Circa 600 frutticoltori hanno partecipato a Cles alla tradizionale giornata tecnica 'La frutticoltura nelle valli del Noce' organizzata dalla Fondazione Edmund Mach di San Michele all'Adige in collaborazione con Melinda.

Dalla varietà Evelina all'esperienza della coltivazione biologica, dalle strutture di sostegno dei nuovi impianti frutticoli alla carta dei suoli come strumento di gestione del territorio, dal problema 'bostrico' che nel 2011 ha interessato numerosi frutteti delle Valli del Noce al risultato del monitoraggio scopazzi.

Queste le principali tematiche affrontate dai tecnici del Centro trasferimento tecnologico che hanno fornito anche quest'anno al mondo frutticolo importanti suggerimenti e indicazioni pratiche per affrontare la nuova annata agricola. L'incontro, introdotto da Gastone Dallago, responsabile dell'Unità frutticoltura del Centro Trasferimento Tecnologico, è stato moderato dal tecnico Fabrizio Dolzani.

 

Scopazzi sotto controllo

L'indagine presentata da Fabrizio Dolzani ha interessato 311 ettari in provincia di Trento di cui 148 nelle Valli del noce. La situazione generale è complessivamente soddisfacente. Sul portainnesto M9, che interessa ormai l'84% degli impianti, dopo aver aggiunto punte del 4% su Golden nei primi anni 2000, la percentuale nel 2011 si attesta mediamente attorno allo 0,23% sulla stessa varietà. Ribadita, inoltre, l'importanza dell'estirpazione delle piante infette per ridurre al minimo l'inoculo.

 

Strutture di sostegno per i nuovi frutteti

Matteo de Concini e Piergiorgio Ianes hanno spiegato che per i nuovi frutteti, caratterizzati da piante altamente produttive e dotate di scarso apparato radicale, è fondamentale realizzare adeguate strutture di sostegno. Molto spesso questo aspetto viene trascurato soprattutto per banali errori in fase di ancoraggio dei pali di sostegno. Bloccare bene l'impianto longitudinalmente e trasversalmente è una condizione importante per evitare che impianti interi o singoli filari possano cadere, con conseguente compromissione della produzione e delle piante, come è accaduto nel 2011 nel periodo di pre-raccolta a seguito di giornate molto ventose.

 

La varietà Evelina e le Valli del Noce

Maurizio Chini, Gianluca Giuliani e Luigi Tolotti hanno parlato di Evelina, una varietà che può risultare interessante per la Valle di Non sia per le sue caratteristiche agronomiche, sia perché la sua diffusione permetterebbe di arricchire l'assetto varietale di Melinda. Si tratta di una mutazione di Pinova con caratteristiche di colorazione e brillantezza tali da averne permesso la registrazione europea come varietà a sé stante. La pianta mostra una buona e costante produttività che si aggira attorno ai 650-700 quintali ad ettaro. L'ambiente adatto è rappresentato da terreni con buon franco di coltivazione, buona fertilità e buona esposizione e la varietà si adatta a gran parte delle zone della Val di Non ma riesce a sviluppare meglio le sue caratteristiche nelle zone di medioa/alta collina. 

La gestione agronomica è piuttosto simile a quella della Golden sia per quanto riguarda la concimazione, la potatura che per il diradamento. Le principali problematiche fitosanitarie sono l'oidio e i marciumi da conservazione; ha invece una bassa sensibilità alla ticchiolatura che permette una riduzione dei trattamenti soprattutto nel periodo estivo.

 

La carta dei suoli

Giacomo Sartori, Gianluca Giuliani, Manuela Schgraffer e Fabrizio Dolzani hanno illustrato la carta dei suoli che fornisce indicazioni sulla gestione della risorsa idrica, le lavorazioni e la nutrizione delle colture. Nel corso del periodo 2006-2011 è stata realizzata la cartografia a scala 1:20.000 dei suoli agrari della Valle di Non e della bassa Valle di Sole. Lo studio ha previsto 1100 trivellate e 222 profili pedologici dai quali sono stati prelevati 692 campioni di superficie e di profondità per le analisi di laboratorio che a sua volta hanno compreso un set molto completo di analisi chimiche e fisiche, idrologiche. La carta dei suoli prevede 10 sovraunità di paesaggio, 50 unità di paesaggio, e 158 unità cartografiche. Tutte le informazioni relative ai suoli sono stoccate in una apposita banca dati.

Biolago e Bioluc

Stefano Bott, Mario Springhetti e Roberto Torresani hanno presentato due esempi positivi di coltivazione  biologica nelle realtà di Biolago di Vervò e Bioluc di Denno. La prima è nata come cooperativa nel 2001 ed è stata trasformata in società agricola semplice nel 2006. Attualmente è formata da 26 soci proprietari di circa 23 ettari coltivati a melo con metodo biologico. La Bioluc, seguendo lo stesso processo, è oggi costituita da 7 soci che fanno capo a una superficie di circa 2,5 ettari. Nella realtà di Denno si è scelto di investire tutta la superficie a Renetta Canada, ponendo particolare importanza alla sua 'rusticità', mentre a Vervò prevale la Golden Delicious (48%). Positivi i risultati (2004-2011) sia sul fronte quantitativo che qualitativo con una produzione media di 50-60 ton/ettaro; qualche problema di alternanza si è riscontrato su Fuji e Renetta Canada. La resa economica è stata comunque più che soddisfacente per tutte le varietà. Anche la difesa fitosanitaria ha fornito risultati positivi.

 

La Fondazione Mach contro i bostrici del melo

Andrea Branz, Cristian Defant e Cristina Salvadori hanno spiegato che nel 2011 la forte diffusione di bostrico ha portato a impostare un'attività di studio e sperimentazione. Dall'indagine è emerso che la popolazione è in realtà costituita da diverse specie: Xyleborus dispar, Xyleborus saxesenii, Xylosandrus germanus e lo Scolytus rugulosus. Si è visto inoltre che l'inizio del volo avviene già in marzo dopo alcuni giorni con temperature superiori ai 14-16°C e che l'entità della presenza è condizionata dall'andamento meteorologico del periodo. E' inoltre stato evidenziato che l'alcol è quello che permette la cattura di un maggior numero di insetti. Interventi con prodotti insetticidi al momento non sembrano essere efficaci. Per la prossima primavera sarà importante contenere al meglio la popolazione del bostrico e mettere in atto le migliori tecniche colturali per mantenere in buono stato vegetativo le piante e estirpare quelle già gravemente attaccate. Si ripropone la cattura con trappole ad alcol e verrà inoltre sperimentata in una zona del Comune di Nanno di circa 20 ettari una nuova trappola caricata con l'alcol.