Antidoto per la crisi economica contingente, il vino se ben consumato fa stare bene ma attenzione al rapporto qualità prezzo. Questa l'opinione di mille tra esperti e consumatori che hanno contribuito al primo rapporto di filiera presentato dal Gruppo 24 Ore.
Risultato dall'integrazione e dalla condivisione dei saperi, il 1° rapporto sulla filiera vitivinicola 'Vino futuri possibili', nasce dalla sinergia messa in campo dagli esperti di alcune riviste del Gruppo 24 Ore, da professionisti del comparto agro-alimentare come l'esperta in tendenze alimentari e sociali Marilena Colussi, dall’istituto Duepuntozero Research, Gruppo Doxa.
Presentata nella sede del Gruppo editoriale, la ricerca ha coinvolto in egual numero di consumatori e professionisti - 500 circa per entrambe le categorie - e ha il merito di aver toccato molti punti nevralgici dell'intera filiera, mettendo a nudo i trend destinati a caratterizzare le dinamiche del vino nel prossimo futuro.

 

Prodotto antico in continua evoluzione

Il calo dei consumi interni è una realtà: negli anni '70 consumavamo cento litri pro-capite oggi siamo scesi a quaranta. In un panorama di piccole realtà produttive costituito da 521 denominazioni d'origine con produzioni che raramente superano i cinquecento ettolitri, a fare da salvagente è l'export che cresce, nel solo 2011, di 9 punti percentuali.
Ma questi sono dati noti.

La ricerca che porterà - come auspica Mattia Losi, direttore editoriale del Gruppo 24 Ore - alla formazione di un tavolo tecnico con i rappresentanti del mondo della produzione con l’obiettivo di effettuare approfondimenti periodici e fornire attraverso la stampa risposte e proposte al mercato, è partita da una domanda: cosa ne pensa il consumatore del vino? O meglio, se dovesse arrivare un extraterrestre e dovessimo spiegargli cos'è il vino, cosa gli diremmo?

Positivo e coinvolgente, il vino è espressione dei sensi, è dimensione esperienziale soggettiva, è percezione organolettica ed emotiva. Alcolico certo, ma se ben consumato lascia poco spazio agli effetti dell'abuso; questo quanto in estrema sintesi, si sentirebbe dire l'extraterrestre.
 

Perché bere vino?

Prevalgono la dimensione conviviale e quella culturale. Il vino fa stare bene, è adatto ad ogni situazione e crea allegria. Se correttamente associato al cibo ne esalta il sapore ma è anche un legame al territorio e per questo deve essere naturale, salubre e sostenibile.
Salutare al contrario della Coca Cola citata in senso oppositivo, il vino è anche un antidoto alla crisi.

 

Dove si beve il vino?

Che sia bianco o rosso, fermo o frizzante l'88% dei consumi avviene nei ristoranti e a scendere, nelle trattorie, pizzerie, bar, enoteche e così via.
Ad essere richiesto è un prodotto di alta qualità e a decretare il successo di un vino contribuiscono i marchi di certificazione, il gusto, il rapporto qualità prezzo, la marca e la salubrità.
Ciò nonostante, come ha fatto emergere durante la presentazione del rapporto Antonio Santini del Ristorante dal Pescatore di Canneto sull’Oglio, “la carta dei vini è un costo e la cantina rischia di diventare un peso insostenibile per i piccoli e medi ristoratori in difficoltà a causa della crisi”.
Il calo del consumo fuori casa soprattutto al nord, imputabile anche ai controlli stradali sempre più severi, è confermato dal 22% dei locali intervistati appartenenti al circuito Horeca.
In casa si consuma più vino rosso (34% delle preferenze) che però ha perso la leadership sul bianco, mentre fuori casa prevalgono le bollicine (31%) e i bianchi (43%).
 

Prezzo

Discriminante molto importante - rappresenta il fattore di successo per il futuro del vino per il 51% dei professionisti - varia in funzione dell'occasione e dell'abbinamento cui è destinato; sospetti sia i prodotti venduti ad un prezzo troppo basso per incerta qualità ma anche troppo alto per eccesso di immagine.
Tra i punti vendita si posiziona bene la Gdo che gode di ampia offerta e di una qualità in continua crescita.
Il 75% degli acquirenti si è rivolto almeno una volta negli ultimi sei mesi alla Grande distribuzione e, nel medesimo periodo, si è registrato un aumento delle vendite di vino a Denominazione d'origine salito al 56% del totale cui si accompagna un interesse per i vini esteri: il 37% dei consumatori negli ultimi dodici mesi ha acquistato almeno una bottiglia straniera presso la Gdo.
 

Il futuro

Per i consumatori italiani, quello nazionale è il migliore vino al mondo per qualità e sicurezza data dalle certificazioni; comunicare e far conoscere la vastissima produzione nazionale saranno quindi le chiavi di volta.
Come modalità di comunicazione, “il web è un mercato di nicchia ma con ampi margini di miglioramento nonostante il periodo difficile” spiega Andrea Gori sommelier e blogger di VinodaBurde e Intravino. “E' infatti esigua – prosegue - la parte di aziende nel mondo del vino in grado di sfruttare le potenzialità comunicative e promozionali dei social network”.
 

In conclusione, trasparenza giusto prezzo e correttezza saranno, associate a innovazione e comunicazione anche on-line, le carte vincenti.

 

Michela Lugli