Quasi mai i comuni cittadini sono attrezzati per comprendere, anche solo parzialmente, la complessità dei processi normativi alla base delle autorizzazioni e degli usi degli agrofarmaci. Ciò crea lo spazio per diffondere varie forme di disinformazione che attizzano odio nei confronti del mondo agricolo e della chimica agraria.

 

Per fare chiarezza su questi temi Agrea, centro studi e di saggio veronese, il 16 gennaio 2026 ha organizzato un convengo presso Rocca Sveva, facente parte del gruppo Cadis 1898, gruppo vitivinicolo dell'area di Soave e co-organizzatore dell'incontro. 

 

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I saluti istituzionali: da sinistra, Massimiliano Pasini (Presidente Agrea); Gabriele Posenato (Presidente Cadis); Gianantonio Armentano (L'Informatore Agrario); Paolo Frasson (Direttore Osservatorio Fitosanitario Regione Veneto)

(Fonte: Agrea Srl)

 

Moderato da Gianantonio Armentano, de L'Informatore Agrario, il convegno lasciava intuire le proprie intenzioni già dal titolo: "Agrofarmaci, innovazione, ambiente e salute: convivenza possibile?". Dopo i saluti istituzionali, cinque relatori si sono susseguiti su temi specifici, ossia Emanuela Pace (Ispra), Angelo Moretto (UniPd), Rita Bradascio (Agrofarma), Donatello Sandroni (giornalista e divulgatore) e Daniel Bondesan (Fondazione Edmund Mach).

 

Acque, monitoraggi e presenze indesiderate

Ogni due anni vengono diffusi da Ispra i risultati delle campagne di monitoraggio degli agrofarmaci nelle acque. Emanuela Paci ha in tal senso riportato le evidenze ottenute dalle ultime analisi delle acque, superficiali e di falda, specificatamente per la regione Veneto.

 

I dati esposti hanno evidenziato come la presenza di agrofarmaci sia molto diffusa a livello regionale, con molteplici punti di campionamento in cui sono state rinvenute più sostanze attive, molte delle quali a livelli superiori ai limiti di qualità prefissati. 

 

Nel tempo i piani di campionamento si sono progressivamente ottimizzati, permettendo di concentrare le analisi nei punti "caldi" in cui la presenza di agrofarmaci nelle acque fosse più significativa. Ciò ha consentito di affinare i piani di monitoraggio, lamentando purtroppo una cronica carenza di dati provenienti dalle regioni centro-meridionali del Paese. 

 

Scarica la presentazione di Emanuela Pace

 

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Emanuela Pace di Ispra

(Fonte: Agrea Srl)

 

I punti deboli della valutazione qualitativa delle acque

Sul tema agrofarmaci nelle acque molto si è discusso in passato e molto vi è ancora da discutere, sia per le acque potabili, sia per quelle superficiali. Circa queste ultime, in assenza di apposite soglie di qualità, fissate molecola per molecola in base alle specifiche caratteristiche ecotossicologiche, viene infatti tenuto buono il limite per le acque potabili pari a 0,1 µg/L. Questa soglia è stata però fissata oltre 45 anni or sono senza alcuna valutazione di tipo tossicologico o ambientale. Non è cioè nemmeno una soglia di tipo sanitario. 

 

Stimare la qualità delle acque superficiali in base ai superamenti di tale valore non ne rispecchia quindi il reale profilo. Ciò poiché questa soglia mostra da tempo severi limiti concettuali persino per le acque potabili stesse, come evidenziato da analisi appositamente sviluppate in tal senso. In base a queste ultime, i limiti ammissibili delle concentrazioni di agrofarmaci nelle acque potabili andrebbero rivisti tramite logiche "science based" seguendo le quali il limite di 0,1 µg/L perde qualsivoglia significato. A maggior ragione, ciò andrebbe fatto per le acque superficiali.

 

Scarica il dossier acque potabili e nuove proposte per i limiti di qualità.

 

Limiti residui: la cautela regna sovrana

A fare chiarezza sui limiti residui negli alimenti si è preso carico Angelo Moretto, tossicologo, il quale ha riassunto i meticolosi processi tramite i quali per ogni sostanza attiva vengono fissati i limiti massimi per ogni coltura. 

 

Uno degli aspetti più rassicuranti risiede proprio nei processi normativi stessi. Nei calcoli effettuati per fissare le soglie massime di residui, infatti, ogni sostanza attiva si assume sia presente al proprio limite di Legge su ogni singolo prodotto agricolo per il quale l'agrofarmaco abbia ottenuto l'autorizzazione all'uso.

 

In realtà, solo una parte minoritaria degli alimenti ingeriti presenta residui di quella sostanza, per giunta a livelli ampiamente inferiori a quelli prefissati con criteri già di per sé di assoluta cautela. Ciò implica che se un campione di cibo rientra nei limiti stabiliti ornative dalle va considerato sicuro per la salute. Ma anche in caso contrario, si deve sempre ricordare che quel limite non è una soglia di tipo sanitario, bensì di tipo squisitamente normativo

 

Scarica la presentazione di Angelo Moretto

 

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Angelo Moretto, tossicologo

(Fonte: Agrea Srl)

 

La disinformazione: modalità e danni

Un muro di gomma: questo è quanto si pone fra i cittadini e gli esperti del settore fitosanitario. Le comunicazioni sono infatti concentrate per lo più nelle mani dei media generalisti, i quali danno spesso ampio spazio a pubblicazioni supposte scientifiche, ma prive di significatività sostanziale, essendo state deliberatamente concepite per generare paure che di fatto non hanno alcun senso nel mondo reale. 

 

A trattare questo tema è stato Donatello Sandroni, giornalista e divulgatore scientifico, che ha riportato alcuni case history condividendo con la platea anche diversi dati statistici di ambito sanitario. Dati, ovviamente da fonti ufficiali, che contraddicono la narrazione dominante per la quale la viticoltura veneta genererebbe disastri sanitari nella popolazione. 

 

Un conto sono infatti le frasi "H" riportate su un'etichetta ministeriale, espressione di pericoli intrinseci scollegati dal concetto di esposizione, un altro è la valutazione dei rischi reali che quei pericoli potenziali di manifestino. Approccio, quest'ultimo, che permette per esempio di stabilire che un prodotto marchiato in etichetta come possibile cancerogeno non lo sarà poi quando usato nella realtà.

 

L'esempio più calzante è quello di folpet, fungicida bollato come possibile cancerogeno in base a studi di laboratorio su cavie in cui la sostanza attiva è stata giornalmente somministrata per due anni a dosi di un grammo per chilo di peso corporeo. Un'enormità. Tale evidenza perde infatti qualsivoglia significato dal momento che l'assunzione annua di folpet si stima nell'ordine di pochi milligrammi per individuo, non per chilo. Ossia milioni di volte meno rispetto alle dosi somministrate alle cavie di laboratorio.

 

Nonostante ciò sono molteplici i professionisti della paura che insistono a paventare danni sulla salute della popolazione, ottenendo un seguito mediatico del tutto immotivato. Certo: trovare qualche microgrammo di fungicidi nei giardini dei cittadini può fare specie e creare allarmi, ma a quegli stessi cittadini va ricordato, primo, che quei pochi microgrammi non impatteranno la loro salute e, secondo, come essi stessi contaminino l'ambiente ben più degli agricoltori. Un fenomeno, questo, evidenziato da diverse ricerche in cui sono stati rinvenuti farmaci a uso umano nelle acque superficiali, come avvenuto il Spagna, in Inghilterra, in Francia e anche in Italia.

 

Per non parlare dell'acido trifluoroacetico, contaminante emergente a livello globale e ormai presente in ogni comparto ambientale, conifere canadesi incluse. Le fonti principali di questa sostanza sono i gas refrigeranti usati negli impianti di condizionamento, come pure gli Pfas di uso industriale e civile. Una volta prodotto come metabolita in atmosfera, il Tfa ricade sul terreno con la pioggia e contamina tutto, ovunque, inclusi i terreni agricoli e i loro prodotti. Quindi, chi contamina chi? Tutti: tutti contaminano tutti. Solo che a trovarsi perennemente alla sbarra sono solo gli agricoltori e il comparto produttivo che fornisce loro le debite soluzioni tecniche.

 

Purtroppo, i maestri dell'allarmismo - tradizionalmente molto attivi contro gli agrofarmaci - giocano proprio sull'equivoco per il quale una frase "H" in etichetta implichi danni concreti per la popolazione, creando in tal modo paure che di fatto non hanno alcun motivo di esistere. A conferma, le province venete a maggior vocazione vitivinicola sono anche quelle a minor incidenza di gravi malattie oncologiche. Analoga correlazione inversa si può evidenziare confrontando i dati sanitari con gli usi di agrofarmaci

 

Scarica la presentazione di Donatello Sandroni

 

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Donatello Sandroni, giornalista e divulgatore scientifico

(Fonte: Agrea Srl)

 

Autorizzazione degli agrofarmaci: iter lungo e complesso

Rita Bradascio, di Federchimica-Agrofarma, ha confermato in sostanza quanto già detto da Angelo Moretto, ampliando ulteriormente il discorso sul tema dei processi autorizzativi al momento vigenti in Europa. Una molteplicità di studi vanno infatti prodotti dalle aziende richiedenti, al fine di sottoporli alle autorità competenti per la valutazione tossicologica, ambientale e agronomica. Le maglie dell'iter autorizzativo sono infatti divenute nel tempo sempre più strette, ampliando gli studi anche ai metaboliti delle sostanze attive. 

 

Negli ultimi decenni, peraltro, si è assistito a un progressivo impoverimento delle sostanze attive impiegabili in Europa, come pure in sensibile calo sono i quantitativi totali utilizzati in Italia. Parentesi a parte per il biocontrollo, settore in cui si mostrano in crescita le nuove soluzioni basate su microrganismi o sostanze di derivazione naturale. 

 

Scarica la presentazione di Rita Bradascio

 

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Rita Bradascio, Federchimica-Agrofarma

(Fonte: Agrea Srl)

 

Il ruolo chiave delle attrezzature per l'applicazione degli agrofarmaci

A chiudere la giornata è stato l'intervento di Daniel Bondesan della Fondazione Edmund Mache di San Michele all'Adige. Le modalità di applicazione dei prodotti fitosanitari possono mitigare sensibilmente la loro diffusione ambientale indesiderata. Per tali ragioni la Fondazione trentina ha investito molto nello sviluppo di nuove tecniche applicative atte a mantenere elevata l'efficacia dei trattamenti, minimizzandone al contempo la deriva. 

 

Per esempio, nei vigneti e nei frutteti gli impianti a postazione fissa possono essere impiegati per una molteplicità di usi diversi, dall'irrorazione antibrina all'applicazione di agrofarmaci. Il tutto, rendendo anche più tempestivi gli interventi dopo le piogge, poiché non serve attendere che il terreno recuperi portanza dopo essersi intriso di acqua. Drastici tagli alla deriva giungono poi dall'adozione di ugelli antideriva, atti a produrre gocce di maggiori dimensioni e quindi meno sensibili al trasporto atmosferico. 

 

Il comparto della meccanizzazione agraria può quindi giocare un ruolo fondamentale, sia nel mantenere elevata la protezione delle colture, sia nel diminuire la diffusione indesiderata dei prodotti. Un dettaglio non da poco, viste le succitate questioni di acque e proprietà private

 

Scarica la presentazione di Daniel Bondesan

 

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Daniel Bondesan, Fondazione Edmund Mach

(Fonte: Agrea Srl)