Appaltare esternamente lavori agricoli come possono essere ad esempio, in ambito vitivinicolo, operazioni di potatura o legatura, e inquadrare in maniera scorretta il rapporto, anche in buona fede, può avere ripercussioni fiscali molto pesanti. Esternalizzare alcune fasi del ciclo colturale è frequente anche perché, durante la stagione, ci si trova davanti a picchi di necessità di manodopera. Lo si fa solitamente tramite contratti di appalto a società cooperative terze o ad altri tipi di società.
All'appuntamento classico di inizio anno con il convegno organizzato da ConsulenzaAgricola.it e intitolato quest'anno "Novità Economico Fiscali 2026" si è parlato anche di "Somministrazione illecita di manodopera: profili fiscali e strategie operative per le imprese".
Sul tema Pasquale Formica, socio fondatore e managing partner all'SLF Studio Legale e Fiscale, ha dedicato una relazione. La riqualificazione di un rapporto, in seguito a controllo, da contratto d'appalto a somministrazione illecita di manodopera, anche senza sconfinare in fenomeni fraudolenti, può costare cara all'azienda. "In alcuni casi - ha detto Formica durante la sua relazione - il rischio è in grado di pregiudicare la continuità aziendale".
Al convegno di ConsulenzaAgricola.it che si è tenuto lo scorso 16 gennaio a Milano Marittima (Ra) hanno partecipato oltre quattrocento persone in presenza e circa cinquecento in collegamento, segno che i temi trattati interessano il settore. La moderazione era affidata al professore dell'Università degli Studi di Perugia Angelo Frascarelli e hanno partecipato, oltre a Pasquale Formica, l'avvocato Vanni Fusconi, il professore dell'Università di Bologna Stefano Zamagni, l'assessore all'Agricoltura, Agroalimentare, Caccia e Pesca della Regione Emilia Romagna Alessio Mammi e il viceministro dell'Economia e delle Finanze Maurizio Leo.
Tornando al tema della legittimità dei contratti di appalto, chi è attento all'attualità si sarà accorto degli accertamenti degli ultimi anni, con casi anche eclatanti, in settori come la logistica o la moda. I controlli si sono intensificati soprattutto nel 2025, il settore agricolo per ora è stato interessato solo marginalmente ma la guardia va tenuta alta per non rischiare contestazioni in caso di accertamenti.
Cosa distingue dunque un contratto d'appalto genuino da uno che, se sottoposto alla lente delle autorità fiscali, rischia di essere riclassificato, con effetti a cascata?
Pasquale Formica ha spiegato come contratto d'appalto e somministrazione di manodopera, si differenzino. "Il contratto di appalto (articolo 1655 del Codice Civile) è il contratto con il quale una parte assume, con l'organizzazione dei mezzi necessari e con la gestione del proprio rischio, il compimento di un'opera", ha detto Formica. "Questo - ha continuato Formica - è l'aspetto essenziale. L'articolo 29 del Decreto Legislativo 276 del 2003 stabilisce gli elementi essenziali perché un contratto di appalto sia autentico. Servono l'organizzazione dei mezzi necessari, l'assunzione del rischio di impresa e l'esercizio del potere direttivo sui propri lavoratori. L'appaltatore, ovvero l'azienda incaricata di eseguire i lavori, e non il committente deve dirigere i lavoratori".
Quando ci si trova invece nel caso di somministrazione di manodopera, un'agenzia di somministrazione autorizzata mette a disposizione dell'utilizzatore uno o più lavoratori sotto la direzione del committente (articolo 30 del Decreto Legislativo 81 del 2015). La linea di distinzione, a volte, è difficile da individuare anche dalla stessa azienda committente ma ci sono importanti riflessi fiscali, dal momento che il contratto d'appalto è fondamentale per la detrazione dell'Iva e per la deducibilità dei costi del lavoro ai fini Irap.
"Il concetto chiave dell'appalto - ha spiegato ancora Pasquale Formica - è che non ci deve essere un'eterodirezione. Vale a dire: il soggetto committente, poniamo l'azienda agricola, non può intromettersi nella gestione dei dipendenti del soggetto cui ha appaltato i lavori. Questo è il macro concetto che la giurisprudenza evidenzia. E non sempre è semplice capire i confini".
Nel caso di controlli e nel caso si arrivi alla riqualificazione del rapporto come somministrazione illecita di manodopera (si faccia caso al fatto che la normativa prevede, come detto, che solo agenzie specializzate e provviste di autorizzazione possano somministrare manodopera), sempre se non si è nel quadro di profili fraudolenti, ecco le ripercussioni fiscali: in ambito Iva, il corrispettivo di un appalto di servizi è soggetto a Iva, la somministrazione invece no. Di conseguenza, il committente detrae l'Iva quando non dovrebbe farlo. Al committente potrebbe essere contestata l'indeducibilità. In pratica l'Iva indicata in fattura dell'azienda cui si è appaltato il lavoro non era detraibile e questo genera un costo fiscale diretto per il committente. Ai fini Irap potrebbe essere contestata l'indeducibilità del costo sostenuto per l'appalto di servizi. E anche ai fini Ires, i verificatori potrebbero contestare l'indeducibilità dei costi sostenuti dal committente.
In parole più semplici, se si considera irregolare il contratto che appalta il lavoro a terzi, il fisco può considerare i costi sostenuti come "non esistenti" o "non validi" e l'azienda si troverà a pagare le tasse su un utile più alto. Il conto potrebbe, alla fine, risultare salato. Esistono poi dei rischi che non riguardano il profilo fiscale ma il diritto del lavoro. Queste ripercussioni non sono state prese in considerazione durante l'incontro di ConsulenzaAgricola.it, ma l'azienda committente potrebbe essere considerata l'effettivo datore di lavoro delle persone che stanno lavorando in azienda, con tutto ciò che ne consegue.
Che cosa dunque fa scattare il sospetto in chi sta portando avanti il controllo e come l'azienda, anche quella agricola, può tutelarsi da questi rischi? Pasquale Formica ha parlato di indici, di campanelli d'allarme che fanno scattare i sospetti.
Per esempio quando l'azienda committente richiede di svolgere un certo numero di ore di lavoro, invece di richiedere l'esecuzione di un servizio, oppure quando c'è l'inserimento stabile di un lavoratore che fa capo all'altra azienda all'interno della manodopera dell'azienda agricola committente, o ancora quando il personale dell'azienda committente e di quella destinataria del contratto d'appalto svolgono le stesse mansioni.
È fondamentale che l'azienda cui si affida un lavoro con contratto d'appalto assuma su di sé il rischio d'impresa, ciò significa che potrebbe non riuscire a raggiungere il risultato richiesto dal committente, potrebbe non riuscire a coprire, con il corrispettivo pattuito dal committente, tutti i costi per svolgere il lavoro affidatole. In questo caso il contratto d'appalto è genuino e si è in presenza di un vero imprenditore, non di un intermediario non autorizzato.
Ciò che chi fa i controlli verifica è che l'azienda incaricata sia strutturata, lavori per più committenti, disponga di personale formato e abbia le competenze e i mezzi tecnici per portare a termine il lavoro assegnatole dal committente. Un appalto potrebbe essere legittimo e genuino anche nel caso in cui i mezzi di cui dispone la ditta incaricata siano anche solo immateriali (manodopera), ma la direzione delle attività dei lavoratori deve essere in capo alla ditta destinataria del contratto d'appalto.
Quando si decide quindi di affidare a terzi la gestione di parte delle lavorazioni necessarie alla produzione, è bene controllare con chi si ha a che fare. I controlli preventivi possono essere anche gravosi ma eviteranno contestazioni e conseguenze anche gravi. "Bisogna selezionare attentamente i fornitori - ha detto Formica - verificare la solidità finanziaria dell'azienda, la regolarità contributiva (Durc) e fiscale (Durf). Controllare che l'azienda a cui si affidano i lavori abbia a bilancio costi del personale e scrivere un contratto specificando bene il servizio che ci si aspetta, non il numero di ore necessarie ad ottenere il risultato. Bisogna poi assolutamente evitare che i propri dipendenti facciano le stesse attività di quelli della ditta dell'appaltatore e allarmarsi se la prestazione richiesta non è a valore di mercato. Se il prezzo è di mercato, infatti, ci sono meno probabilità di arbitraggi fraudolenti lungo la filiera".
Una notazione che non è stata sottolineata durante il convegno: occorre, anche per l'azienda agricola, un controllo di gestione per proteggersi dai rischi. Entra in gioco il famoso acronimo Esg, dove E sta per ambientale, S sta per sociale e G, ed è questo il caso, sta per governance.
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