Lo stato fitosanitario è sicuramente uno dei fattori determinanti la redditività degli impianti peschicoli, per l'esistenza di numerosi patogeni capaci di compromettere sia la quantità che la qualità delle produzioni, se non addirittura la sopravvivenza della pianta stessa. Tra i patogeni della specie particolare attenzione va prestata a quelli trasmissibili con il materiale di propagazione, solitamente insensibili agli interventi curativi che il frutticoltore può mettere in atto quando si manifesta una malattia. Fra le principali problematiche fitosanitarie che affliggono la peschicoltura meridionale, alcune fanno registrare una crescente diffusione.

In particolare vengono ricordate alcune virosi, quali la Sharka che, nonostante la lotta obbligatoria, ha ormai invaso alcuni areali in maniera endemica, ed il mosaico 'latente' del pesco, causato dall'omonimo viroide la cui presenza è segnalata in maniera crescente anche in Italia meridionale. Nel primo caso, oltre a ricordare la necessità di non abbassare la guardia là dove la malattia è ancora sotto controllo, si segnala l'intensificarsi di programmi di ricerca che, nel verificare l'esistenza di fonti genetiche di resistenza al virus, guardano al miglioramento genetico come possibile soluzione per il futuro. Nel caso del viroide la soluzione va invece ricercata nella prosecuzione dei programmi di miglioramento sanitario mirati a diffondere esclusivamente materiali di propagazione sani.

Per quanto riguarda le malattie fungine, il clima estivo caldo e asciutto degli ambienti meridionali fortunatamente impedisce l'azione dannosa di numerosi funghi. In ogni caso conservano tutta la loro pericolosità anche nelle suddette condizioni ambientali: mal della bolla, marciume bruno, cancro dei nodi, oidio, impallinatura o vaiolatura, scabbia o ticchiolatura, gommosi parassitaria e marciumi radicali.

 

Approfondimento: problematiche fitopatologiche del pesco legate al terreno

Il Pesco (Prunus persica [L.] Batsch), al reimpianto, può presentare fenomeni dovuti a stanchezza del terreno e ad un aumento anomalo dei parassiti della coltura. Entrambe le cause possono produrre alterazioni degli equilibri del sistema che, una volta modificati, sono di difficile recupero. La stanchezza del terreno ha origine dal metabolismo anomalo della sostanza organica e rientra nel quadro più generale delle 'allelopatie'; termine coniato per indicare qualsiasi effetto, direttamente o indirettamente dannoso al vegetale quando l'impianto succede a se stesso. Il tutto accade a seguito dell'emissione di prodotti tossici (fitotossine), liberati in maniera persistente durante i processi di humificazione della sostanza organica, che si comportano da inibitori specifici per le piante. L'incompatibilità delle radici di una determinata specie ai prodotti del metabolismo dei suoi stessi residui è causa di stentato sviluppo, e talvolta morte, di piante successivamente poste a dimora. Le turbe parassitarie della sfera radicale, in campo generalmente evidenti nei primi anni di impianto, dipendono soprattutto da vari gruppi trofici di nematodi fitoparassiti (Meloidogyne spp., Pratylenchus spp., Macroposthonia spp. e Xiphinema spp.) ai quali appartengono specie che possono causare importanti ripercussioni sulla vita economica del pesco, da diversi funghi fitopatogeni (soprattuto Armillaria mellea (Vahl: Fr.) P. Kumm. e Phythophthora spp.) e da batteri (Agrobacterium tumefaciens (Smith e Towinsed) Conn).

In tale contesto le colture, trovando poche possibilità pratiche-applicative in una loro alternanza, sono sempre meno autonome ed i processi produttivi, soprattutto per il ricorso alla fumigazione dei terreni, sempre più costosi. I danni, quasi sempre ascrivibili a più cause spesso tra loro interagenti e con effetti sinergici, possono portare a morte le piante e, talvolta, sono di entità tale da non giustificare la convenienza economica della coltura. La complessità del quadro fitopatologico rende pertanto chiaro che la diagnosi dello stato fitosanitario dei suoli è essenziale se si vuole attuare una strategia di intervento appropriata. Appare evidente che i parassiti ipogei, come quelli epigei, vanno tenuti sotto controllo integrando i mezzi di difesa che devono essere opportunamente modulati alle specifiche problematiche aziendali. Lo studio presentato durante il VI convegno peschicolo di Caserta ha altresì analizzato alcune possibilità di difesa basate sul miglioramento della qualità dei terreni e sull'innalzamento della resistenza delle piante, sulle quali la ricerca è ad un buon livello di avanzamento, che potrebbero trovare facili consensi anche per il basso o nullo impatto ambientale.

 

 

Foto tratta dall'Atlante dei Batteri Fitopatogeni a cura di Marco Scotichini 

 

Adattamento di abstract delle relazioni presentate nel corso del VI Convegno peschicolo meridionale di Caserta, 6-7 marzo 2008, a cura di

Boscia D., Pollastro S., CNR - Bari

Principali problematiche fitosanitarie della peschicoltura meridionale

 

D'Errico F., Capriolo G., Università di Napoli Federico II

Le problematiche fitopatologiche del pesco legate al terreno
 

La redazione di Agronotizie ringrazia il Dott. Carmine Damiano ed il Prof. Claudio Di Vaio per la collaborazione

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