italiano ci sono al momento poco più di quattro miliardi fino al 2023.

Ecco quelle misure, nate da principi di ampio respiro europeo e mirate verso la definizione degli obiettivi dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite, che integrano sviluppo sostenibile, tutela ambientale e agricoltura.
 

Le misure

Il Fondo Green new deal con una dotazione di 470 milioni per il 2020, di 930 milioni per il 2021, di 1,4 miliardi gli anni 2022 e 2023. Una parte della dotazione - per una quota non inferiore a 150 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020, 2021, 2022 - sarà destinata a interventi per la riduzione delle emissioni di gas serra; mentre 20 milioni all'anno (per il 2020, 2021, 2022, e 2023) saranno destinati alle iniziative da avviare nelle Zone economiche ambientali, le cosiddette Zea (che ricadono nei parchi nazionali).

La plastic tax sui prodotti in plastica monouso. La nuova tassa, che partirà da luglio, sarà di 45 centesimi per ogni chilogrammo. Includerà anche i prodotti in tetrapak. Sono esclusi dalla misura i prodotti in plastica riciclata e quelli composti con una percentuale di plastica inferiore al 40%.

La nascita della Commissione dedicata al taglio delle fonti fossili, per studiare la riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi.

I Green bond per finanziare interventi delle amministrazioni dello Stato e sostenere programmi per la lotta ai cambiamenti climatici, alla riconversione energetica, all'economia circolare, alla protezione dell'ambiente e alla coesione sociale e territoriale.

Nasce un credito d'imposta, per gli anni 2020, 2021 e 2022, destinato alle imprese che realizzano progetti ambientali e che includono beni strumentali nuovi, pari al 10% delle spese sostenute per brevetti, consulenze e lavoratori dipendenti legati a questi progetti.

"Per l'agricoltura la premessa – ha spiegato la ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanovaè la sostenibilità sociale, ambientale, economica. Solo così questo settore sarà realmente attrattivo per le nuove generazioni e costituirà l'attore principale contro crisi climatica e dissesto idrogeologico perché più agricoltura, e agricoltura di qualità, soprattutto significa garantire nel contempo qualità del paesaggio, tutela ambientale, enorme attenzione nell'uso di risorse importanti, come ad esempio l'acqua e il risparmio di suolo".

Tra le misure fiscali, l'azzeramento dell'Irpef agricola per il 2020, le agevolazioni fiscali per il florovivaismo, le agevolazioni per gli investimenti pluriennali in agricoltura.

Nel pacchetto "Donne e giovani", il bonus "donne in campo", per i giovani, sgravi contributivi e zero spese per due anni, lo snellimento delle procedure per la concessione dei terreni di proprietà di enti pubblici ai giovani attraverso la Banca nazionale delle terre agricole.

Le misure per la competitività e l'innovazione: un Fondo per la competitività delle filiere, il Fondo per il biologico, il Piano di promozione per contrastare i dazi, il Fondo da un milione di euro al ministero per il sostegno alle imprese agricole finalizzato all'adozione e alla diffusione di sistemi di gestione avanzata attraverso l'utilizzo delle tecnologie innovative, il Fondo da cinque milioni per favorire gli investimenti in beni materiali strumentali nuovi da parte delle imprese agricole, gli interventi per l'accesso al credito e l'azzeramento del costo delle garanzie per gli imprenditori agricoli che investono in innovazione tecnologica, agricoltura di precisione e tracciabilità dei prodotti.

Per l'economia circolare ci sono gli incentivi agli impianti di produzione di energia elettrica esistenti alimentati a biogas, realizzati da imprenditori agricoli singoli o associati, anche in forma consortile, la disciplina per il riutilizzo degli effluenti di allevamento e delle acque reflue, nonché per la produzione e l'utilizzazione agronomica del digestato.

E ancora interventi per le emergenze (anche climatiche), come per la cimice asiatica (80 milioni nel triennio sul Fondo di solidarietà nazionale per il ristoro dei danni), e per la Xylella (con la possibilità di concedere gli aiuti compensativi del Fondo di solidarietà nazionale per un periodo di tre anni in caso di eventi i cui effetti non sono limitatati ad una sola annualità).

Inoltre è previsto il Collegato agricoltura, il disegno di legge che sarà presentato alle Camere entro il 31 di gennaio, attraverso il quale si aprirà una nuova fase di programmazione e di riforma per il settore agricolo.

"Innovazione e sostenibilità – ha osservato Bellanova - sono due pilastri sui quali dobbiamo costruire il nuovo modello agricolo italiano. Una sfida epocale, perché la crisi climatica sta già producendo i suoi effetti a livello globale. Lo vediamo anche da noi; dobbiamo farci carico dei cambiamenti climatici in modo determinato. L'agricoltura deve essere parte della soluzione. Dobbiamo contenere il più possibile l'impatto ambientale delle nostre produzioni e promuovere approcci sostenibili dal punto di vista ambientale, sociale ed economico. Senza la sostenibilità economica, le altre due non reggono. Per questo voglio lavorare per dare piena tutela al reddito degli agricoltori. Solo se aiutiamo le imprese a essere competitive, ad affrontare il mercato, se semplifichiamo loro la vita, potremo avere un'agricoltura in grado di preservare l'ambiente e rispettare i lavoratori".
 

Economia circolare: tecnologia ed ecologia

La transizione ecologica che abbiamo davanti ci dovrà portare da un'economia lineare a un'economia circolare. La tecnologia sarà indispensabile in questo percorso, anche e soprattutto in agricoltura. Tecnologia ed ecologia devono andare insieme. Anche perché attraverso l'innovazione si possono ottenere risultati importanti dal punto di vista del risparmio di bilancio e del miglioramento della sostenibilità ambientale. Meno acqua sprecata con l'irrigazione di precisione, meno sostanze chimiche con il controllo 4.0, meno trattamenti con l'analisi.

Facendo così ci si inserisce lungo il percorso degli obiettivi dell'Agenda 2030 sullo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. In particolare arginare gli effetti dei cambiamenti climatici sulle produzioni e rafforzare gli strumenti, valorizzando il ruolo attivo dell'agricoltura nella salvaguardia dell'ambiente e nella prevenzione del dissesto idrogeologico.

L'agricoltura è allo stesso tempo uno dei settori più esposti ai danni provocati dal riscaldamento globale e dall'altro lato uno dei possibili settori di più attivo contrasto alle emissioni di gas serra. Bisogna lavorare sulla tutela del reddito degli agricoltori colpiti da calamità, attraverso il potenziamento del Fondo di solidarietà nazionale e con un rinnovo degli strumenti pubblici; è necessario per esempio diffondere le assicurazioni per proteggere le imprese, valorizzare il ruolo degli agricoltori (anche iniziando a misurare gli effetti positivi che riescono a mettere in campo), prevenire il dissesto idrogeologico investendo in un Piano decennale dedicato alle infrastrutture migliorando la gestione di una risorsa fondamentale come l'acqua.

Dovrebbe essere poi possibile favorire processi di innovazione sostenibile, di riduzione degli sprechi alimentari e una più oculata gestione delle risorse naturali anche attraverso lo sviluppo dell'agricoltura di precisione, accelerare azioni organiche per la difesa del suolo agricolo, per la permanenza dell'agricoltura nelle zone montane e per la conservazione e valorizzazione del patrimonio paesaggistico agricolo e forestale, e favorire l'inclusione attraverso la valorizzazione dell'agricoltura sociale.

In chiave Green deal e sviluppo sostenibile acquista valore il lavoro europeo, per esempio con la nuova Pac post 2020 che viene ritenuta una delle sfide fondamentali per lo sviluppo e il futuro del settore. Dovrà assicurare al settore agricolo e agroalimentare le risorse comunitarie necessarie per politiche di rafforzamento anche e soprattutto del miglioramento della sostenibilità dei processi produttivi. Le politiche commerciali dell'Unione europea dovranno necessariamente considerare questi aspetti negli accordi commerciali che dovranno prevedere, nel rispetto del principio di reciprocità, garanzie equivalenti per i prodotti importati, in termini di sostenibilità ambientale, qualitativa e di sicurezza alimentare.

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