Dopo anni di discussioni, tensioni, proteste e rilanci, l'accordo di libero scambio tra Unione Europea e Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay) ha finalmente visto la luce. Tra le due sponde dell'Atlantico le merci potranno essere commerciate molto più facilmente e con un abbattimento sensibile dei dazi e delle restrizioni. Se il settore industriale e quello dei servizi festeggiano, ad essere preoccupati sono gli agricoltori, che temono l'arrivo in Europa di prodotti agricoli a basso costo, di cui il Sud America è un grande produttore.
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Per rendere meno indigesto questo accordo, in molti hanno sottolineato che l'accordo con il Mercosur comprende anche un abbattimento dei dazi sui fertilizzanti, una delle voci di costo che ha avuto i maggiori rincari dal 2021 in poi. La Commissione Ue infatti "sospenderà temporaneamente i dazi rimanenti su ammoniaca, urea e, ove necessario, alcuni altri fertilizzanti". Il portavoce dell'Esecutivo Ue ha poi precisato che l'intenzione è rendere la misura operativa il più rapidamente possibile, nel 2026.
Inoltre, Bruxelles ha in programma di rimodulare il Cbam, Carbon Border Adjustment Mechanism (Meccanismo di Adeguamento del Carbonio alle Frontiere), che prevede di far pagare alle frontiere le emissioni di CO2 emesse dalle industrie produttrici di fertilizzanti azotati in patria. Un modo per proteggere le imprese europee che, rispetto ai concorrenti extra Ue, hanno vincoli ambientali molto più stringenti. La Commissione Ue ha previsto la possibilità di sospenderlo sui fertilizzanti, anche retroattivamente, se l'impatto sul mercato risulterà eccessivo.
L'impatto del Mercosur sul mercato dei fertilizzanti
Fin qui le buone notizie. Ma c'è da chiedersi, quali effetti avrà questa riduzione dei dazi sul prezzo dei fertilizzanti in Europa? Molto, molto modesti. L'Unione Europea infatti importa pochissimi fertilizzanti dal Sud America e praticamente nessun concime azotato, che invece arrivano da Nord Africa ed Europa dell'Est.
Guardiamo i dati. Nel 2022 l'Ue ha importato 5,1 milioni di tonnellate di fertilizzanti azotati dal resto del mondo, per una percentuale intorno al 45%. Ha poi soddisfatto con l'import il 46% del fabbisogno di fosforo e il 58% di quello di potassio (Fonte: Fertilizers Europe/Eurostat. Dati riferiti al 2022).
In altre parole, il vecchio continente importa un sacco di fertilizzanti su due. Ma quali sono i Paesi da cui compriamo materie prime e prodotti finiti? Al primo posto c'è la Russia, per un valore di 2,5 miliardi di euro. Al secondo posto l'Egitto, con 1,8 miliardi di euro, e al terzo posto il Marocco con 1 miliardo. Si tratta di Paesi con un costo dell'energia basso (per produrre concimi azotati) e con importanti miniere da cui estrarre la roccia grezza da cui ottenere il fosforo e il potassio.
Al quarto posto abbiamo l'Algeria, poi gli Stati Uniti, il Canada, la Norvegia, Trinidad e Tobago, la Turchia e l'Oman, che esporta "solo" 375 milioni di euro. Nessuno dei Paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay) è invece un importante partner commerciale in ambito fertilizzanti. Anzi, si tratta di Paesi che hanno forti importazioni, essendo dei grandi produttori di commodity agricole.
Sulla base di questi numeri è dunque improbabile che il prezzo dei fertilizzanti potrà scendere nel 2026 grazie agli accordi con il Mercosur. Avranno un impatto sicuramente più immediato e forte eventuali rincari del prezzo del gas o nuove tensioni geopolitiche con la Russia o in Medio Oriente.



















