Unima riunita a Numana

Sul Conero la 63esima assemblea annuale dei contoterzisti, tra spettri di crisi e ottimismo per il futuro

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Unima alla 63esima assemblea nazionale

Sotto il sole il porticciolo di Numana profuma di vacanza. Solo una sfilata lungo il molo di trattori e mietitrebbie New Holland ricorda che oggi, a cento metri da quel mare, si svolge una convention di settore. Unima si riunisce per la sessantatreesima volta e ha scelto la provincia di Ancona per farlo. Mirco Principi, presidente della Apima anconetana, però non ci sarà: è scomparso a pochissimi giorni dall’evento che aveva fortemente voluto, forse come ultimo grande impegno della propria vita professionale. Un saluto commosso apre quindi i lavori di una convention che cercherà, come ogni anno, di tirare le fila delle attività svolte e delle prospettive che il settore agricolo mostra agli occhi dei terzisti.
“Mai come quest’anno” – esordisce Aproniano Tassinari – “l’Assemblea dei Soci rappresenta un passaggio cruciale per Unima, tenuto conto del delicato momento storico  vissuto dall’intera ‘macchina europea’, alle prese con una crisi economico-finanziaria a livello mondiale con pochi precedenti”. L’intervento di Tassinari tocca solo marginalmente aspetti politico-economici per entrare subito nel vivo delle problematiche del comparto, delineando in modo concreto ciò che Unima ha fatto e sta facendo per la propria base associativa e quali siano i nostri obiettivi di medio-lungo periodo.
Il mercato internazionale è sempre più il vero nuovo protagonista del settore. Inoltre, l’instabilità dei prezzi era stata finora mitigata dai meccanismi della PAC. Meccanismi che ora sono cambiati, lasciando libera la fluttuazione, a volte di tipo speculativo. Il potere contrattuale del mondo agricolo, infine, resta purtroppo ancora molto basso nei confronti della grande distribuzione, anche e soprattutto per la difficoltà di aggregare l’offerta. “Nell’arco di 12 mesi” – prosegue il presidente – “abbiamo visto il grano duro salire a livelli inimmaginabili pochi mesi prima, per poi scendere vertiginosamente fino a sotto i 20 €/q. Le superfici a frumento, esplose lo scorso anno, sono crollate nuovamente da 1.700.000 ha a 1.150.000 ha per il duro, mentre il tenero è passato da 800.000 a 700.000 ha”. Il grano come termometro per misurare la febbre dell’intero settore, quindi. Sul tema, il 2009 appare critico anche per le imprese agromeccaniche, alle quali viene delegata la raccolta del 90 % dei cereali. Si stima un danno per i terzisti, solo su queste due colture, che si aggira intorno agli 85-90 milioni €. Nel contempo sono aumentati i costi di produzione (+ 9 %) e degli oneri sociali (+ 26 % nel biennio), con rincari record dei concimi (+ 43,3 %) e dell’energia (+ 10,4 %). Solo il prezzo del gasolio sta concedendo una boccata di ossigeno alle imprese agromeccaniche, che nel 2008 hanno visto i propri margini ridursi a causa dei costi operativi. Nel contempo, si è ridotto il credito da parte dei maggiori gruppi bancari. “La carenza di liquidità” – lamenta Tassinari – “unita alle difficoltà di pagamento dei clienti, sta mettendo a rischio chiusura molte aziende agromeccaniche, che andrebbero ad aggiungersi alle circa 20.000 imprese agricole già scomparse nel corso dell’ultimo anno”.
La reazione di Unima a queste difficoltà è stata puntuale. Sono nate due nuove strutture territoriali, che portano la rete a quota 45, senza contare le 19 del settore dei frantoiani.
La comunicazione a Unima non fa certo difetto: il 2008 ha visto mostra un sonoro +400 % di presenze sui quotidiani, +117 % di uscite televisive e +100 % di quelle radiofoniche. Estremamente positivo è stato anche il responso del web.
“La recente audizione della Commissione Agricoltura della Camera” – ricorda il presidente con orgoglio – “interamente dedicata all’Unima, rappresenta l’inizio di una nuova fase di dialogo con il mondo della politica, che si è impegnato a farci sedere nei tavoli di concertazione del settore primario, come il Tavolo Verde”. Ciò che viene chiesta con forza è una vera e propria regolamentazione dell’attività, che possa essere un efficace deterrente alla concorrenza sleale.
Si va dalla semplificazione nell’attribuzione del gasolio agricolo e negli adempimenti della sicurezza sul lavoro, alla richiesta di estendere su tutto il territorio nazionale la possibilità di edificare in area agricola, dalla previsione di nuovi strumenti di finanziamento alla liberalizzazione del trasporto dei prodotti agricoli, dalla copertura dei danni da inattività per calamità naturali all’armonizzazione delle polizze RC per le macchine agricole. In ambito europeo, di concerto con Cettar e Effat (sindacato europeo dei lavoratori), è stata predisposta la bozza di un patentino europeo dell’operatore agromeccanico, che ne certifichi le competenze specifiche e il percorso formativo effettuato dal lavoratore. Questa novità sarà un’importante risposta al problema dei lavoratori stranieri spesso non formati adeguatamente, anche sul fronte della sicurezza.

Paolo Ammassari, del MIPAAF, porta però cattive notizie, sottolineando come non vi siano ancora fondi da investire nel comparto agromeccanico. Sono spariti infatti gli incentivi per la rottamazione. Entro maggio dovrà però andare in porto il Piano Strategico Nazionale, basato su sicurezza e ambiente. Questo farà da sponda ai PSR e relativi bandi. Finanziamenti in qualche modo possono cioè arrivare per chi innova e si rilancia. Ma è una consolazione solo parziale.
Il peso economico dei terzisti si evince dai numeri registrati nel 2008, nel quale le imprese agromeccaniche hanno immatricolato ben 4420 trattrici, di cui il 45 % oltre i 150 CV. Come pure 525 mietitrebbie, pari all’83 % del totale. La bocciatura della proposta di rottamazione dei mezzi obsoleti ha quindi pesato molto sul bilancio del comparto. Il peso dell’associazione ha indotto nuovi accordi: con FIAT, Fendt, Argo Tractors e Annovi, e ne ha arricchito di nuovi contenuti quelli già in corso, come quella con Bondioli e Pavesi, New Holland, Maschio, Cifo, John Deere, Wurth, Manitou, Isagri, Bayer e Aries. Main sponsor della giornata è però, come sempre, New Holland. Domenico Reggiani, direttore marketing del colosso modenese, è lapidario: il mondo agricolo ha bisogno di certezze, e New Holland vuole dare certezze, soprattutto per garantire un reddito soddisfacente ai produttori. Le soluzioni tecnologiche di New Holland massimizzano i ritorni per gli agricoltori, ma anche per i terzisti. Minori rotture di granella alla raccolta, maggiore velocità e minori tempi persi, sono parametri vitali per le aziende agromeccaniche. Ma anche la migliore efficienza nella raccolta dei foraggi, come pure la fiducia in macchine solide e affidabili, supportate da un servizio ricambi celere e di pronto intervento. A questi si aggiungono pacchetti di servizi importanti, come quello sul finanziario per esempio.


I pescatori nel porto di Numana possono quindi stare tranquilli: trattori e mietitrebbie presto libereranno il loro molo e torneranno nei campi.
 

Fonte: Unima

Autore: D S