Nuovi studi su fertilizzazione, apicoltura e sicurezza alimentare

Agricoltura nel mondo - innovazioni, ricerche, novità. Selezione di notizie pubblicate su Internet

Francesca Bilancieri di Francesca Bilancieri

Questo articolo è stato pubblicato oltre 11 anni fa

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Stati Uniti - Apicoltura

La moria delle api? Un "mito": è la domanda ad aumentare

Un nuovo studio suggerisce che il numero delle colonie di api domestiche è globalmente in crescita, nonostante il recente collasso in Nord America ed Europa che ha causato notevoli preoccupazioni per la popolazione mondiale di api.

Il vero "problema delle api", dicono il professor Lawrence Harder dell'University of Calgary e il ricercatore argentino Marcelo Aizen, non è il loro numero, ma la crescente mole di lavoro che devono fronteggiare. Nel loro studio pubblicato su Current Biology, Auzen e Harder sostengono infatti la tesi che le api sono sempre più impiegate nell'impollinazione di colture quali lamponi, ciliegie, mango e mandorle: colture molto redditizie ma anche molto costose in fase di produzione. Si tratta dunque di una domanda aggiunta che rappresenta un problema economico e non biologico, sostengono i ricercatori, anche se la diffusione di colture dipendenti dalle api potrebbe porre dei vincoli ambientali in certe regioni.

"Il declino delle api osservato negli Stati Uniti e in Europa, spesso ricondotto a fenomeni non ancora chiari come il "Colony Collapse Disorder", potrebbe indurci a pensare che si tratti di un fenomeno globale" ha detto Marcelo Aizen "ma abbiamo scoperto che non è così". I ricercatori hanno basato i propri studi su dati della Fao, scoprendo che dal 1961 il numero di alveari di api domestiche è cresciuto di circa il 45%, con corrispondente aumento della produzione del miele; il problema è che, nello stesso periodo, le colture che richiedono impollinazione da parte delle api domestiche sono cresciute ancora più marcatamente, arrivando a ricoprire il 6,1% di tutta la produzione agricola nel 2006 (erano il 3.6% nel 1961). I ricercatori sostengono che questo aumento è stato causato da motivazioni economiche, in quanto si tratta di colture molto redditizie. Il cambiamento ha portato con sé anche dei costi ambientali non indifferenti, sostengono, in quanto la produzione di queste colture ha un notevole impatto sugli habitat naturali, e le api stesse sono considerate una specie invasiva quando introdotte in un ambiente naturale. "Questi costi ambientali vanno tenuti in considerazione durante lo sviluppo e la gestione di pratiche agricole" hanno scritto i due studiosi.

Lo studio ha sollevato reazioni contrastanti nella comunità scientifica internazionale; ulteriori indagini sono necessarie per giungere a certezze generalmente condivise riguardo alla presenza delle api e al loro ruolo nelle pratiche agricole, tanto che Rob Currie, un esperto di api che non ha preso parte alla ricerca di Harder e Aizen, invita alla prudenza e a "non sottovalutare questa delicata questione".

Fonte: CBC
via Agriculture News

 

Gran Bretagna - Vivaismo e sementi

Più profitti dalla pericoltura: la novità viene dalla Gran Bretagna

Una tecnologia dal costo di 30.000 sterline viene utilizzata dagli scienziati inglesi per perfezionare un nuovo metodo per coltivare le pere. Il segreto è la densità della distribuzione delle piante, in grado di assicurare più frutti per ettaro. Gli scienziati dell'East Malling Research (EMR) nel Kent, in Gran Bretagna, hanno condotto l'esperimento su una varietà di pere molto comune in Inghilterra, la Conference, utilizzando tecnologie sperimentate per la prima volta nei Paesi Bassi. Hanno creato un campo allestito per produrre 55 tonnellate di pere per ettaro entro un anno. Questo, comparato alle circa 22 tonnellate prodotte usando metodi tradizionali, è chiaramente un grande passo in avanti.

Il "segreto" sembra essere semplice: i campi tradizionali si basano sulla pioggia, ma usando specifici sistemi di irrigazione, la densità degli alberi può essere  aumentata notevolmente. Gli alberi vengono coltivati usando tecniche di potatura specifiche, in modo da lasciare solo quei rami che forniscono più frutti e massimizzare l'esposizione alla luce di ogni ramo.

I campi di pere sono in declino in Inghilterra a causa della spesa economica e del tempo richiesti da questa coltura, ma utilizzando questo nuovo metodo si potranno coltivare più alberi in una stessa area ed aumentare quindi i profitti.

Una corretta irrigazione è fondamentale per ottenere la massima resa dalla coltura: "I sistemi ad alta densità richiedono un certo investimento iniziale, ma il vantaggio di questo tipo di sistema è che si recuperano i costi molto più rapidamente che nelle strutture tradizionali" sottolinea Chris Atkinson, scienziato dell'EMR. "Normalmente bisognerebbe aspettare circa una generazione prima che un campo di pere possa raggiungere la sua massima produzione mentre qui ci aspettiamo un raccolto già il prossimo anno; il massimo della produzione verrà invece raggiunto tra circa 5 anni".

Fonte: International society for horticultural science

 

Svizzera - Fertilizzanti

Legame tra fertilizzazione e perdita della biodiversità vegetale

Il primo risultato della fertilizzazioni di pratico o altre aree coltivato ad erba è indubbiamente l'aumento della produzione; tuttavia, un effetto di non secondaria importanza è la diminuzione della biodiversità vegetale. Se il legame tra fertilizzanti e perdita della biodiversità era noto da tempo, solo recentemente una ricerca, condotta dal professor Andy Hector dell'Università di Zurigo, ha mostrato per la prima volta l'esatto meccanismo che conduce alla perdita di biodiversità in seguito alla somministrazione di fertilizzanti

Ogni specie sfrutta i nutrienti supplementari in modo diverso, con la conseguenza che alcune specie crescono molto più velocemente di altre, le quali a loro volta si ritrovano ad avere meno accesso alla luce e finiscono quindi per scomparire. Nel suo esperimento, il dottor Hector ha inserito come variante la luce artificiale, scoprendo che alti parametri di luce controbilanciavano gli effetti negativi della fertilizzazione e prevenivano la perdita di specie più deboli. Contrariamente a quanto si pensava in precedenza, è dunque la competizione per la luce, e non quella per i nutrienti del suolo, a determinare la perdita di alcune specie vegetali e dunque di biodiversità nell'ambiente: "l'aggiunta di nutrienti causa una competizione per la luce del sole che segue un principio che potremmo chiamare 'il vincitore prende tutto'" dice Yann Hautier, un altro studioso.

Il lavoro di Hector e del suo gruppo di ricerca ha implicazioni importanti per la gestione sostenibile dei prati e dei suoli, soprattutto se coltivati ad erba, e per lo sviluppo di politiche di conservazioni adeguate. "La nostra ricerca mostra che è necessario controllare l'arricchimento di nutrienti del terreno se si vuole conservare la biodiversità vegetale a lungo" conclude il professor Hector. 

Fonte: Science Daily

 

Stati Uniti -  Agrotecnologie

La quarta gamma è sempre più sicura

Le vendite dei prodotti di quarta gamma sono in crescita in tutto il mondo occidentale: merito sicuramente della convenienza e della freschezza dei prodotti, il cui successo non è stato influenzato negativamente dai molteplici allarmi relativi a patogeni alimentari talvolta associati a questi prodotti.

Per ridurrei i rischi,  sono stati adottati severi protocolli sanitari per la decontaminazione in post-raccolta; altrettanto importante è però prevenire la contaminazione in campo.

Ricercatori di diversi istituti americani (Rutgers University, University of California, Davis e University of Arizona) hanno sperimentato l'uso della proteina "harpin", una sostanza conosciuta per aumentare la resistenza delle piante alle malattie, prima del raccolto, su 3 diverse varietà di lattuga (Sniper, Desert Queen e Sahara). 

La "harpin" è stata distribuita secondo 3 diversi gradi di quantità e applicata a gruppi in ogni sito di coltivazione 5 giorni prima del raccolto. Un gruppo di controllo per ogni sito è stato trattato con semplice acqua di irrigazione. Subito dopo il raccolto, 6 cespi di lattuga per ogni gruppo sono stati immagazzinati in frigorifero per 3 ore prima di essere tagliati a pezzi e confezionati in buste di plastica sigillate. 

La qualità della lattuga è stata valutata a giudici ed esperti indipendenti basandosi su diversi punti che vengono considerati importanti per il consumatore e per gli standard igienici: qualità visiva generale, inscurimento dei bordi, colore, tasso di decomposizione, aroma, freschezza, odore e carico microbiotico. I risultati dell'esperimento variavano in base alla località di provenienza della lattuga (punteggi molto negativi corrispondevano a zone umide o ad alta piovosità), ma se è stato possibile individuare un effetto valido per tutti i campioni: l'utilizzo della proteina "harpin" ha migliorato il colore e ridotto i fenomeni di marciume e scurimento delle foglie. Inoltre, la somministrazione di alti livelli di proteina "harpin" nella giornata immediatamente precedente al raccolto sembra aver causato un aumento del 25% del livello di fenolo e del 40% di antiossidanti nelle foglie interne: un fenomeno molto interessante sul quale gli scienziati americani indagheranno al più presto.

Fonte: Science Daily

 

Stati Uniti - Vivaismo e sementi

Ciliegia, il 2009 sarà un anno record per il Nord Ovest americano

Il 2009 potrebbe essere l'anno dei record per l'industria della ciliegia nel Nord Ovest americano, previsto intorno ai 16 milioni di carton (l'unità di misura americana per le ciliegie) o forse anche maggiore.

"In effetti, non sarebbe male se Madre Natura sfoltisse un po' il raccolto" scherza Randy Eckert di Yakima Fresh, una delle maggiori compagnie di produzione della ciliegia nel Nord Ovest americano. "Ci sono tutti i presupposti per stabilire il record quest'anno". 

Se il 2008 era stato un anno problematico, con un crollo della produzione dovuto alle gelate, la stagione 2009 si preannuncia dunque abbondante, ma anche complicata dal fatto che il raccolto sembra indietro sulla tabella di marcia in quanto, ancora una volta, una primavera fredda ha ritardato la maturazione dei frutti di 7-10 giorni.

Ora i produttori americani guardano ai mercati asiatici per assorbire l'eccesso di produzione della stagione 2009, che verrà probabilmente spedita via mare, invece che per aereo come di consueto: una soluzione che permette di risparmiare sui costi di spedizione, elemento non indifferente vista la mole di prodotto preannunciata. 

Fonte: Fruitnet.com

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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