Innovazione genetica, tradizione fa rima con innovazione

Significato e potenzialità del genome editing sono stati i temi principali del convegno organizzato da Cia e Fondazione Eyu. Presentati anche i primi studi su frumento e vite

Alessandro Vespa di Alessandro Vespa

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Un momento del convegno 'Analisi economica degli effetti delle tecnologie di genome editing su alcune colture agricole italiane'

Come è possibile conciliare nell'agricoltura italiana tradizione e innovazione? Una risposta alla domanda è stata offerta a Roma da Cia-agricoltori italiani e Fondazione Eyu in un convegno dal titolo "Analisi economica degli effetti delle tecnologie di genome editing su alcune colture agricole italiane", organizzato presso la Sala Aldo Moro della Camera e che ha visto la partecipazione del presidente nazionale della Cia Dino Scanavino; del presidente del Conaf Andrea Sisti; del presidente della Commissione Agricoltura della Camera Luca Sani; di Michele Morgante e Francesco Marangon dell'Università di Udine, nonché della vicepresidente della Camera Marina Sereni e del viceministro delle Politiche agricole Andrea Olivero
 
Di genome editing, di cosa sia e quali potenzialità abbia, AgroNotizie si è già occupata nell'ultimo anno proprio intervistando in due occasioni Michele Morgante qui e qui. Si tratta in estrema sintesi di un metodo che permette di selezionare caratteristiche migliorative delle piante senza introdurre tratti estranei alla pianta stessa, come avviene invece per gli Ogm.
In un paese, come l'Italia, che ha scelto di essere 'Ogm-free', questa tecnologia sembra rappresentare il classico uovo di Colombo: la selezione delle piante non intacca la qualità né la tipicità delle nostre produzioni e delle nostre varietà locali, perché modifica del genoma della pianta solo il carattere desiderato.
Il genome editing (GE), - sottolineano Cia e Fondazione Eyu - dimostra che tradizione e innovazione possono andare a braccetto, anzi che il ricorso all'innovazione può permetterci di mantenere le nostre varietà tradizionali e la nostra competitività sui mercati, aumentando al contempo sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Tanto più che l'editing è una tecnologia semplice e di facile utilizzo, che non richiede grandi investimenti, quindi ideale per essere sfruttata sia dalla ricerca pubblica che dalle piccole imprese.
 
Disponibile solo da una manciata di anni, la tecnologia del GE comincia solo ora a poter essere valutata in maniera economicamente quantificabile. I primi studi su colture specifiche sono stati presentati nel corso dell'incontro e riguardano frumento e vite; le valutazioni hanno adottato una metodologia attenta agli effetti pubblici o collettivi (riduzione costi sociali) del GE, ossia dei benefici prodotti da tale agricoltura rispetto a quella convenzionale.
Per quanto riguarda il frumento, lo scenario nazionale tra il 2006 e il 2016 registrava in media superfici dedicate in prevalenza a frumento duro per oltre 1,9 milioni di ettari, con una produzione di 74,4 milioni di quintali. In termini di valore si sono registrate basse marginalità del duro rispetto al tenero e, tra i costi diretti, secondo i dati Ismea emerge l'incidenza delle concimazioni.

Nello stesso periodo la produzione media annua di uva è stata di 78,4 milioni di quintali, ottenuti su circa 748 mila ettari; si tratta soprattutto di uva da vino, che rappresenta il 92% delle superfici e l'84% delle produzioni e che, con 6,6 miliardi di euro in media nell'ultimo quinquennio, ci rende il secondo produttore di vino dopo la Francia (euro 9,7 miliardi). Il ricorso al GE in questi palcoscenici comporta diversi benefici legati prevalentemente alla matrice idrica e ai cambiamenti climatici, oltre in qualità e volumi produttivi. Stando a quanto evidenziato dallo studio condotto da Michele Morgante, Francesco Marangon e Antonio Massarutto dell'Università di Udine, l'impiego del GE ridurrebbe i costi di scarsità e  i costi ambientali legati alla matrice idrica, mettendo a disposizione di altri usi concorrenti l'acqua risparmiata dalle colture. Vantaggi ulteriori si avrebbero dalla riduzione nell'uso di fertilizzanti e prodotti fitosanitari, con conseguente decremento nella produzione di gas serra e residui dispersi nell'ambiente, ma anche con minori costi di produzione.

La domanda a cui il lavoro ha tentato di dare risposta non riguardava tanto le aree in cui le tecniche di GE avrebbero potuto dimostrarsi vantaggiose, quanto stabilire delle modalità scientificamente fondate per quantificare tali vantaggi. Nel caso della matrice idrica, a esempio, era necessario stabilire un valore per l'acqua che andasse oltre il prezzo a mq applicato dal gestore, e che tenesse conto del potenziale uso alternativo della risorsa anche in relazione alla sua disponibilità stagionale, della possibilità di traslare lungo la filiera il costo di scarsità fino al consumatore finale, ecc.. Per ognuna di queste variabili ci si è trovati nella necessità di prendere in considerazione ogni sottovariabile, ponendola poi in relazione con le sottovariabili delle altre categorie.
Dal calcolo emerge come in Italia, nella maggior parte dei casi, in annate normali il valore sia vicino allo zero e come, in caso di siccità, la competizione riguardi quasi esclusivamente gli usi agricoli. Tenendo conto dei parametri ottenuti e applicandoli al contesto produttivo di frumento e vite, si ottiene un beneficio annuo per il solo parametro idrico variabile tra un minimo di zero e un massimo di 155 milioni di euro.

Più dettagliato è il dato relativo alla riduzione dell'impiego di azoto consentito dal GE, che quantificato in euro è pari a 0,40 milioni per la barbabietola, 0,44 per la patata, 4,49 per la frutticoltura; 12,40 per la maiscoltura e e ben 19,58 milioni di euro nella coltivazione del frumento. Va segnalato che questi valori derivano da studi che hanno valutato il costo esterno dell'azoto in relazione alla qualità dei corpi idrici; andrebbero pertanto aggiunti i benefici derivanti dalla riduzione delle emissioni Ghg (Gas effetto serra).
"I risultati raggiunti, pur con i loro limiti, confermano che la tematica affrontata merita l'innalzamento dell'attenzione, in primo luogo da parte dei soggetti preposti al potenziamento della ricerca pubblica, in una prospettiva multidisciplinare", hanno dichiarato gli autori dello studio, che hanno definito 'fondamentale' garantire l'accessibilità alle nuove tecnologie in Europa e in Italia, e che l'Ue modifichi l'attuale normativa, distinguendo nettamente le metodologie GE dagli Ogm.

Sostanzialmente in linea con il "pensiero scientifico" i presidenti della Cia, Dino Scanavino e del Conaf, Andrea Sisti.
Scanavino ha sottolineato come soluzioni ai problemi durature e di prospettiva rappresentino un'esigenza degli agricoltori. Tecnologie come il GE, che offrono soluzioni concrete e tutelano la specificità dell'agricoltura italiana, rappresentano un successo di quella ricerca di innovazione a cui il settore deve guardare e che deve "guidare e non far discutere", ma che deve anche essere correttamente e sufficientemente divulgata, prevedendo fondi appositi in fase di finanziamento.
"In certi casi 'piccolo non è bello': quello che oggi conserva il territorio porta a un futuro di abbandono" ha detto Andrea Sisti. "La nuova Pac va discussa adesso. Se aspetteremo il 2021 saremo di nuovo in ritardo. L'attuale gestione basata sul binomio Pac/Psr ha di fatto tagliato le ali alla ricerca, che deve essere universale e omnicomprensiva. Il futuro della ricerca non è nella meccanizzazione, ma nella genomica, in grado di aiutare la conservazione della nostra biodiversità aumentando adattabilità e resilienza di cultivar altrimenti destinati all'abbandono".
 
Eterogenee le reazioni al tema dei politici presenti, con il viceministro del Mipaaf, Andrea Olivero, che non è apparso particolarmente entusiasta e ha preferito evidenziare che "ogni cambiamento deve essere guidato" e sottolineare l'importanza dell'evoluzione dell'agricoltura di precisione, che a suo dire "sta modificando i rapporti tra agricoltura e uomo".

Più focalizzati sul sostegno alla ricerca sono stati gli interventi di Marina Sereni e Luca Sani. "Dal Governo e dal Parlamento questa materia è stata trattata recentemente con una svolta significativa e positiva" ha commentato Marina Sereni. "Nella Legge di bilancio dello scorso anno abbiamo compiuto una scelta importante: 21 milioni di euro, destinati a un piano di ricerca straordinario, sia sul terreno delle biotecnologie, sia sull'immissione delle tecnologie digitali in agricoltura. A partire da questa scelta di fondo, il Governo ha poi proposto alle commissioni parlamentari uno schema di decreto: quindi abbiamo le risorse e l'atto di attuazione di quelle risorse. Uno stanziamento per la ricerca pubblica per migliorare la qualità delle nostre produzioni, per renderle più resilienti, resistenti alle minacce e ai cambiamenti climatici, per consumare meno acqua…per dare risposte di modernizzazione, di miglioramento della qualità del prodotto, della tutela della salute dei cittadini, della tutela dell'ambiente".

"Sul campo dell'innovazione e della ricerca si gioca molto del futuro dell'agricoltura italiana" ha dichiarato il presidente della Commissione Agricoltura della Camera, Luca Sani, che ha anche rivendicato il recupero da parte del Parlamento della consapevolezza del valore strategico nazionale dell'agricoltura e di tutto il lavoro normativo e di ristrutturazione del settore compiuto dal Governo, a partire dalla riforma degli enti pubblici del mondo agricolo per finire ai 21 milioni di finanziamento previsti dalla Legge di bilancio, ai quali la ricerca sulle biotecnologie ha accesso. Sani ha anche voluto evidenziare la necessità di sottoporre le tecniche GE a una valutazione politica e di compatibilità con le pratiche bio.

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Fonte: Agronotizie

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Tag: convegni innovazione ricerca acqua genetica tecnologia editing genetico

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