Vino, primato francese per il valore dell'export

La Francia tocca il record di fatturato da export nel 2015, con 8,3 miliardi di euro. I transalpini aumentano poi anche l'import di vino sfuso, secondi dietro solo alla Germania

Lorenzo Pelliconi di Lorenzo Pelliconi

Questo articolo è stato pubblicato oltre 3 anni fa

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Cresce il valore dell'export di vino francese
Fonte foto: © Igor Klimov - Fotolia

Dopo il record per l’export di vino made in Italy, il 2015 regala soddisfazioni alla Francia, che ha consolidato il proprio primato nella classifica dei vini più commercializzati al mondo. 14,1 milioni di ettolitri di vini esportati, per un controvalore di 8,3 miliardi di euro, in crescita del 7% rispetto all’anno precedente. Questi i dati analizzati da Wine Monitor, l’osservatorio di Nomisma sui mercati internazionali del vino, che evidenzia come il divario con le performance dei vini italiani all’estero rimanga ancora molto ampio.

L’Italia esporta 20 milioni di ettolitri, cioè il 41% in più dei francesi, ma in valore i transalpini ci distanziano, con il 54% in più in valore. I dati del prezzo medio all’export confermano infatti il dominio francese, con 5,84 euro/litro per i cugini d’oltralpe contro i 2,67 euro/litro dei nostri vini, valori che diventano pari a 16,87 euro/litro contro i 3,52 nel caso degli spumanti, dove lo Champagne detiene un grande strapotere. La tendenza è confermata anche per i vini fermi imbottigliati. Tuttavia, secondo Wine Monitor, il valore complessivo che separa l’export di vino francese da quello italiano non è però immutabile.

Bisogna sottolineare che fino a dieci anni fa questo distacco era molto più alto - spiega Denis Pantini, responsabile di Wine Monitor – nel 2006 la differenza era pari al 96%, praticamente l’export francese valeva il doppio di quello italiano, quando già allora esportavamo il 23% di quantità in più. Poi negli anni lo scarto si è ridotto, tanto che nel caso dei vini fermi questo divario è passato dal 42% al 25%, evidenziando sia un aumento dei volumi ma soprattutto una riqualificazione dei prodotti esportati”. 

L’export vinicolo made in Italy è composto per il 14% dagli sparkling, per il 61% dai vini fermi imbottigliati e per il rimanente 25% dagli sfusi. “Dieci anni fa il peso dei vini venduti in cisterna superava il 35% - sottolinea Pantini – mentre gli spumanti incidevano solamente per il 6%. Il cambio di passo nelle strategie produttive e commerciali delle imprese italiane è stato evidente”.

Parlando di cisterne, in questa comparazione vinicola tra i due principali produttori ed esportatori mondiali, non si può dimenticare come la Francia si distingue anche sul versante dell’import, essendo il secondo acquirente di vino sfuso dopo la Germania, con quasi 6 milioni di ettolitri importati contro i 9 dei tedeschi.
 

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Fonte: Wine Monitor Nomisma

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Tag: vino import/export prezzi mercati vitivinicoltura

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