Chi ha paura del Cigno nero?

Contro gli Ogm alcuni ricercatori americani hanno sviluppato la teoria del cosiddetto “Cigno nero”, ovvero la comparsa di mutanti che potrebbero causare la completa distruzione del mondo

Donatello Sandroni di Donatello Sandroni

Questo articolo è stato pubblicato oltre 3 anni fa

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La teoria del Cigno Nero: ovvero l'Armageddon causato dagli Ogm
Fonte foto: Dannmi2012 - Flickr

Può un evento rarissimo, con una probabilità infinitesima di verificarsi, accadere comunque e avere conseguenze disastrose per il mondo intero. Sì, in effetti la statistica non nega questa possibilità. Tale approccio può essere ovviamente applicato a ogni attività umana, dallo scendere le scale al mangiare una nocciolina. Quando però si parli di Ogm il "Principio di precauzione" balza ogni volta alla ribalta, anche quando le motivazioni siano discutibili.

La cosiddetta teoria del Cigno Nero prevederebbe infatti che, come in Natura può nascere un cigno nero anziché bianco, un evento rarissimo possa verificarsi comunque, basta allungare semplicemente la serie dei tentativi effettuati. Nozione di statistica abbastanza ovvia, in effetti. Ma cosa c'entra con gli Ogm?

Uno studio statistico lancia oggi un allarme gravissimo contro gli Ogm: un certo Nassim Nicholas Taleb, della School of Engineering della New York University, ha infatti prodotto una pubblicazione in collaborazione con Rupert Read (School of Philosophy, University of East Anglia), Raphael Douady (Institute of Mathematics and Theoretical Physics, C.N.R.S., Paris), Joseph Norman e Yaneer Bar-Yam (New England Complex Systems Institute). In essa sarebbero riportati calcoli e previsioni circa la possibilità che un Ogm possa sfuggire al controllo umano e, una volta mutato, diffondersi nell'ambiente fino a causare una rovina irreversibile e totale, come l’estinzione dell’Umanità e di ogni forma di vita sul Pianeta. In altre parole, potrebbe nascere fra gli Ogm il fatidico cigno nero. Anzi, se si prende un lasso di tempo sufficientemente lungo ciò avverrà sicuramente. Per tale ragione, secondo gli autori, si dovrebbero combattere duramente gli Ogm per ottenerne un bando totale a livello planetario. Il tutto, ovviamente, in nome dell’ormai più volte stuprato principio di precauzione.

Ma davvero gli Ogm potrebbero essere così devastanti come paventato? La risposta è no e per una serie di motivi fra loro differenti. In primo luogo, per miliardi di anni mutazioni casuali sono già avvenute in tutti gli organismi, creando nuove specie o modificandone profondamente altre. Virus, batteri, funghi, piante e animali non sfuggono a questa continua evoluzione. Basti pensare che nel dna degli afidi si è andato a inserire un gene che normalmente si trova in alcuni batteri simbionti che vivono all’interno dei loro corpi. In pratica, l’ospite ha acquisito dei geni che prima non possedeva ed è diventato a tutti gli effetti un organismo transgenico per via naturale. Il che non vuol dire affatto che ciò sia buona cosa: la Natura va a caso, mica pianifica e seleziona le mutazioni permettendo solo quelle positive. Chi conosce infatti l’Hiv, il virus dell’immunodeficienza acquisita, sa bene quanto sia stato difficile studiarlo a causa delle continue mutazioni che lo portavano a sviluppare forme sempre diverse, impedendo di fatto la creazione di un vaccino efficace. E casi come i summenzionati afidi e virus avvengono ogni giorno, in un numero impossibile da calcolare da tanto che è vasto e imperscrutabile per modalità ed effetti. Nonostante ciò, la vita sul Pianeta non si è affatto estinta e anche quando c’è andata vicina non è stato certo a causa di qualche orrorifico mostro mutante.
A meno che certi virus preistorici che stanno emergendo dai ghiacci causa Global Warming non portino con sé scenari da film catastrofista, ovviamente. 
 

Negli afidi si è già verificato il travaso di geni dal dna dei batteri loro simbionti ai cromosomi degli afidi stessi. Sono in pratica degli Ogm di derivazione naturale


Ma torniamo all’affascinante tesi del cigno nero e della paventata catastrofe transgenica. Innanzitutto, questo tipo di cigno non è poi così raro come si vorrebbe far credere. Una volta era una specie molto diffusa nell’emisfero australe ove poi decadde quanto a popolazione, fino a estinguersi come avvenne in Nuova Zelanda. Quindi, poveretto, a quanto pare è stato lui a sparire, più che far sparire altre forme di vita. Di certo, l’eventualità che fra gli Ogm nasca un cigno nero, ovvero un deviante, non è di per sé impossibile, come visto per gli afidi o per l’Hiv. Ma la cosa non implica necessariamente che tale mutazione sia foriera di un disastro biblico come paventato. Anzi, per assurdo, potremmo anche ipotizzare che il nuovo Ogm sia per noi e per il Pianeta un’opportunità imperdibile, un po’ come quando una pianta di patate di 10mila anni fa si ritrovò nel genoma quattro geni batterici che la fecero diventare dolce e commestibile.

Appurato quindi che una mutazione imprevista, che avvenga in un organismo manipolato o meno, tutto vuol dire tranne che si estinguerà la vita sulla Terra, divertiamoci ora a vedere quanti sono gli Ogm a livello mondiale e proviamo a calcolare quanti miliardi d’individui sono finora passati sulla faccia del Pianeta senza che nulla di nulla avvenisse, tranne la produzione di cibo per miliardi di persone.

 

Numeri & Numeri

Dal 1996 a oggi sono stati seminati circa un miliardo e 970 milioni di ettari a Ogm. Ovvero 19,7 milioni di chilometri quadrati. Praticamente, più della superficie della Russia, che è pari a poco più di 17 milioni di chilometri quadrati, e il doppio di quella del Canada, il quale sfiora i dieci milioni di chilometri quadrati. Una superficie quindi enorme, tutta a Ogm. Impressionati? Tranquilli, siamo solo all’inizio.

Sono partiti subito bene, gli Ogm, con 1,7 milioni di ettari seminati nel 1996. Praticamente, poco meno della superficie a frumento che viene coltivata in Italia. L’escalation è stata poi rapidissima, con aumenti a due cifre percentuali che hanno portato gli Ogm a superare i cento milioni di ettari in soli dieci anni di coltivazione. Oggi, nel 2015, le semine di colture biotech hanno toccato i 185 milioni circa di ettari. Più di cento volte quelli del 1996. L’82% della soia, il 68% del cotone, il 30 e il 25% rispettivamente per mais e colza, sono le percentuali fatte registrare dagli Ogm rispetto al totale seminato (dati 2014 - Isaaa).
 

La soia è la coltura con la più alta percentuale di transgenico sul totale, con l'82% di semente gm


Solo nel 2014 sono stati seminati 90,7 milioni di ettari di soia, ai quali vanno sommati i 55,2 di mais, i 25,1 del cotone e i 9 milioni del colza. Totale, 180 milioni di ettari con sole quattro colture. Proviamo a pensare ora a quanti miliardi d’individui transgenici sono stati seminati, sono cresciuti, sono fioriti e hanno prodotto semi, solo nel 2014.

La densità di semina per la soia spazia dai 30 ai 40 semi per metro quadro, cioè si seminano mediamente 350mila semi per ettaro. Il mais viaggia intorno ai sette semi per metro quadro, quindi 70mila semi per ettaro. Per il colza la densità aumenta parecchio, dato che si spazia dai 60 ai 90 semi per metro quadro: scegliendo un valore medio indicativo di 75, significa che per ogni ettaro di colza vengono seminati circa 750mila individui. Infine il cotone. Un ibrido come il Bolgard II di Monsanto si semina fra i 10 e i 15 semi per metro quadro, pari a 100-150mila semi per ettaro. Anche assumendo un valore intermedio, si arriva a 125mila individui.

Tradotti in una tabella, quanto emerge è il quadro seguente:

  Semi/ha Milioni-ha Totale
Soia 350.000 90.700.000 31.745.000.000.000
Mais 70.000 55.200.000   3.864.000.000.000
Colza 750.000 9.000.000    6.750.000.000.000
Cotone 125.000 25.100.000    3.137.500.000.000
    Totale semi: 45.496.500.000.000

Tab.1: solo nel 2014 sono stati seminati 45.496 miliardi d’individui gm. Dal 1996 a oggi sono quindi circa 484 mila miliardi le piante gm seminate e poi raccolte per alimentare uomini e animali

 

Conclusioni

Sono passati 19 anni dalla loro prima semina, hanno occupato nel tempo una superficie pari al doppio del Canada e hanno immesso nell’ambiente 484 mila miliardi di individui, ovvero 484 bilioni rifacendosi alla cosiddetta "scala lunga" di misurazione. E cosa è successo? Nulla.
Ci sono infatti oltre 15mila studi, come più volte ribadito, che dimostrano che gli Ogm non hanno alcuna influenza negativa su salute e ambiente. Centinaia d’istituti, Enti e università, migliaia di gruppi di ricerca, decine di migliaia di scienziati: tutti concordi sull’innocuità degli Ogm. Solo una ristretta minoranza si mostra ancora avversa e spesso appartiene a sfere del sapere lontane dalle biotecnologie. Come nel caso del Cigno nero, appunto.

Quindi, lasciamo pure i cigni neri agli stagni dell’Australia. La fine del mondo non ci sarà, né ora, né fra un numero indeterminato di anni. Per lo meno, non ci sarà per mano delle colture biotech. Poi ci penserà un altro meteorite, oppure sarà la nostra Stella a fagocitarci e a bruciare il nostro Pianeta come una pallina da ping pong messa sul fuoco. Ma fino ad allora, che si viva senza più fobie paranoiche le opportunità che la scienza offre. Sarà infatti imperfetta, la scienza, ma è pur sempre meglio l’esistenza di una scienza imperfetta rispetto alla sua perfetta assenza.

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

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Tag: ogm biotecnologie

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