“Non abbiamo fatto in tempo a mettere in sesto la struttura dopo la scossa del 20 maggio e con quella del 29 i danni sono stati tali da costringerci ad abbattere il fienile del 1700, adibito a deposito per l’ortofrutta”.
Sono altre parole che testimoniano il dramma di un crollo improvviso, nel sisma che si è accanito a più riprese fra Emilia, Lombardia e Veneto.

Così, a San Rocco di Quistello, nel lembo di provincia virgiliana che si progressivamente incunea fra Modena, Ferrara e Rovigo, a farne le spese è stata l’azienda agricola di Giuliano e Lorenzo Calciolari, rispettivamente padre e figlio di 75 e 45 anni.
Una famiglia che da sempre vive di agricoltura e che da anni gestisce 11 ettari di terreno con colture tradizionali e tipiche: vitigno Grappello Ruberti per il lambrusco mantovano Doc, la pera mantovana Igp, la zucca mantovana (relativamente alla quale stanno per richiedere la de.co., la denominazione comunale), il melone bianco, i pomodori, l’anguria.

“La scossa del 20 ha dato la prima botta, danneggiando il fienile settecentesco di epoca benedettina – racconta Lorenzo Calciolari -. Nonostante le crepe, ci eravamo attrezzati per un recupero, dal momento che la struttura, perfettamente termo-isolata, serve come deposito per i nostri prodotti agricoli. Facciamo vendita diretta e partecipiamo, dalla primavera all’autunno inoltrato, ai mercati contadini e al circuito di Campagna Amica. Facciamo anche vendita diretta”.

Invece, la scossa del 29 maggio, 5.8 della scala Richter, ha polverizzato le speranze del recupero della struttura. “Il fienile è stata la parte dell’azienda che ne ha risentito di più, nonostante fosse stato restaurato nel 1995 – prosegue Calciolari -. C’erano crepe ovunque, la facciata si stava staccando dal fabbricato, il tetto stava implodendo all’interno, i pilastri erano inclinati al punto che abbiamo optato per la demolizione con urgenza. Alternative non ce n’erano”.



 
Ma proprio la necessità di avere una struttura efficiente, in grado di ospitare le produzioni della terra, ha spinto la famiglia Calciolari a procedere con la ricostruzione, senza aspettare le risorse stanziate dalle istituzioni. “Oggi abbiamo un ricovero leggermente più piccolo, anche se simile nello stile – specifica -. Abbiamo utilizzato molto legno, comprese le pannellature per la coibentazione; è tutto costruito secondo le disposizioni antisismiche. Ora siamo in attesa dell’agibilità”.

Per ripartire hanno contato esclusivamente sulle loro forze, vendendo un ettaro di terreno e chiedendo un finanziamento alle banche. Ma nel giro di tre-quattro mesi hanno raggiunto l’obiettivo.
Siccome la fortuna qualche volta aiuta gli audaci, dall’ente camerale mantovano sono arrivati anche i fondi, che naturalmente coprono solamente una parte dei 160mila euro anticipati. “Si tratta di un primo finanziamento di 30mila euro – specifica Calciolari – mentre per altri aiuti dipendiamo dall’ordinanza regionale”.

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