Il riso è il cereale più coltivato al mondo dopo il frumento ed è una coltura fortemente strategica per l'agricoltura italiana. L'Italia è infatti il primo produttore di riso in Europa, con circa 220mila ettari investiti e una produzione annua di circa 1,5 milioni di tonnellate di granella.
Come sappiamo, il riso viene coltivato in acqua e questa è una variabile che rende la sua gestione più complessa rispetto ad altre colture. In particolare, la concimazione in risicoltura è una pratica a cui bisogna prestare grande attenzione, perché fortemente influenzata dal comportamento dei nutrienti sia nel suolo, sia nell'acqua.
Due dei tre macronutrienti delle piante, azoto e fosforo, se non vengono applicati in maniera efficiente possono infatti andare più facilmente incontro a fenomeni di lisciviazione, raggiungere le falde ed essere una fonte di inquinamento ambientale. L'eutrofizzazione, infatti, è quel fenomeno per cui l'eccessiva presenza di nutrienti come azoto e fosforo nelle acque comporta la formazione di grandi fioriture algali, che danneggiano la vita acquatica e portano alla creazione delle cosiddette "zone morte", aree costiere marine impoverite di ossigeno.
Se ci focalizziamo in particolare sull'elemento fosforo, scopriamo che molti suoli agricoli sono ricchi di questo nutriente, anche grazie alle elevate fertilizzazioni minerali avvenute negli ultimi decenni. Tuttavia, gran parte del fosforo presente nel terreno si trova in forme non disponibili per le colture, a causa di fenomeni di retrogradazione a forme insolubili. A questo si aggiunge un'ulteriore criticità: il progressivo impoverimento delle fonti di fosforo minerale nel mondo, con un picco massimo di estrazione stimato intorno al 2033.
È quindi evidente la necessità di un cambio di paradigma. Ma da dove partire? Innanzitutto dalla valorizzazione del fosforo già presente nei suoli, attraverso l'azione di microrganismi utili della rizosfera, la cui attività può essere stimolata dalla concimazione a base di sostanza organica umificata o dall'utilizzo di concimi inoculati. Allo stesso tempo, è fondamentale ricorrere a concimi organici e organo-minerali in grado di cedere i nutrienti, come il fosforo e l'azoto, in maniera lenta e graduale nel tempo, riducendone le perdite.
In questo articolo approfondiremo i modi più efficienti per concimare il riso salvaguardando la salute del suolo. Ne parla Enrico Boscolo Sassariolo, chief marketing officer di Agribios Italiana, azienda produttrice di concimi organici e organo-minerali: "Un terreno in salute è un terreno resiliente, che probabilmente metterà al riparo l'agricoltore da diversi problemi. Se volessimo fare una metafora sportiva, la salute del suolo non è una squadra o un giocatore ma è proprio il campo da gioco. E in quest'ottica prendersene cura e preservarlo ci mette nelle migliori condizioni per avere delle produzioni ricche e di qualità".
I problemi legati alla concimazione fosfatica in risicoltura e come possono essere gestiti in maniera virtuosa sono poi lo step successivo da affrontare. Oggi, infatti, la concimazione richiede molta più preparazione rispetto al passato, come spiega Carlo Alberto Antoniazzi, direttore commerciale e tecnico di Agribios Italiana: "In un contesto di reperimento dei contributi Pac, in cui c'è la necessità di migliorare la fertilità del suolo e far fronte a condizioni ambientali che non sono più quelle di una volta, è chiaro che bisogna essere molto più attenti".
Perché è importante valorizzare il fosforo in risicoltura
Il tema del fosforo è oggi al centro di una riflessione che incrocia agronomia, ambiente e normativa.
Con l'introduzione della condizionalità rafforzata della Pac e, in particolare, dei Criteri di Gestione Obbligatori (Cgo), che prevedono l'obbligo di registrazione degli apporti fosfatici, il rischio è quello di affrontare la questione in modo semplicistico. Come spiega Carlo Alberto Antoniazzi: "Un agricoltore potrebbe benissimo decidere di non distribuire la concimazione fosfatica per evitare di registrarla. Ma si tratta di una scorciatoia solo apparente: il fosforo è uno dei tre macronutrienti fondamentali per le piante, insieme ad azoto e potassio, ed è coinvolto in processi fisiologici essenziali. Non si può fare a meno del fosforo per coltivare".
Il fosforo è infatti contenuto in molecole di importanza basilare per la vita, come l'Atp e gli acidi nucleici, ed è coinvolto nel metabolismo degli zuccheri e nella fotosintesi. Dal punto di vista agronomico, nei cereali svolge un ruolo chiave nello sviluppo dell'apparato radicale e nell'accestimento; nel caso del riso è inoltre determinante per favorire la resistenza al freddo nelle fasi iniziali del ciclo colturale.
In risicoltura l'assorbimento del fosforo è massimo nella pianta giovane e raggiunge un picco in corrispondenza della differenziazione della pannocchia. In condizioni di carenza, la coltura manifesta crescita stentata, apparato radicale poco sviluppato, ritardi fenologici e un aumento dell'incidenza di granelli vuoti, con effetti negativi anche sulla qualità della granella.
"Il principale errore che si fa nella concimazione fosfatica in risicoltura - spiega Antoniazzi - è quello di anticipare molto la concimazione rispetto al momento della semina. Un intervallo troppo ampio tra distribuzione e semina favorisce infatti la retrogradazione del fosforo a forme insolubili, che la pianta non riesce più a utilizzare. Il secondo errore che si fa è quello di sottovalutare la solubilità del nutriente. Infatti, un fosforo non solubile in acqua non entrerà nella soluzione circolante e si allontanerà con l'acqua prima che l'apparato radicale del riso sia ben sviluppato. Al contrario, c'è bisogno di un fosforo solubile, disponibile per la pianta ma non immediatamente, per evitare che questo si allontani con l'acqua prima che la pianta si affranchi con le radici. Quindi, la gestione dell'intervallo tra la concimazione e la semina e la forma del fosforo distribuito sono i due elementi sui quali mettere grande attenzione".
Inoltre, come già accennato, in una coltura come il riso che vive in acqua, il fosforo non assorbito dalla pianta può arricchire l'acqua di risaia e, attraverso i canali di scolo, raggiungere fiumi e mari, contribuendo ai fenomeni di eutrofizzazione. In risicoltura, quindi, l'efficienza della concimazione fosfatica non è solo una questione produttiva, ma anche ambientale.
A questo quadro si aggiunge un altro elemento di contesto; il fosforo minerale è una risorsa non rinnovabile e le principali miniere mondiali stanno progressivamente esaurendosi (phosphorus depletion).
Tutto ciò rafforza ulteriormente la necessità di ridurre la dipendenza dal fosforo di origine minerale, migliorare l'efficienza d'uso degli elementi nutritivi e valorizzare le riserve già presenti nei suoli. È evidente che la concimazione fosfatica del riso deve quindi essere ripensata in chiave più efficiente, consapevole e sostenibile, riducendo le perdite e massimizzando la quota realmente assorbita dalle colture.
Biophos: come rendere biodisponibile il fosforo già presente nel terreno ed evitare sprechi
In questo contesto, la soluzione proposta da Agribios Italiana è Biophos.
Si tratta di un concime organico consentito in agricoltura biologica, che non apporta fosforo minerale ma agisce in modo diverso: rende disponibile quello già presente nel suolo.
"Abbiamo messo a punto anni fa un concime organico che non contiene fosforo ma microrganismi che lo solubilizzano", spiega Carlo Alberto Antoniazzi. Un processo estremamente virtuoso che consente di evitare l'estrazione di nuova roccia fosfatica, il suo trasporto su lunghe distanze e la successiva, rapida insolubilizzazione nei terreni. "Anziché prendere il fosforo nelle miniere del Nord Africa o in altre parti del mondo, trasferirlo nei suoli e renderlo indisponibile nel giro di poco tempo, noi andiamo a rendere disponibile quello che è già presente nei nostri suoli".
Il concime organico apporta infatti uno specifico pool di batteri della rizosfera in grado di rompere i legami chimici che bloccano il fosforo nel terreno. Alcuni batteri, nel loro metabolismo naturale, producono fosfatasi alcalina e fitasi, enzimi capaci di solubilizzare i fosfati minerali e renderli disponibili per l'assorbimento radicale. Anche in questo caso Agribios Italiana ha scelto di lavorare con consorzi microbici e non con singoli ceppi: "Preferiamo lavorare con un consorzio perché sfrutta meglio la variabilità del suolo, del pH e delle temperature, inoltre più microrganismi sono sicuramente più efficaci rispetto ad uno solo che potrebbe non trovare le condizioni ottimali".
Dal punto di vista agronomico, l'impiego di Biophos trova una collocazione strategica nella preparazione del letto di semina.
Questo prodotto è un concime organico multifunzionale che si inserisce perfettamente in una visione più ampia di agricoltura rigenerativa. Apporta sostanza organica umificata di elevata qualità, contribuendo alla rigenerazione del suolo e al miglioramento della sua fertilità nel tempo.
Inoltre, l'utilizzo di Biophos permette di ridurre gli apporti esterni di fosforo, limitare le perdite verso l'ambiente e migliorare l'efficienza d'uso di una risorsa critica e non rinnovabile. Antoniazzi ricorda infatti che uno dei pilastri dell'agricoltura rigenerativa è proprio l'uso consapevole delle risorse: "Con questo prodotto riduciamo l'impatto ambientale. Se il suolo italiano contiene fosforo, è importante aumentare la consapevolezza sul fatto che questo fosforo si può sfruttare".
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Azoto e potassio per una concimazione completa del riso
Accanto al fosforo, la nutrizione del riso non può prescindere dagli altri due macroelementi fondamentali: azoto e potassio.
L'azoto è indispensabile per sostenere la crescita vegetativa della coltura, favorire l'accestimento, lo sviluppo dell'area fogliare e il corretto riempimento delle cariossidi. Incide inoltre sul contenuto proteico della granella e quindi sulla qualità del riso. Le forme chimiche di azoto assorbite dal riso sono principalmente quella ammoniacale in condizioni di sommersione e quella nitrica nelle fasi di asciutta.
Errori nella tempistica o nella forma di azoto distribuita possono tradursi rapidamente in carenze o eccessi, entrambi penalizzanti. In caso di carenza si osservano clorosi, crescita stentata e uno sviluppo anomalo dell'apparato radicale; al contrario, un eccesso di azoto può aumentare la gessosità del riso e rendere i tessuti più sensibili ad attacchi di malattie.
Un'errata o eccessiva concimazione azotata può inoltre avere ripercussioni negative sull'ambiente, a causa delle forti perdite di nutrienti per lisciviazione o volatilizzazione. Anche per l'azoto, infatti, l'eccesso contribuisce ai fenomeni di eutrofizzazione delle acque. Da qui nasce la necessità di adottare soluzioni che garantiscano un rilascio graduale e controllato dell'elemento, evitando sprechi e dispersioni.
Agribios Italiana consiglia Agriazoto 300, un concime organo-minerale in cui la componente organica svolge un ruolo protettivo nei confronti della frazione minerale, consentendo una cessione più progressiva dell'azoto e una riduzione significativa delle perdite.
Un ruolo chiave è svolto dalla qualità della sostanza organica impiegata, in particolare dal suo livello di umificazione. Le sostanze umiche migliorano la capacità di scambio cationico del suolo, esercitano un effetto tampone e contribuiscono a mantenere gli elementi nutritivi nella zona esplorata dalle radici, aumentando l'efficienza della concimazione.
E il potassio? Al contrario di azoto e fosforo, questo elemento è poco mobile nel terreno e non risente direttamente della presenza dell'acqua. Tuttavia, anche nel caso del potassio l'efficienza di utilizzo può essere migliorata. La presenza di sostanza organica e di acidi umici nei concimi organo-minerali favorisce la disponibilità del nutriente e il suo assorbimento da parte della pianta, rendendo la concimazione più efficace.
Nel complesso, le soluzioni proposte da Agribios Italiana per una concimazione organo-minerale efficiente, unite all'impiego di microrganismi specifici per valorizzare il fosforo già presente nei suoli, rappresentano risposte concrete alle esigenze della risicoltura moderna. Un approccio che mette al centro il suolo e la sua fertilità.
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Fonte: Agribios




















