Garantire la massima stabilità produttiva per una popolazione mondiale in crescita e al tempo stesso diminuire la propria impronta ambientale a salvaguardia delle generazioni future. L'agricoltura oggi si trova di fronte queste due principali sfide, a cui si possono aggiungere altri tre punti chiave: il consumo di acqua, le emissioni climalteranti e la preservazione dei suoli agricoli dai fenomeni di erosione, o comunque di perdita di fertilità.

 

La salute del suolo è infatti una tematica sempre più ricorrente quando si parla di sostenibilità e se in passato per suolo si intendeva semplicemente il substrato in cui crescono le radici delle piante e in cui apportiamo input, oggi al concetto di suolo è associato quello di salute.

 

"La salute del suolo è la capacità del suolo di funzionare come un ecosistema vivente e vitale, che sostiene piante, animali ed essere umani". Così Claudio Malagrinò, Biologicals head di Syngenta, ha inquadrato il suolo, o meglio la salute del suolo, nel corso della tappa di Bologna dello scorso ottobre del tour "Soil Health" organizzato proprio da Syngenta Biologicals. Cinque tappe che hanno rappresentato dei momenti di confronto e di formazione per numerose categorie professionali.

 

"Negli ultimi quarant'anni - ha continuato Malagrinò - abbiamo perso il 33% della superficie arabile e gestibile per l'agricoltura; il 23% delle emissioni del gas serra arriva dall'agricoltura; l'agricoltura a livello mondiale assorbe il 70% dell'acqua". Ecco quindi l'importanza della ricerca scientifica e l'importanza di fornire agli agricoltori prodotti e soluzioni pratiche. "Noi crediamo fortemente - ha puntualizzato Claudio Malagrinò - che parlare di salute del suolo porta valore agli agricoltori, perché suoli fertili e sani portano ad un aumento delle rese e anche a una riduzione dei costi, ma anche alla collettività, perché andiamo ad aumentare la biodiversità, a ridurre i gas serra, quindi a migliorare la qualità del suolo".

 

La salute del suolo targata Syngenta ha fatto tappa anche a Bologna

La salute del suolo targata Syngenta ha fatto tappa anche a Bologna

(Fonte foto: Giulia Romualdi - AgroNotizie®)

 

Come si misura la qualità del suolo?

L'incontro di Bologna ha visto la partecipazione anche del mondo accademico. Presenti Claudio Marzadori e Martina Mazzon del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell'Università di Bologna.

 

Entrambi sono parte di un gruppo di lavoro che ha tra i suoi principali filoni di ricerca quello di lavorare sulla valutazione e sullo sviluppo di metodologie che ci possono permettere in qualche modo di andare a misurare la qualità del suolo. Qualità e funzionalità del suolo per la precisione, perché "per noi parlare di qualità del suolo significa sostanzialmente parlare della sua funzionalità", ha subito sostenuto il docente di chimica agraria Marzadori.

 

Salute, qualità e fertilità del suolo sono infatti tre concetti che vanno di pari passo. La salute è la condizione generale del suolo come ecosistema vivente; la qualità è l'abilità del suolo di svolgere funzioni specifiche utili all'uomo e all'ambiente; mentre la fertilità è una capacità specifica del suolo di sostenere la crescita vegetale.

 

Ma come possiamo misurare la qualità del suolo? Claudio Marzadori ha messo subito in evidenza che, ahimè, non c'è una metodologia che ci possa permettere di andare a misurare questo parametro; "di fatto la misura della qualità del suolo si può ottenere soltanto attraverso la misura di diversi indicatori di diversa natura che devono essere però interpretati tra loro prendendoli nel loro complesso".

 

Si possono misurare le proprietà intrinseche, come ad esempio il clima, la topografia e la vegetazione, che non sono particolarmente reattive e che rispondono lentamente alla pressione esercitata da fattori di cambiamento naturali e/o antropici, e le proprietà dinamiche, che fanno invece riferimento a processi chimici, biologici o fisici che sono molto più sensibili ai fattori di cambiamento. Queste ultime sono molto più adatte per raggiungere l'obiettivo di sapere se utilizzando quella determinata gestione agronomica stiamo migliorando o peggiorando la qualità del suolo.

 

Ma a questo punto le domande sorgono spontanee. Quali sono gli indicatori che si devono utilizzare? Sono utilizzabili gli stessi in qualsiasi contesto? Esistono dei parametri di riferimento per ogni indicatore? Gli indicatori presi singolarmente sono capaci di descrivere e misurare la qualità del suolo?

 

"È necessario - ha spiegato il docente - procedere alla costruzione di un dataset minimo consistente in un core set di indicatori sufficientemente ampio da comprendere le proprietà chimiche, fisiche, biologiche maggiormente rappresentative per un dato sistema. Quindi è un'interpretazione multifattoriale, dove dobbiamo mettere assieme diversi fattori".

 

La Mission Soil promossa dall'Unione Europea ha provato a definire sei indicatori utili per la valutazione della qualità del suolo: presenza nel suolo di inquinanti, eccesso di nutrienti e sali; copertura vegetale; carbonio organico nel suolo; struttura del suolo, includendo anche densità e assenza di compattamento ed erosione; biodiversità del suolo; nutrienti del suolo e acidità.

 

Aspetti "interessanti", sostiene il docente spiegando che nello svolgimento delle prove in campo effettuate l'approccio del gruppo di lavoro di cui fa parte si è basato su indicatori biofunzionali "perché - ha affermato - sono degli indicatori che fanno riferimento all'attività degli organismi viventi che vivono nel suolo. Parlo principalmente delle popolazioni batteriche e fungine, sono il motore che fa funzionare tutto quanto il sistema. L'attività degli organismi viventi è direttamente correlata alla presenza di carbonio organico, perché le popolazioni che vivono nel suolo sono per il 99% organismi eterotrofi che hanno come funzione ecologica principale la degradazione della sostanza organica. Quindi è chiaro che questi due parametri sono strettamente correlati".

 

L'altro aspetto, che rappresenta un vantaggio, è che gli organismi viventi rispondono molto più rapidamente a quelli che sono i fattori di cambiamento. Gli svantaggi sono invece rappresentati dal fatto che le metodiche analitiche necessarie per la loro misura richiedono un livello di competenza medio-elevato e che l'interpretazione del dato si basa sul confronto.

 

"Noi abbiamo utilizzato - ha spiegato Marzadori - un metodo che si chiama Smaf, Soil Management Assessment Framework, che in sintesi si basa sulla costruzione di un dataset e all'interno di questo dataset, attraverso una metodologia statistica, si vanno a individuare quelli che sono gli indicatori che hanno determinato la variazione maggiormente significativa; dopodiché a questi indicatori viene assegnato un punteggio e attraverso questo punteggio si ottiene quello che è il Soil Quality Index, Indice di Qualità del suolo (Sqi), che noi andiamo a calcolare".

 

Ma quindi, nella pratica cosa è stato fatto? Come spiegato da Martina Mazzon le prove si sono svolte su diversi siti e diversi sistemi agronomici per cercare di capire se il metodo fosse in grado di discriminare, all'interno di un medesimo sito, tra diverse modalità di gestione agronomica. Le prove in campo si sono basate su tre casi studio: una prova sperimentale su vigna, una con pomodoro da industria e un approccio Sqi di confronto tra siti.

 

Dai risultati ottenuti è emerso che il metodo ha sempre discriminato tra diverse modalità di gestione, anche se è necessario aumentare i casi sperimentali su cui applicare il metodo. Dunque, tra gli obiettivi posti ci sono quelli di aumentare l'esperienza di campo, verificare se alcuni indicatori sono più ricorrenti di altri e verificare la possibilità di giungere a stabilire delle soglie di qualità dei punteggi.

 

Viva® migliora la crescita radicale

Viva® migliora la crescita radicale

(Fonte foto: Giulia Romualdi - AgroNotizie®)

 

Salute del suolo, c'è il biostimolante Viva®

Presente all'incontro anche Gaetano Bentivenga, National Market Development manager Biologicals - Syngenta Italia, che ha presentato Viva® (GEA930), il biostimolante certificato CE in grado di coniugare redditività agricola e sostenibilità ambientale.

 

"Per Syngenta - ha affermato Bentivenga - la salute del suolo è la continua ricerca scientifica verso prodotti, soluzioni e pratiche agronomiche per affrontare le sfide del suolo, favorire la sostenibilità ambientale e garantire i migliori risultati per gli agricoltori".

 

Viva® stimola l'attività biologica, potenzia la specializzazione naturale dei microrganismi intorno alle radici, aumentando la presenza di quelli benefici che sono vantaggiosi sia per il suolo che per le piante, migliora l'attività enzimatica del suolo e la crescita radicale e la biomassa vegetale. Contiene un pool di ingredienti attivi capaci di rivitalizzare e migliorare i processi naturali nella rizosfera favorendo la crescita delle radici e di migliorare l'equilibrio vegeto-produttivo della pianta.

 

Le applicazioni di Viva® migliorano infatti i processi enzimatici con cui i microrganismi del terreno influiscono sui cicli biogeochimici di azoto, fosforo e carbonio, ottimizzandone l'assorbimento radicale a vantaggio della biomassa finale, sia della porzione ipogea della coltura, sia di quella epigea.

 

Grazie alle sue molteplici caratteristiche positive, il biostimolante Viva® si inserisce quindi come riferimento tecnico nei moderni programmi di agricoltura rigenerativa.

 

Sono state effettuate anche delle prove per vedere come le piante rispondevano al trattamento. "A seguito del trattamento con Viva®, per quanto riguarda la biomassa digitale, c'è stato un aumento dopo quindici giorni del trattato rispetto al non trattato del 76%; la biomassa aerea era maggiore. La stessa cosa - ha precisato Bentivenga - è stata fatta a livello radicale e dopo il trattamento con Viva® c'è stato un incremento dell'area totale del sistema radicale di circa l'8% dopo quindici giorni".

 

"Abbiamo fatto la stessa cosa con l'indice di verde, che è un parametro per misurare lo stato generale di salute e la vitalità delle piante in base alla loro colorazione verde. Questa misura viene utilizzata per valutare le condizioni fisiologiche delle piante, in particolare in relazione all'attività fotosintetica e al vigore generale della pianta e anche qui dopo quindi giorni Viva® ha mostrato un trend maggiore rispetto alla pianta trattata senza Viva®", ha concluso Gaetano Bentivenga.

 

Nel corso del convegno sono stati mostrati alcuni risultati delle prove effettuate con Viva®

Nel corso del convegno sono stati mostrati alcuni risultati delle prove effettuate con Viva®

(Fonte foto: Giulia Romualdi - AgroNotizie®)

 

Modalità d'uso del biostimolante Viva®

Viva® si applica al terreno tramite i più comuni impianti di fertirrigazione e i suoi benefici si apprezzano lungo l'intero ciclo colturale.

 

È importante che il prodotto raggiunga l'apparato radicale per funzionare in modo corretto e il consiglio di Syngenta è quello di applicarlo negli ultimi dieci minuti dalla fertirrigazione. Viva® può anche essere miscelato con altri prodotti, sia fertilizzanti che agrofarmaci.

 

Salute del suolo, l'impegno di Syngenta continua

Attraverso ricerca e soluzioni innovative, l'impegno di Syngenta per la salute del suolo continua. Accanto al biostimolante VIva®, l'azienda ha infatti un portafoglio completo di soluzioni digitali e prodotti per la cassetta degli attrezzi degli agricoltori. Per maggiori dettagli è possibile consultare questa pagina.