Ad inizio dicembre scorso il Consiglio e il Parlamento dell'Unione Europea hanno trovato un accordo sul testo del nuovo regolamento che andrà a normare il rilascio di nuove piante modificate tramite le Tecnologie di Evoluzione Assistita (Tea), in inglese New Genomic Techniques (Ngt). Un accordo che ora attende solo il via libera definitivo delle due istituzioni.

 

Il testo dell'accordo è infatti oggi al vaglio dell'Ufficio tecnico delle istituzioni, che deve controllare il regolamento dal punto di vista formale e tradurlo nelle ventisette lingue dell'Unione Europea. A marzo prossimo dovrebbe invece arrivare il via libera del Consiglio e nel mese di aprile quello del Parlamento Europeo, riunito in plenaria a Strasburgo. Dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale passeranno ancora venti giorni prima che il nuovo regolamento sia adottato e successivamente gli Stati membri dovranno adeguarsi alle nuove regole. Tra la seconda metà del 2026 e l'inizio del 2027, dunque, la commercializzazione e la semina di piante Ngt 1 dovrebbero diventare realtà.

 

Se sul fronte normativo la strada sembra essere segnata (anche se con un ritardo consistente rispetto ad altri Paesi, come gli Usa), che cosa si sta facendo a livello di sperimentazione? Oggi sono sei i campi prova che sono stati autorizzati almeno per il 2025 e 2026 e riguardano vite, pomodoro, melo e riso. Ma ora che a livello normativo si è fatta chiarezza, c'è da aspettarsi che molte altre domande verranno avanzate, visto che nei laboratori delle università e dei centri di ricerca, pubblici e privati, sono decine le piante già editate che aspettano solo dei essere trapiantate.

 

La sperimentazione in campo non è un passaggio secondario o formale dell'iter che ci porterà ad avere piante più produttive, sostenibili dal punto ambientale e buone per il consumatore. Verificare come le nuove varietà (che, è bene ricordarlo, non hanno nulla a che vedere con i vecchi Ogm transgenici) si comportano in condizioni reali è infatti la cartina di tornasole per saggiare non solo gli effetti reali delle modifiche apportate, ma anche per constatare le performance agronomiche e la qualità del cibo prodotto.

 

Si tratta di sperimentazioni che sono sostenute dal settore pubblico. Ad ottobre 2025 ha preso il via "TEA4IT - Tecnologie di Evoluzione Assistita per le Filiere Agroalimentari Italiane", un progetto coordinato dal Crea e finanziato con 9 milioni di euro dal Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste. L'iniziativa punta a sviluppare nuove varietà resilienti e di elevata qualità, capaci di valorizzare al meglio le caratteristiche qualitative e nutrizionali delle principali colture italiane.

 

In attesa che nuove richieste di autorizzazione vengano avanzate, di seguito riportiamo un elenco delle prove in essere, così come descritte sul sito del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica.

 

La vite Chardonnay+ per la tolleranza alla peronospora

La Fondazione Edmund Mach ha ricevuto il via libera per il progetto "Chardonnay+ (B/IT/24/04)", una sperimentazione che coinvolge la vite (Vitis vinifera, cultivar Chardonnay). L'obiettivo principale è verificare in campo l'effettiva tolleranza alla peronospora (Plasmopara viticola) e, di conseguenza, la possibilità di ridurre l'impiego di agrofarmaci. La modifica genetica è di tipo Tea/Ngt-1 (non transgenica), ottenuta rigenerando le piante a partire da protoplasti editati mediante Crispr/Cas9, senza introdurre Dna esogeno.

 

Specificamente sono state apportate mutazioni puntiformi mirate nei geni DMR6-1 e DMR6-2, causando un leggero innalzamento dei livelli di acido salicilico che rende la vite meno suscettibile alla malattia. La sperimentazione si svolge in Trentino ed è autorizzata fino al 31 ottobre 2030.

 

Il melo Gala Plus per una minore suscettibilità alla ticchiolatura

La Fondazione Edmund Mach è responsabile anche del progetto "Gala Plus (B/IT/25/02)", che riguarda il melo (cultivar Gala Galaxy). Lo scopo è verificare la coltivabilità della pianta in condizioni di minore utilizzo di agrofarmaci nel meleto, ottenendo un vantaggio per l'ambiente e la biodiversità.

 

La modifica consiste nell'inserzione (cisgenica) del gene Rvi12_Cd5, prelevato dalla mela selvatica Hansen's baccata #2. Questo gene codifica una proteina che innesca una reazione di difesa, rendendo la pianta meno suscettibile alla ticchiolatura del melo (Venturia inaequalis) contro la quale ogni anno vengono fatte decine di trattamenti in campo. La modifica è stata realizzata utilizzando Agrobacterium tumefaciens. La sperimentazione si svolge in Trentino fino al 31 ottobre 2035.

 

RIS8imo: test di resistenza a brusone del riso Ngt-1

Il progetto "RIS8imo (B/IT/25/01)" è notificato dal Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell'Università degli Studi di Milano e coinvolge diverse varietà di riso (Oryza sativa), tra cui Telemaco, Vialone Nano e le linee Tommaso e Pacifico.

 

Lo scopo della sperimentazione è testare in campo la resistenza della pianta al brusone (causata da Pyricularia oryzae), al fine di abbattere l'impiego di fungicidi. La modifica è una mutagenesi sito-diretta (Ngt-1/Tea) ottenuta con Crispr/Cas9, che ha portato alla selezione di piante senza transgene. Le modifiche coinvolgono diversi geni (come Pi21, HMA1, HMA2, Gn1a) coinvolti nella suscettibilità alla patologia. L'identico rilascio è stato effettuato nel 2025 contemporaneamente in tre siti situati in Lombardia e Piemonte. L'autorizzazione arriva fino al 2027.

 

Nel 2024 questa sperimentazione è stata oggetto di un atto vandalico, volto a distruggere le piante che erano state messe in campo e che ha suscitato lo sdegno dell'intera comunità scientifica e agricola italiana.

 

Pomodoro San Marzano: tolleranza a peronospora e stress idrico

Il Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (Disafa) dell'Università degli Studi di Torino ha ottenuto il via libera ad una sperimentazione (B/IT/25/03) sul pomodoro (Solanum lycopersicum), varietà San Marzano. Gli obiettivi sono duplici: verificare la tolleranza a Phytophthora infestans (peronospora del pomodoro) e la tolleranza a stress idrico (moderato e severo), con l'attesa di ridurre l'impiego di fitofarmaci.

 

La modifica è di tipo Tea/Ngt1, ottenuta tramite editing del genoma (Crispr/Cas9). La modifica consiste nella disattivazione funzionale (knock-out) del gene di suscettibilità DMR6_1, che aumenta i livelli di acido salicilico nella pianta, migliorando le sue difese.

 

La sperimentazione si svolge in coltivazione protetta sotto tunnel in Piemonte ed è autorizzata fino al 2027.

 

ORTOevo1: resistenza del pomodoro all'orobanche

Il Crea - Centro di Ricerca Orticoltura e Florovivaismo ha ottenuto l'autorizzazione al progetto "ORTOevo1 (B/IT/24/02)", che coinvolge linee di pomodoro (Solanum lycopersicum, linea Ailsa Craig). Lo scopo è testare in campo la resistenza delle linee editate a Phelipanche ramosa (orobanche) e valutare la loro performance come portainnesto di una varietà ibrida commerciale.

 

La modifica genetica, di tipo Tea/Ngt-1, è stata ottenuta mediante mutagenesi diretta (Crispr-Cas9) per inattivare i geni D27 e CCD7. La variazione porta ad una riduzione del rilascio di strigolattoni radicali che inducono la germinazione dei semi parassiti. La sperimentazione è svolta in Emilia Romagna per il periodo 2024-2027.

 

Chardonnay per il controllo della peronospora (EdiVite)

La società EdiVite è la notificante del progetto "VITEA.1 (B/IT/24/03)", focalizzato sulla vite (Vitis vinifera, varietà Chardonnay clone 76). L'obiettivo primario è verificare in campo aperto la resistenza al patogeno Plasmopara viticola (peronospora della vite) e la possibilità di un minor utilizzo di prodotti fitosanitari.

 

La modifica genetica (Tea/Ngt-1) è a carico del gene di suscettibilità DMR6.1, ottenuta tramite editing genomico (Crispr/Cas9). La sperimentazione, in Veneto, ha un periodo previsto che va dal 2024 al 2028. Anche in questo caso uno dei campi prova di Chardonnay resistente a peronospora è stato oggetto di vandalismo all'inizio del 2025.

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