L'Italia avrà a breve il suo terzo Piano Olivicolo Nazionale, con un budget di almeno 432,8 milioni di euro, più il coordinamento con altre iniziative già finanziate da altre risorse già puntate sul settore olivicolo oleario nazionale, provenienti dai contratti di filiera e dai fondi europei. Si tratta in verità di una speranza coltivata e auspicata da tempo dal mondo olivicolo e oleicolo italiano, ma che nei prossimi mesi dovrebbe diventare realtà: con l'obiettivo di innalzare la produzione nazionale di olio extravergine di oliva del 25%, e con misure che riguardano la lotta alla Xylella fastidiosa, la promozione dei prodotti olivicoli ed oleari, la formazione del personale, la tracciabilità e la ricerca.

 

Il piano di cui dà conto oggi AgroNotizie® è una bozza avanzata, che entro il 26 gennaio prossimo potrà ricevere ancora delle integrazioni da parte degli attori della filiera olivicolo olearia nazionale. Per realizzarlo, al momento, ci sono i 300 milioni di euro appostati sul Disegno di Legge del Governo collegato con la Legge di Bilancio per il 2026, il Coltiva Italia, che deve ancora essere esaminato dai due rami del Parlamento. Coltiva Italia prevede che il Piano Olivicolo Nazionale venga emanato mediante un Decreto Ministeriale, pertanto il piano vedrà materialmente la luce solo una volta approvato in via definitiva il Coltiva Italia. Ma solo una volta messo definitivamente a punto il piano, sarà possibile emendare opportunamente il Disegno di Legge Coltiva Italia, per aggiungere le risorse che mancano a costruire il piano.

 

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Aumento della produzione di Evo del 25% da 370 milioni

Il principale obiettivo del Piano Olivicolo Nazionale, frutto di un lavoro di concertazione tra Masaf, Op, Aop e mondo della trasformazione e del commercio, è l'aumento della produzione nazionale di olio Evo del 25% (75mila tonnellate in più rispetto alla media 2020-2024) in 6-10 anni, attraverso una serie di azioni. Saranno incentivate operazioni di ammodernamento degli impianti produttivi (nuovi impianti e/o azioni di ristrutturazione e riconversione degli oliveti), favorendo l'introduzione di nuovi sistemi colturali che concilino la sostenibilità, nelle sue declinazioni sociali, ambientali ed economiche.

 

Il Piano prevede anche la formulazione di una proposta di legge per il recupero degli impianti olivicoli abbandonati e scarsamente produttivi.

 

L'aumento di produzione si potrà ottenere puntando su:

  • aumento della superficie italiana olivetata;
  • espianto e reimpianto;
  • aumento delle quantità ad ettaro e delle rese ad olio.


"In Italia non c'è un problema di scarsa superficie olivetata, 1,1 milioni di ettari secondo Istat, ma di bassa resa media dovuta anche all'abbandono degli oliveti e alla mancata raccolta" è scritto nel Piano. "L'incremento della superficie olivetata o, meglio, della resa, si ottiene con investimenti in nuovi impianti di oliveti, o ristrutturazione degli esistenti, da realizzare" secondo precise "linee guida".

 

Vanno valorizzate le localizzazioni in aree vocate così da favorire la creazione di distretti specializzati, come pure l'utilizzo di terreni che favoriscono i diversi gradi di meccanizzazione (pianura o leggero declivio) e/o irrigazione. Da mettere in conto - secondo il Piano "l'impiego di varietà adatte all'ambiente secondo le indicazioni elaborate dal Crea (in combinazione con i lavori del gruppo ricerca)".

 

L'obiettivo dell'aumento delle rese olive/ettaro e olio/olive va perseguito nelle aree maggiormente vocate dell'olivicoltura italiana, dove c'è necessità di rinnovare, per vari motivi, gli oliveti esistenti. Qui la prima azione da adottare è quella della estirpazione e reimpianto, che comporta l'estirpazione di un oliveto già esistente per reimpiantarne uno nuovo in una logica di maggiore efficienza sia in termini di meccanizzazione e/o irrigazione sia in termini di scelte varietali.

 

Al riguardo, secondo il Piano "è opportuna una verifica normativa sulla possibilità di estirpazione": il riferimento è alla Legge Olivo di Luigi Einaudi (Decreto Legislativo Luogotenenziale 27 luglio 1945, n. 475 e successive modifiche come la Legge 144/1951), che introduce il divieto di abbattimento di olivi (con eccezioni per opere pubbliche o abitazioni, previa autorizzazione e reimpianto), che fu da iniziale freno anche alle estirpazioni di olivi positivi a Xylella, ma che erano ancora produttivi.

 

Altra azione è quella dell'infittimento: ovvero l'aumento della densità d'impianto fino a raggiungere almeno 300 piante a ettaro.

 

Il Piano, inoltre, evidenzia l'importanza di avviare un percorso di semplificazione delle procedure autorizzative per la costruzione di invasi aziendali, finalizzati alla lotta alla siccità.

 

Per ottenere un incremento della produzione nazionale di olio del 25%, si prevede di aumentare o ristrutturare circa 70mila ettari di superficie olivicola, pari al 6% della superficie olivetata totale, con impianti più moderni, che garantiranno una maggiore resa a ettari e contestualmente una maggiore disponibilità di Olio Evo italiano.

 

Una stima dei costi necessari in relazione alle diverse tipologie di investimenti è ripartita in:

  • Nuovi impianti su circa 45mila ettari, superfici oggi dedicate ad altre colture;
  • Espianto/reimpianto e infittimenti per circa 15mila ettari di oliveti tradizionali in aree vocate;
  • Impianti di irrigazione su circa 8mila ettari.

Nei soli casi di estirpazione e reimpianto si ipotizza un compenso per mancati redditi di 1.000 euro ad ettaro per 3 anni.

 

Tenuto conto dei costi standard definiti per l'olivicoltura secondo Rete Rurale Nazionale e che le operazioni di nuovo impianto e di infittimento saranno compensate dal Piano per il 60%, mentre il mancato ricavo sarà erogato al 100%, la misura esprime un fabbisogno finanziario di circa 370 milioni di euro.

 

Potranno accedere ai benefici del Piano le imprese che possono far fronte a un investimento sostenibile e che assicurino l'immissione del prodotto sul mercato: aziende che operano come imprenditori, sia in forma singola che associata, con fascicolo aziendale o Op e/o cooperative e che agiscono in proprio o per conto di proprietari del fondo; giovani imprenditori, aziende associate a Op e/o cooperative; giovani imprenditori al primo insediamento.

 

L'integrazione tra Piano Olivicolo Nazionale e un nuovo Piano Xylella

Il Piano Olivicolo Nazionale contiene anche una serie di misure dedicate alla Puglia per il contenimento della Xylella e il prosieguo delle azioni del vecchio Piano Straordinario per la Rigenerazione Olivicola della Puglia (Decreto Ministeriale 6 marzo 2020, numero 2484).

 

Mancano gli appostamenti finanziari, anche se - sembra di capire - una quota degli interventi di espianto e reimpianto, sempre da operarsi con cultivar resistenti al batterio, sarà dedicata all'area del Salento, dove sarà individuata una "Zona Specialità Xylella", con norme comuni per la conduzione dei terreni olivetati e soggetta ad un'autorità unica, per superare la frammentazione tra misure a regia nazionale e regionale. Da questo punto di vista il piano dà indicazioni per una gestione commissariale dell'epidemia, dato che la misura del Piano del 2020 - che interveniva a favore del reimpianto di olivi resistenti - a fronte di 80 milioni di euro stanziati e di contributi richiesti per 222 milioni ha visto l'impegno di 64,1 milioni, ma della liquidazione di non più di 32,2 milioni.

 

Promozione sui mercati da 10 milioni

Il Piano dedica una sezione apposita alla misura di promozione per l'Olio Evo e per gli oli di qualità sui mercati: il piano si prefigge di coordinare tali azioni, che saranno finanziate nel quadro dei Complementi di Sviluppo Rurale 2023-2027, misura SRG10, per gli oli a denominazione o bio, oppure sviluppando campagne coordinate con Ismea e Ice, Istituto per il Commercio Estero, promuovendo selezioni nazionali degli oli sul modello delle selezioni regionali già esistenti, per dare visibilità alle migliori produzioni.

 

Per quanto riguarda la promozione degli oli sui mercati, il piano individua ben 12 obiettivi di comunicazione, suddivisi per aree generazionali (la formazione al consumo dei giovani), settori produttivi (la ristorazione italiana) e altro ancora. Il piano prevede di finanziare due campagne promozionali, una sul mercato nazionale ed una sui Paesi terzi. Il costo a campagna si stima i 5 milioni di euro, per un finanziamento totale di 10 milioni di euro. In più in questa misura, sono da aggiungersi tutti i programmi operativi che saranno sviluppati dalle Op e Aop olivicolo olearie con i fondi Ocm Olio.

 

Precision farming, 9,6 milioni di incentivi

Una delle misure è volta ad introdurre nell'olivicoltura italiana l'agricoltura di precisione, finalizzata, peraltro, alla riduzione dei costi di conduzione e all'innalzamento del livello di sostenibilità ambientale degli impianti olivicoli: 9,6 milioni di euro in 3 anni per rendere 80mila ettari di oliveto soggetti a pratiche di precision farming.

 

Per la formazione 1,8 milioni

Un elemento ritenuto strategico è la formazione del personale, per accrescere sia la produttività degli oliveti, che le rese, su tale misura i costi stimati complessivi sono paria a 1,8 milioni di euro.

 

Tracciabilità dell'olio

Al fine di rinforzare l'azione di tracciabilità del Registro Telematico dell'Olio, il piano prevede "l'introduzione di sistemi di analisi innovativi, come quelli basati su isotopi stabili/Dna o su specifiche analisi chimiche, inclusa la verifica dei limiti per gli alchil-esteri" ritenuti come un'azione "fondamentale per garantire che il prodotto sia effettivamente olio 100% italiano".

 

Ricerca e incentivi per il vivaismo, 9,5 milioni

L'obiettivo del piano è quello di adottare misure e interventi che favoriscano l'incremento delle produzioni, investendo, da una parte, sull'olivicoltura intensiva (nuove superfici e ristrutturazione dell'esistente) e rilanciando, dall'altra, l'olivicoltura tradizionale e paesaggistica, individuando e favorendo l'adozione di quelle pratiche innovative che possano aumentarne produttività e redditività.

 

Il ruolo della ricerca nel perseguimento di tali obiettivi deve essere quello di fornire le conoscenze e i mezzi tecnici per affrontare le sfide dell'agricoltura del futuro, ovvero la resilienza ai cambiamenti climatici e agli stress biotici, e la sostenibilità, non solo ambientale, ma anche sociale, economica, e culturale. Per quanto riguarda la ricerca di varietà tolleranti o resistenti a Xylella fastidiosa, il piano prevede attualmente di finanziare esclusivamente una ricerca coordinata del valore di 2 milioni di euro.

 

Il piano punta anche ad incentivare l'acquisto di attrezzature specifiche per la propagazione e la micropropagazione di piante di olivo, azione finalizzata a rendere operativa quella di ampliamento e infittimento della superficie olivetata. Per incoraggiare i vivaisti a produrre per il mercato si prevedono incentivi in investimenti materiali per circa 30 vivai, con una spesa media di 500mila euro pro capite, un importo totale di investimento pari a 15 milioni di euro, finanziati con un contributo del 50%. Pertanto si stima un impegno finanziario da 7,5 milioni di euro.

 

Sull'abbattimento dei costi 34,2 milioni

Al fine di abbattere i costi di produzione delle olive, il piano ha previsto un'apposita misura volta a finanziare la condivisione di manodopera e attrezzi agricoli tra le piccole imprese agricole, che specie al Sud sono spesso molto frequenti. Su tale misura il piano stanzia 11,4 milioni di euro all'anno per 3 anni, pari a 34,2 milioni di euro nel triennio.

 

Per favorire l'aggregazione 5,2 milioni

Specie al Sud, è necessario aggregare di più le piccole e piccolissime aziende agricole che producono olive, al fine di renderle eleggibili al finanziamento per le azioni di reimpianto e infittimento sotto la forma di Op olivicole. L'obiettivo è quello di condurre nel giro di pochi anni il 50% della produzione nazionale di olio di oliva sotto l'egida di Op e Aop. Il piano stanzia per questa finalità 5,2 milioni di euro, finalizzati a favorire l'aggregazione tra piccoli produttori.

 

Un organismo interprofessionale per l'olio

Tra le direttive politiche contenute nel piano c'è quella di addivenire alla costruzione di un organismo interprofessionale dell'oliva da olio, finalizzata a rendere il prezzo delle olive remunerativo per gli agricoltori e il prezzo dell'olio conveniente sia per il consumatore che per frantoiani e imbottigliatori.

 

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