Tra una fandonia e l'altra

Allevamenti che inquinano più dei trasporti, il latte che danneggia la salute, il vino che fa male, è un moltiplicarsi di attacchi al buon cibo. Utile all'avanzata degli alimenti alternativi, favoriti dalle etichette a semaforo

Angelo Gamberini di Angelo Gamberini

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Una selezione degli argomenti pubblicati nella settimana fra il 22 e il 28 novembre

Le false verità

"Allevare animali e coltivare la terra sono le attività più inquinanti per il pianeta". Affermazione molto discutibile, ma Luca Vinciguerra lo scrive su "Affari e Finanza", il dorso dedicato all'economia che accompagna il quotidiano "La Repubblica" del 22 novembre.
Il perché di questa affermazione, che a forza di ripeterla sembra vera anche ai professionisti dell'informazione, prende spunto dalle recenti decisioni prese a Bruxelles in merito alla possibilità di utilizzare gli insetti nell'alimentazione dell'uomo, oltre che in quella degli animali.
Se in passato ci fu molta resistenza all'introduzione di nuovi alimenti, come avvenuto per pomodori, patate e persino per il mais, per questa nuova trasformazione dei gusti alimentari abbiamo a disposizione meno tempo.
Tutta colpa della crescita demografica e della necessità di nutrire un pianeta sempre più affollato.

Gli insetti, alimenti ad elevato contenuto proteico, si legge nell'articolo, potrebbero rappresentare una valida soluzione alla fame di proteine.
Dalla parte degli allevatori e degli alimenti tradizionali si schiera Luigi Scordamaglia, consigliere di Filiera Italia, ricordando che azzerare la produzione di bovini in Europa sarebbe una mossa controproducente anche sotto il profilo ambientale.
Condivisibili le affermazioni che concludono l'articolo, ricordando che l'innovazione tecnologica giocherà un ruolo chiave per aumentare la produzione agroalimentare, riducendone al contempo l'impatto ambientale.


Nutriscore, l'Antitrust dice no

Prosegue la campagna portata avanti dall'Italia e da pochi altri per evitare che a Bruxelles si decida di adottare il Nutriscore per etichettare gli alimenti e dare loro una pagella di salubrità.

Questo modello di etichettatura, noto anche come etichetta a semaforo, rischia di mettere fuori gioco alcune eccellenze italiane, favorendo al contempo alimenti iper processati e di dubbia salubrità.
Partendo dalla constatazione che alcune catene distributive già utilizzano questa formula per etichettare alcuni prodotti alimentari, l'Antitrust ha deciso di intervenire.

Il timore, come spiega Maurizio Tropeano su "La Stampa" del 23 novembre, è che questa formula di etichetta possa essere percepita dal consumatore come una valutazione sulla salubrità di un determinato prodotto, a prescindere dalle esigenze complessive di un individuo.
Inoltre il consumatore può essere indotto ad attribuire erroneamente proprietà salutistiche a taluni alimenti.   
L'istruttoria dell'Antitrust, ricorda infine l'articolo, può rafforzare la battaglia che l'Italia conduce a livello europeo per bloccare l'obbligo di introduzione di questo sistema a livello comunitario.

L'articolo non fa cenno, ma è opportuno ricordare che anche il padre del Nutriscore, il francese Serge Hercberg, ha recentemente ammesso i limiti della sua proposta.


Stop al sottocosto

Risale al 2012 la normativa con la quale veniva prescritto che le cessioni di prodotti agricoli dovessero essere precedute da contratti in forma scritta.
Ora il decreto di attuazione di una direttiva comunitaria contro le pratiche scorrette manda in soffitta quella normativa, aggiornandola.
Le novità contenute nel decreto legislativo approvato il 4 novembre dal Consiglio dei ministri, sono elencate nell'articolo a firma di Francesco Giuseppe Carucci, pubblicato su "Il Sole 24 Ore" del 24 novembre.

Come precisato già nelle prime righe dell'articolo, sfuggono alla norma le vendite dirette al consumatore, come pure i conferimenti di prodotti da parte di agricoltori alle cooperative o alle organizzazioni dei produttori delle quali siano soci.

In questi casi non occorre un contratto scritto, che invece è necessario quando la vendita avviene a corpo e non a misura, come classicamente si verifica quando l'acquirente corrisponde un prezzo per raccogliere i prodotti senza garanzia di un quantitativo preciso che deriverà dalla raccolta stessa.
La norma prevede fra l'altro che in caso di consegne periodiche il pagamento avvenga entro 30 giorni se si tratta di prodotti deperibili.
Particolare importanza assume il divieto di praticare prezzi inferiori ai costi di produzione.
Il parametro al quale si dovrà fare riferimento è quello dei costi medi di produzione calcolati da Ismea. 
A vigilare su tutto è l'Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi del ministero per le Politiche agricole.


Attenti alla Pac

In questi giorni il Parlamento europeo ha dato il via libera definitivo alla riforma della politica agricola comune (Pac), argomento sul quale si sofferma con un lungo articolo Anna Maria Capparelli sulle pagine del "Quotidiano del Sud" in edicola il 25 novembre.
Gli Stati membri, come si spiega nell'articolo, potranno beneficiare di grande flessibilità nell'impiego dei sostegni comunitari, ma si rende necessaria la predisposizione di piani strategici nazionali da presentare entro fine anno, ma l'Italia rischia di arrivare in ritardo.
I soldi a disposizione ammontano a oltre 386 miliardi di euro per il periodo fra il 2021 e il 2027, e assorbiranno quasi il 32% del budget totale dell'Unione Europea.

All'Italia sono destinati circa 50 miliardi come in passato. I cambiamenti più importanti riguardano i diritti all'aiuto per ettaro, argomento sul quale si sofferma l'europarlamentare Paolo de Castro. Scatta infatti l'obbligo alla convergenza interna, termine con il quale si definisce la riduzione entro il 2027 del differenziale di pagamento tra gli agricoltori.
Nella pratica si trovano infatti situazioni di grande disparità fra chi percepisce aiuti significativi per produzioni che magari non esistono più, mentre altre aree produttive ottengono solo pochi spiccioli.
A trarre i maggiori benefici da questa ridistribuzione saranno probabilmente le regioni meridionali che in questi anni hanno ricevuto meno.
Grandi opportunità per il Sud anche per quanto riguarda il biologico, che stando agli obiettivi del Green Deal dovrà raggiungere entro il 2030 il 25% delle superfici agricole europee.
L'articolo si conclude ricordando le sfide ancora da affrontare e fra queste il contrasto al Nutriscore e ai finanziamenti per la carne ottenuta in laboratorio.


Le promesse della fotosintesi

È un interessante articolo sui misteri della fotosintesi clorofilliana quello che Massimo Sideri firma il 26 novembre sulle pagine del "Corriere della Sera" dedicate all'innovazione.
Citando alcuni fra i massimi esperti di questo argomento, si ricorda che la riproduzione del processo della fotosintesi in condizioni artificiali potrebbe aprire campi del tutto nuovi in un mondo che ha sempre maggiore necessità di energia e che per ora non ha trovato di meglio che affidarsi prima al carbone e poi al petrolio.

La ricerca di sistemi artificiali in grado di replicare il processo fotosintetico, utilizzando risorse rinnovabili come la luce visibile e l'acqua, promettono scenari interessanti nella generazione di idrogeno verde e valorizzazione di anidride carbonica in processi eco sostenibili.
Si è solo all'inizio e la strada da percorrere è ancora lunga, ma intanto, come si legge nell'articolo, le esperienze sperimentali hanno valso l'attribuzione del premio "Lombardia è Ricerca" a chi si sta occupando di questa materia.


Il latte non latte

I cancelli del quartiere fieristico cremonese, dopo la chiusura forzata dello scorso anno, si sono riaperti in occasione delle fiere zootecniche internazionali, dove si sono incontrati i principali protagonisti della filiera del latte.

Pochi i giornali che si sono occupati di questo appuntamento, con l'eccezione di "Libero" del 27 novembre, che con la firma di Matteo Sportelli dedica un articolo al tema del latte e degli aspetti di mercato.
L'argomento è stato al centro di alcuni incontri e seminari, nei quali si è anche parlato della concorrenza che nei riguardi del latte vero e proprio viene esercitata da alcuni prodotti alternativi a base vegetale.

Questi pretendono di vantare, cosa ancora da dimostrare, un minore impatto ambientale rispetto al latte, ma indubbiamente mancano delle proprietà sensoriali e nutrizionali del latte vero, inclusi aminoacidi essenziali e proteine nobili.
L'articolo offre spazio alle dichiarazioni dell'assessore lombardo all'agricoltura, Fabio Rolfi, che rimarca l'importanza di creare momenti di incontro, come quello cremonese, volti a raccontare gli straordinari progressi dei nostri allevatori in quanto a sostenibilità, benessere animale, innovazione e sicurezza alimentare.
Argomenti tanto più importanti in un periodo in cui sono sotto attacco le produzioni zootecniche da parte di alcuni portatori di interessi.


I record del vino

Siamo i primi al mondo per volume di vino esportato, ma la Francia, che pure esporta una minore quantità, ci supera in quanto a valore.
Una differenza fra i prezzi dei vini italiani e quelli francesi che non trova giustificazione sotto il profilo della qualità.
Lo afferma Micaela Pallini, presidente di Federvini, intervistata da Carlo Ottaviano per le colonne de "Il Messaggero" in edicola il 28 novembre.
Significativo il confronto fra i francesi rossi di Bordeaux, che escono a 14 euro al litro, contro i nostri rossi piemontesi, che faticano a superare i nove euro e quelli toscani che non arrivano nemmeno a otto euro.

Ci si può tuttavia consolare con l'aumento delle vendite di vino, che nei primi nove mesi del 2021 sono cresciute del 6,1%, sfiorando i 2 miliardi di euro.
Sul mercato statunitense in particolare le importazioni italiane sono cresciute del doppio rispetto ai vini spagnoli e del triplo rispetto a quelli francesi.
Sono questi alcuni dei dati appena sfornati dall'Osservatorio economico di Federvini, in collaborazione con Nomisma e Trade Lab.
Il settore gode dunque di buona salute, ma non mancano alcune preoccupazioni per l'offensiva internazionale nei confronti dei nostri prodotti che punta alla demonizzazione e al protezionismo senza distinguere tra consumo corretto e abuso.
L'articolo si conclude ricordando che anche il settore degli aceti vanta numeri positivi, con un complessivo aumento dell'export grazie soprattutto al traino del balsamico di Modena, che vanta da solo un fatturato di 846 milioni di euro.


"Di cosa parlano i giornali quando scrivono di agricoltura?"

Ogni lunedì uno sguardo agli argomenti affrontati da quotidiani e periodici sui temi dell'agroalimentare e dell'agricoltura, letti e commentati nell'Edicola di AgroNotizie.

Nel rispetto del Diritto d'Autore, a partire dal 23 novembre 2020 non è più presente il link all'articolo recensito.

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