Corpo 8, fandonie sugli allevamenti

Accuse ingiustificate alla zootecnia. Mercati travolti dal virus. Manodopera, molte proposte, poche soluzioni. Furti nelle campagne. E ora si teme la siccità. Questi alcuni degli argomenti affrontati da quotidiani e periodici sui temi dell'agroalimentare dal 10 al 16 aprile

Angelo Gamberini di Angelo Gamberini

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Corpo 8 è la dimensione del carattere di stampa che con maggiore frequenza si incontra sui quotidiani

In breve

  • Ancora indice puntato sugli allevamenti intensivi, con accuse prive di fondamenta scientifiche. Allevatori accusati, invece di essere ringraziati per il loro lavoro.
  • Tra gli "effetti secondari" del coronavirus, le difficoltà per i trasporti e l'aumento dei costi. Ma è boom per i limoni.
  • C'è mancanza di alcol a scopi sanitari e si propone di rimediare distillando il vino in eccedenza nelle cantine.
  • Crescono i furti nelle campagne, ma cambia la loro finalità. Ora si rubano anche i polli.
  • La mancanza di manodopera continua ad essere un problema. Ma ci si divide sulle possibili soluzioni. Intanto chi è disoccupato lancia la sua candidatura.
  • Il riso italiano raccoglie il via libera di Pechino per giungere sulle tavole dei cinesi.
  • Confermato l'accesso alla liquidità promessa dal "Cura Italia". Via libera da Bruxelles alle risorse non spese.
  • Fra le conseguenze dei cambiamenti climatici anche una ridotta piovosità rispetto alle medie stagionali. E si teme per la siccità.
  • Xylella, ancora lei. Ora avanza verso Nord e colpisce oltre agli olivi anche oleandri e mandorli.

Questi sono solo alcuni degli argomenti incontrati sui quotidiani in edicola in questi ultimi giorni. Vediamoli più in dettaglio di seguito.


Zootecnia sotto attacco

Ha fatto molto discutere una recente trasmissione televisiva nella quale con ardite argomentazioni si è cercato un nesso fra presenza di animali, inquinamento e diffusione del coronavirus.
Dalle pagine del giornale cremonese “La Provincia” del 15 aprile è intervenuto Giuseppe Pulina dell’Università di Sassari per bocciare queste tesi prive di ogni fondamento scientifico.

Nello stesso giorno gli ha fatto eco “La Libertà” di Piacenza, parlando di un attacco ingiustificato a un settore che sta lavorando per produrre alimenti.
Nel dibattito è poi intervenuto il “Giornale di Brescia” per sostenere la completa infondatezza delle tesi che mettono in relazione lo spandimento dei liquami con il dilagare del virus.

Il 16 aprile scende in campo "Cronache di Caserta" per dare voce ad Agrinsieme per una corale critica ai contenuti del programma televisivo, ricordando come numerosi studi scientifici siano concordi nell'escludere la trasmissione del Covid-19 da parte degli animali in produzione zootecnica.


Conseguenze del coronavirus

Fra gli effetti "secondari" del Covid-19, “Il Levante” del 10 aprile segnala la maggiore presenza in Liguria di animali selvatici che continuano ad arrecare sensibili danni alle colture.
Gli stessi problemi sono segnalati il 16 aprile da "Il Centro", che rilancia il grido di allarme per i danni causati in particolare dai cinghiali nelle campagne della provincia di Teramo.

L'aumento dei costi di trasporto legato alle difficoltà nella circolazione delle merci, come spiega “Il Sole 24 Ore” del 15 aprile, si sta riverberando sul prezzo del pomodoro di Pachino, che per giungere sui mercati del Nord deve sopportare spese aumentate del 20%.

Situazione analoga si verifica per il latte.  A spiegarlo è ancora “Il Sole 24 Ore”, dell'11 aprile questa volta, citando i dati di Assolatte, secondo la quale i costi per l'esportazione sono aumentati del 30%.

Sui limoni la pandemia da coronavirus si manifesta con un sensibile aumento dei prezzi.
Il motivo, stando a quanto scrive “Il Mattino”, è legato alla convinzione che l'elevato contenuto in vitamina C di questo frutto possa consentire un aiuto nel prevenire l'infezione.

La forte richiesta di alcol a fini sanitari, che coincide con un calo del mercato del vino, spinge a proporre la distillazione delle eccedenze. La proposta, si apprende da “Italia Oggi” del 10 aprile, arriva dai produttori di Vo', il comune veneto dove si è avuto uno dei picchi della pandemia.

Altri "effetti secondari" si osservano sul mondo del lavoro e il “Corriere del Veneto” dell'11 aprile evidenzia che molte persone rimaste senza occupazione sono pronte a prestare il proprio aiuto per i lavoro dei campi e in particolare per le raccolte di stagione.


Alla ricerca di braccianti

Quello dalla carenza di manodopera per il lavoro dei campi continua a essere un problema diffuso, tanto che “Il Fatto” del 12 aprile segnala la mancanza di almeno 250mila braccianti.
Il Resto del Carlino” del 14 aprile puntualizza che i maggiori problemi si incontrano per la raccolta di fragole e di asparagi e la “Nuova Ferrara” del 12 aprile invita a realizzare un piano per reclutare i disoccupati ed avviarli al lavoro sui campi.

Chi si trovasse senza lavoro e volesse proporre la propria candidatura per il lavoro sui campi può consultare la “Gazzetta di Parma” del 14 aprile, che spiega come fare.
Nel frattempo, come si apprende da "Il Sole 24 Ore" del 16 aprile, è sfida fra le organizzazioni di settore nell'aprire piattaforme per l'incrocio fra la domanda di stagionali e l'offerta di manodopera subito disponibile.

Per risolvere il problema della mancanza di manodopera, c'è chi propone di regolarizzare gli immigrati.
Su questo tema “Il Foglio” del 15 aprile spiega le opportunità che deriverebbero da questa soluzione.
Ma è ancora “Il Foglio” che nella stessa giornata dà spazio alle motivazioni di chi è contrario a questa ipotesi.

Una possibile soluzione potrebbe essere rappresentata dalla reintroduzione dei voucher, che però non trova ovunque favorevole accoglienza e “La Stampa” del 15 aprile invita a fare chiarezza su questo tema, in un senso o nell'altro.

A parere del "Giornale di Brescia" del 16 aprile l'introduzione dei voucher sarebbe una scelta ideale per superare i vincoli imposti dalla burocrazia, ma la scelta della ministra per le Politiche agricole, Teresa Bellanova, criticata da "Libero" nello stesso giorno, sembra andare in altra direzione, privilegiando la regolarizzazione degli immigrati da avviare poi al lavoro nei campi.


Più furti nelle campagne

L'emergenza coronavirus ha contribuito ad acuire le difficoltà economiche delle fasce più deboli e forse anche per questo motivo si assiste a una recrudescenza dei furti di derrate agricole, come denuncia “Il Gazzettino” dell'11 aprile, lamentando che dopo aver registrato casi di furti di salami, ora a sparire sono gli asparagi.

Sembra di essere tornati agli anni '50, scrive “Libero” del 12 aprile, con il ritorno dei furti di galline, cosa che conferma “Avvenire” del 15 aprile, segnalando che oltre ai polli ora spariscono anche gli agnelli.

Sono furti "vecchio stile" quelli che invece denuncia la “Gazzetta del Mezzogiorno”, riportando la cronaca dei colpi ai danni dei vivai, dove spariscono preziose barbatelle di vitigni destinati alla produzione del Primitivo di Manduria.


I mercati

I danni conseguenti a questo aumento dei reati vanno ad aggiungersi a quelli di un mercato compromesso dalla pandemia virale che ha frenato la corsa del vino, tanto che “Il Monferrato” del 10 aprile parla di un settore a rischio crack, con previsioni di una flessione in aprile prossima al 70%.
Problemi sul fronte delle esportazioni sono segnalate da “Il Sole 24 Ore”, in particolare per cereali e legumi.

In compenso è di questi giorni il via libera da Pechino per il nostro riso, che ora potrà giungere sulle tavole dei cinesi.
La notizia arriva da “La Stampa” dell'11 aprile, che ricorda come l'accordo siglato in questi giorni riguarda le varietà più pregiate, come Carnaroli, Arborio e S.Andrea.
Il "Corriere della Sera" del 16 aprile entra in dettaglio nei contenuti di questo accordo, ricordando tuttavia che l'attuazione pratica potrebbe subire un ritardo in conseguenza dell'emergenza sanitaria in atto.

Chi paga uno dei prezzi più alti all'emergenza coronavirus è il settore lattiero caseario.
La caduta del prezzo del latte, denuncia la “Gazzetta del Mezzogiorno” del 14 aprile, sta mettendo in ginocchio gli allevatori.
 

Occorrono soldi

Per fronteggiare le ripercussioni economiche dell'emergenza sanitaria sono state messe a punto dal Governo alcune iniziative tese a favorire la liquidità delle aziende produttive.
In un primo momento si temeva che da queste provvidenze fosse esclusa l'agricoltura, ma come anticipa “Il Sole 24 Ore” dell'11 aprile, l'articolo 1 del decreto legge 23/2020 precisa che anche le imprese agricole possono accedere ai finanziamenti garantiti dallo Stato.

Ancora “Il Sole 24 Ore” torna il 14 aprile sul tema dei fondi destinati all'agricoltura. Si conferma così l'allargamento ai fondi per lo sviluppo rurale (Feasr) della flessibilità accordata dalla Commissione europea per l'utilizzo immediato delle risorse 2014-2020 non ancora spese.

Per fronteggiare la crisi che ha investito in particolare il settore della carne, del vino e della frutta, la ministra Bellanova precisa dalle pagine di “Italia Oggi” del 15 aprile che il "Cura Italia bis" contemplerà anche questi settori.

Nel frattempo il settore florovivaistico della Liguria, fra i più compromessi dal blocco dei commerci, chiede dalle pagine de “Il Secolo XIX” del 12 aprile che la regione dia avvio alle procedure per dichiarare lo stato di calamità.


Rischio siccità

L'agricoltura è chiamata a fronteggiare anche le conseguenze dei cambiamenti climatici, che dopo l'altalena delle temperature, ora si manifesta con una inusuale carenza di piogge e una conseguente siccità.
Il problema, segnala “Il Resto del Carlino” dell'11 aprile, si presenta con maggiore intensità nelle aree collinari.

Situazione analoga in Veneto, scrive la “Tribuna di Treviso” del 15 aprile, dove le aree pedemontane sono quelle che risentono maggiormente della mancanza di acqua.
Il problema appare tuttavia diffuso anche in altre aree a causa della mancanza di piogge, che risultano dimezzate rispetto alla media di questo periodo, come si apprende da “Avvenire” del 15 aprile.

In Emilia non è arrivata la pioggia, ma un forte vento che ha danneggiato molte le colture e in particolare quelle di cocomero.
Una fra le aree più colpite, si legge il 16 aprile su "Il Resto del Carlino", è quella del basso modenese, con venti di oltre 80 chilometri/ora.
 

Xylella, nuovi avvistamenti

Infine un aggiornamento sull'evolvere della Xylella sugli olivi. Il 10 aprile “Avvenire” avvisa che il patogeno sta continuando a minacciare altre specie vegetali oltre agli olivi.
Le analisi condotte negli ultimi giorni hanno rilevato altre 472 piante positive, fra olivi, lavanda, oleandri e mandorli fra Brindisi e Taranto.

Su questo argomento interviene il 15 aprile il “Nuovo Quotidiano di Puglia” che invita a non dimenticare, sulla scia dell'emergenza da coronavirus, quest'altra emergenza che da tempo imperversa sull'olivicoltura pugliese e che ora si sta spostando verso Nord.

Intanto i ritardi sul rispetto delle prescrizioni comunitarie per la lotta alla Xylella ci fanno rischiare altre sanzioni. A lanciare l'allarme è il "Corriere del Mezzogiorno" del 16 aprile, dove si ribadisce l'urgenza di espiantare le piante infette.

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