Si è tenuto il 12 ottobre scorso a Roma, alla presenza dei più autorevoli esponenti della filera ceralicola (mondo accademico, scientifico, tecnico, operativo associativo ed isitutionale), il “Fusarium Symposium” sul tema ‘Qualità e sicurezza dei cereali’, organizzato da Bayer CropScience.
Hanno salutato i partecipanti Jacques Du Puy - responsabile regione Europa di Bayer CropScience - e Matthias Haug - amministratore delegato - di Bayer CropScience Italia. Quest'ultimo ha illustrato i risultati del primo semestre 2005 (più 17,8% per il gruppo Bayer nel mondo rispetto allo stesso periodo 2004) e i numeri di Bayer CropScience in Italia: 300 addetti, 200 prodotti, 1.700 clienti e 200 milioni di euro di fatturato nel 2004.
In apertura dei lavori sono intervenuti Renzo Angelini, Technical PM, e Christian Asboth, responsabile mondiale Fungicidi di Bayer CropScience.
“La stampa di tutti i continenti si sta occupando del problema fusariosi e micotossine – ha detto Asboth –: il fusarium si è diffuso rapidamente e rappresenta la sfida mondiale del momento. Di fatto, la fusariosi provoca perdite di produzione, di qualità e insorgenza di micotossine: in cinque anni si sono registrate perdite per circa 2 miliardi di dollari negli Stati Uniti solo sui tre principali cereali coltivati”.
Si tratta di un problema complesso “che va affrontato – ha proseguito Asboth - con una gestione integrata della coltura e con il contributo delle aziende fitochimiche per lo sviluppo di prodotti adeguati per la difesa”. A conferma di ciò, Bayer ha tenuto il primo “Fusarium Symposium” presso la sede centrale nel mese gennaio del 2005 e, a seguire, ha dato vita ad iniziative simili in altri Stati.
“Oggi – ha detto il responsabile mondiale – 4 mila persone nei nove centri presenti in 4 continenti, si occupano della ricerca, con investimenti da parte di Bayer pari a 600 milioni di euro l’anno. Molti di questi ricercatori si occupano direttamente o indirettamente di fusarium con test su nuove sostanze e verifiche del campo di azione di quelle già conosciute”.

La prima sessione

Nella prima sessione del simposio si è parlato di ‘Effetti delle fusariosi su sicurezza a qualità degli alimenti’. Coordinatore Giovanni Rizzotti, L’Informatore Agrario.
Sono intervenuti:
- Walter Pasini (Organizzazione mondiale della Sanità)  sul tema "Contaminanti degli alimenti e sicurezza alimentare",
- Carlo Cannella (Istituto di Scienza dell’alimentazione - Università di Roma ‘La Sapienza’) sul tema "Valore dei cereali nella dieta mediterranea e importanza della loro salubrità",
- Maria Grazia D’Egidio (Cra-Istituto sperimentale per la cerealicoltura di Roma) sul tema "Monitoraggio qualitativo dei frumenti italiani",
- Marinella Collauto (Ministero della Salute - Direzione generale Sanità veterinaria e Alimenti) sul tema "Evoluzione tecnico-normativa in materia di fusariotossine",
- Marina Miraglia (Centro nazionale per la Qualità degli alimenti e per i Rischi alimentari dell’Istituto superiore di sanità) sul tema "Valutazione del rischio da micotossine",
- Amedeo Reyneri (Dipartimento di Agronomia, selvicoltura e gestione del territorio dell’Università di Torino) sul tema "Fusariosi: fattori agronomici predisponenti e loro effetto sulla qualità e salubrità dei cereali",
- Vittorio Rossi (Istituto di Entomologia e Patologia vegetale - Facoltà di Agraria dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza) sul tema "Aspetti epidemiologici delle fusariosi e modelli previsionali",
- Alessandro Infantino (Cra - Istituto Sperimentale per la Patologia Vegetale di Roma) sul tema "Diffusione delle fusariosi in Italia: monitoraggio pluriennale delle specie fungine associate alla malattia",
- Giuseppina Mulè (Istituto di Scienze delle Produzioni alimentari del Cnr di Bari) sul tema "Tecniche avanzate per la diagnosi di Fusaroium tossigeni nei cereali",
- Virgilio Balmas (Dipartimento di Protezione delle piante - Facoltà di Agraria dell’Università di Sassari) sul tema "Strategie per il controllo delle fusariosi nei cereali a paglia".
Tutte le relazioni hanno permesso di scendere nel dettaglio dei diversi aspetti del problema ma, ovviamente, limitazioni spazio non ci permettono di approfondirli in questa sede.
“Oggi è l’Asia il principale produttore mondiale di frumento – ha detto Carlo Cannella - mentre l’America del Nord di mais; entrambi, sono prodotti con basso contenuto di acqua e ad elevata conservabilità: anche per questo motivo i cereali sono tra gli alimenti ad elevato rischio di contaminazione.
Per quanto riguarda l’Italia, il nostro è il primo Paese industrializzato per consumo pro-capite di cereali che, oltre agli amidi, apportano minerali, vitamine, selenio. Gli effetti nocivi per l’uomo sono dati dall’acido fitico (antinutriente presente specialmente nelle crusche), dal glutine per i celiaci e dalle muffe o funghi microscopici (micotossine) che si sviluppano sia durante la coltivazione che durante la conservazione e originano sia fenomeni allergici, ma sono anche alla base dell'insorgenza di neoplasie”.
Particolarmente proiettato nel futuro della diagnostica l'intervento di Giuseppina Mulè, che ha presentato tecniche di diagnosi con mappatura genetica per il riconoscimento del genoma di ogni specie di fusarium in base alle sequenze del Dna.
Virgilio Balmas ha invece evidenziato come la difesa dalle micotossine passi attraverso un nuon controllo delle fusariosi, attarverso la scelta di varietà meno suscettibili alla malattia, il ricorso a tecniche agronomiche adeguate e all'uso di prodotti fitosanitari in grado di tutelare i cereali dalle fusariosi, agenti che favoriscono la contimazione da micotossine.


La seconda sessione
La seconda sessione ha riguardato l’’Approccio integrato della filiera cerealicola per la valorizzazione della qualità e la gestione delle micotossine’. Coordinatore Roberto Bartolini, Il Sole 24 ORE Edagricole.
Alla tavola rotonda hanno partecipato i rappresentanti della filiera cerealicola: Claudio Mazzini di Coop Italia per la GDO, Stefano Barbieri del Gruppo Holding Pivetti per l’industria molitoria, Adriano Facchini di Assocap per gli stoccatori, Pierluigi Meriggi di Agronomica R&S Coop. Terremerse per la ricerca applicata, Bruna Saviotti dell’Associazione italiana sementieri per le aziende sementiere, Pietro Ceserani di Compag per i distributori di mezzi tecnici e Paola Sidoti per Bayer CropScience.
Dal dibattito, tra l'altro, è emerso che “c’è una differenza tra rischio reale e rischio percepito - ha sottolineato Claudio Mazzini di Coop Italia - per cui le micotossine sono poco conosciute dal consumatore.
PierLuigi Meriggi di Agronomica ha spiegato come “tutti conoscano le problematiche a livello di ricerca scientifica e applicata, ma la difficoltà vera stia nel trasferirla alla base produttiva”.
Adriano Facchini ha invece puntato l'accento sulla necessità di un marchio di filiera che permetta di individuare "il grano italiano usato per produrre la farina italiana presente nel pane italiano".
Ha chiuso il confronto Renzo Angelini sottolineando “l’importanza del Simposio come approccio interdisciplinare al problema e come momento di condivisione delle competenze specifiche da parte di ogni segmento della filiera”.

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