Rinnovabili, va in scena la protesta

Manifestazione delle associazioni di settore davanti a Montecitorio contro i decreti ministeriali sugli incentivi

Michela Lugli di Michela Lugli

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Rinnovabili, decreti all'esame della Conferenza Stato-Regioni e dell'Autorità dell'Energia elettrica

'Salviamo le rinnovabili' è lo slogan scelto da associazioni, rappresentanze aziendali e diverse sigle ambientaliste che ieri si sono date appuntamento davanti a Montecitorio per contestare il contenuto dei due schemi di decreti ministeriale varati dai ministri Passera, Clini e Catania.
Nei decreti, ora all'esame della Conferenza Stato-Regioni e dell'Autorità dell'Energia elettrica, sono contenute le nuove direttive riguardanti il sistema di incentivi per le rinnovabili elettriche.

 

La protesta

Chiediamo di mantenere i diritti acquisiti e i sistemi premianti, come il bonus per la bonifica dei tetti in amianto – spiega ad Agronotizie la portavoce di Assosolare, tra le sigle promotrici della protesta – e la riduzione degli incentivi parta da fine anno e non, come si sta pensando, dall'inizio con effetto retroattivo. Per quanto riguarda i costi in bolletta, il main stream dei giornali sottolinea il peso delle rinnovabili, quando in realtà la componente spacciata come quota di finanziamento per queste fonti alternative supporta anche fonti fossili e una serie di costi per il deconditioning nucleare (lo smantellamento degli impianti esistenti, ndr). Per questo – conclude – chiediamo maggiore trasparenza nelle componenti di costo presenti in bolletta”.

 

I decreti e il 20-20-20

L'obiettivo delle decisioni ministeriali è quello di soddisfare i parametri imposti dal Pacchetto clima energia che fissa per l'Italia un tetto pari al diciassette per cento del consumo complessivo da rinnovabili, suddiviso tra elettricità (26% pari a circa cento TWh), calore (17%) e trasporti (10%). La metodologia scelta è una virata verso un approccio virtuoso per l'economia che passa dalla riduzione degli incentivi in particolare per il solare fotovoltaico.

 

Fuoristrada

Gli ostacoli che secondo l'analisi alla base della compilazione dei decreti, avrebbero fatto perdere la retta via allo sviluppo delle rinnovabili elettriche nel nostro Paese, sono riconducibili ad una eccessiva focalizzazione su rinnovabili di più facile sviluppo a discapito di quelle termiche e dell'efficienza energetica, più efficaci.
A ciò va aggiunto lo sviluppo prematuro del settore che avrebbe portato ad una forte crescita degli impianti in una fase in cui i costi delle tecnologie erano ancora elevati e, infine, gli incentivi troppo generosi.
Questo ultimo punto, valido in particolar modo per il solare, associato alla mancata programmazione dei volumi, sarebbe a detta del legislatore la causa dei costi in bolletta arrivati a gravare per 9milioni di euro annui.
Per questo, ai due decreti di recente emanazione, seguiranno interventi specifici sulle rinnovabili termiche e sull'efficienza energetica.

 

Fuori quota

In base ai dati scaricabili dal sito del ministero dello Sviluppo economico, gli incentivi nazionali hanno fino ad oggi superato abbondantemente non solo quelli concessi da Germania, Francia e Gran Bretagna ma, in alcuni casi, si sono attestati ben al di sopra della media europea.
E' il caso del fotovoltaico, per il quale la remunerazione totale dell'energia prodotta è stata di 313 euro per Mwh – valori normalizzati a venti anni e alle ore di producibilità italiane aggiornati a gennaio 2012 – contro i 92 euro francesi e i 160 della media europea.

 

Cambio di rotta

Pensati per riportare il sistema in carreggiata, i due nuovi decreti puntano a superare significativamente gli obiettivi del Pacchetto clima energia.
La revisione dell'obiettivo che verrà definito all'interno della nuova Strategia energetica nazionale, porta la quota attuale di 26 punti percentuali ad una più alta compresa tra il 32 e il 35 per cento. Il tutto condito da un livello di incentivi convergente verso la media europea.

 

DM rinnovabili elettriche non fotovoltaiche

Ottenuto di concerto dai tre Ministeri, il decreto che entrerà in vigore da gennaio 2013, fissa per gli impianti eolici, idrici, geotermici e da biomasse un tetto di spesa annua complessiva a crescita graduale e controllata di 5,5 miliardi di euro da stabilizzarsi entro il 2020.

Per governare la potenza annua, viene confermato il meccanismo d'asta al ribasso affidato al Gestore dei servizi energetici per impianti superiori a cinque megaWatt. Per le medie potenze è necessaria l'iscrizione nel registro di prenotazione cui seguirà una valutazione secondo criteri di priorità definiti.
Verranno inoltre incentivati gli impianti a biomasse e biogas in ambito agricolo, i piccoli impianti e i mix di tecnologie virtuose per la filiera economica nazionale e l'ambiente.

 

DM fotovoltaico

II decreto o 'Quinto conto energia' elaborato dal Mise e dal Mattm, entrerà in vigore al superamento della soglia di sei miliardi di euro di incentivi il cui raggiungimento è previsto tra luglio e ottobre prossimi.
Oltre alla riduzione degli incentivi del 35 per cento circa, viene confermata l'introduzione di un registro per le installazioni di potenza superiore ai 12 megaWatt.
Sono confermati i sei miliardi di euro annui in essere per gli impianti funzionanti mentre nei i prossimi due anni e mezzo per i nuovi impianti verranno destinati ulteriori 500milioni annui per una previsione complessiva al 2020 di 12 miliardi di euro.

 

Risultati attesi

Tre i principali risultati che nelle intenzioni del Governo si andranno a raggiungere: il superamento degli obiettivi europei 20-20-20, la riduzione di sprechi e oneri in bolletta e, infine, lo sviluppo della filiera economica italiana. 

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: energie rinnovabili leggi e decreti fotovoltaico biomasse biogas bioenergie mipaaf eolico

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