L'inarrestabile marcia delle alghe brune

Prosegue l'espansione del mercato dei biostimolanti. Fra questi vi sono prodotti ricavati da alghe brune provenienti da differenti parti del mondo

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Dalle alghe le nuove frontiere della nutrizione vegetale
Fonte foto: © ChrWeiss - Adobe Stock

Tra i fronti tecnico-commerciali che più si mostrano in espansione nel settore della nutrizione vegetale vi è senza dubbio quello dei biostimolanti. Questa classe di prodotti influenza infatti le colture agrarie andando oltre il concetto abituale di "nutrizione", apportando anche componenti benefiche al metabolismo vegetale. Ciò porta a un maggior rigoglio nelle condizioni ambientali standard, trasformandosi in una difesa robusta nelle condizioni di stress.

Inoltre, i biostimolanti influenzano positivamente le fasi più delicate delle colture agrarie, specialmente in frutticoltura ove la fioritura e la successiva allegazione sono momenti chiave per l'ottenimento di produzioni soddisfacenti.

Di biostimolanti se ne annoverano di molteplici origini, venendo estratti da matrici vegetali e animali, ma ve n'è di un tipo che ultimamente sta furoreggiando nei cataloghi delle aziende, ovvero quelli contenenti estratti algali di molteplice natura.

La più nota e diffusa fra tali alghe marine è indubbiamente Ascophyllum nodosum, della famiglia delle Fucacee, ovvero la medesima del Fucus serratus, anch'esso catalogabile come alga bruna e presente nell'Atlantico settentrionale. A queste si aggiunge Laminaria digitata, alga bruna della famiglia delle Laminariaceae, nota anche con il nome comune di Oarweed, letteralmente "erba a forma di remo" che cresce nella zona sublitorale dell'Oceano Atlantico settentrionale. Infine Ekclonia maxima, nota anche come Bamboo marino, proveniente invece dal sud del mondo.

Da tali alghe si possono estrarre, meglio se a freddo, importanti sostanze nutritive e stimolanti, come polifenoli, vitamine, alginati, mannitolo, aminoacidi e pigmenti, ai quali si aggiungono anche citochinine, auxine e betaine.

La più gettonata fra le alghe, come detto, pare essere Ascophyllum nodosum, o alga norvegese, la quale cresce a ridosso delle coste atlantiche che spaziano appunto da quelle norvegesi a quelle settentrionali dell’Irlanda. La raccolta manuale ne assicura la sostenibilità ambientale, mentre il successivo trattamento a freddo garantisce il massimo della qualità del prodotto finito.

Altra soluzione viene offerta da Ecklonia maxima, specie autoctona degli oceani meridionali. Si trova infatti per lo più lungo la costa atlantica dal Sud Africa al nord della Namibia, ove domina le acque a ridosso della costa colonizzando il fondale fino a profondità di circa otto metri con delle vere e proprie foreste. Dai fondali le lamine si allungano fino alla superficie, ove galleggiano grazie a vistosi pneumatocisti, ovvero delle vescicole colme d'aria. In tal modo Ecklonia maxima può massimizzare la propria fotosintesi. A titolo di curiosità, questa alga viene utilizzata anche per l'allevamento dell'Abalone, un frutto di mare tipico dell'Oceano Pacifico ma ora allevato anche in Spagna.

Del resto, dalle alghe brune si ottengono talvolta anche prodotti per la cosmesi e la cura della persona. In agricoltura, invece, dalle alghe brune si ricavano fitoregolatori naturali che possono fare la differenza, soprattutto nei momenti più critici della stagione. La cura e il rispetto per le loro "praterie", quindi, è il primo passo per la sostenibilità di tale nuovo business. Perché quando la domanda di una classe di prodotti aumenta, diventa indispensabile pensare da subito alla preservazione delle risorse.