Mentre l'Europa pianifica di tagliare gli impieghi di urea in agricoltura entro il 2028, il resto del mondo parla un'altra lingua e sull'urea investe realizzando mega impianti come quello previsto in Australia entro il 2027.
Un nuovo sito produttivo, battezzato Ceres, verrà infatti realizzato nella Penisola di Burrup, a circa 1.500 chilometri a Nord di Perth e viene annunciato forte di una produzione di oltre 2.3 milioni di tonnellate di urea l'anno a partire da gas naturale. Una quantità sufficiente, quella dichiarata, a soddisfare oltre la metà del fabbisogno interno del prezioso fertilizzante azotato. L'urea prodotta da Ceres non verrà però utilizzata solo in Australia, poiché si prevede di rendere l'impianto un riferimento anche per l'export verso mercati strategici come Asia Sud orientale e India.
Una joint venture dal cuore tricolore
Ceres è un progetto guidato da Perdaman Chemicals and Fertilisers, società indo-australiana, e nasce dalla joint venture fra Saipem e Clough, società con sede a Perth operante nei settori dell'ingegneria e costruzioni. Dal 2023 Clough fa parte del gruppo industriale Webuild. A sua volta quest'ultimo, nato nel 2020, altri non è che la ex Salini Impregilo, anch'esso big player italiano dal respiro globale operante nei settori delle costruzioni e dell'ingegneria civile. Webuild realizza infatti dighe e impianti idroelettrici, ma anche ferrovie, metropolitane, aeroporti e autostrade.
Da parte sua, anche Saipem è un colosso italiano del settore energetico ed è noto a livello globale per la capacità di sviluppare valutazioni preliminari e le successive esplorazioni e messa in produzione di giacimenti, convenzionali e non. L'azienda possiede infatti flotte all'avanguardia di perforazione e installazione offshore in acque basse e profonde.
Le attività principali di Saipem abbracciano la realizzazione di impianti di trattamento gas, come pure delle relative infrastrutture per la loro compressione e rigassificazione. Oltre alla realizzazione di gasdotti, onshore e offshore, Saipem guarda anche al settore dei fertilizzanti. Da qui il coinvolgimento nel progetto Ceres.
Costi e ipotesi di turnover per Ceres
Quello di Ceres viene annunciato come il primo impianto al mondo per la produzione di urea seguendo un approccio quasi interamente modulare basato su tecnologie innovative. Il progetto ha un costo stimato di quasi sei miliardi e mezzo di dollari e dovrebbe giungere a completamento verso metà 2027. I ritorni sono però tali da giustificare l'investimento, dato che Perdaman Industries stima in 850 milioni di dollari il volume di affari annuo sviluppabile. Il tutto, creando oltre 2mila posti di lavoro.
Definite anche sostenibili, le tecnologie che verranno impiegate nell'impianto di Ceres sono date "di ultima generazione". Fra queste, la tecnologia SynCOR per la produzione di ammoniaca. A valle di ciò, subentreranno i processi per la produzione di urea nati da Snamprogetti, ora parte di Saipem, promettendo basse emissioni complessive anche grazie all'integrazione di sistemi avanzati di generazione elettrica e trattamento delle acque. Su tal fronte si attendono ovviamente le opportune verifiche in corso d'opera.
Mondo su, Ue giù: tempismo perfetto (per gli altri)
La mannaia sugli usi di urea in Europa dovrebbe cadere nel 2028, un anno dopo l'apertura di Ceres. Mentre la disponibilità globale di urea farà quindi un balzo in avanti, lasciando ipotizzare costi minori per gli agricoltori extra europei, i produttori del Vecchio Continente dovranno fare conti con bilanci aziendali più pesanti.
A fronte di siffatti scenari, si spera che a Bruxelles mostrino più ragionevolezza di quella sin qui espressa. Un indizio che lascia sperare in tal senso è il pacchetto di semplificazione Omnibus della Commissione Europea che contiene misure per la semplificazione dei processi autorizzativi degli agrofarmaci. Un pacchetto che promette un risparmio stimato di un miliardo di euro nel periodo 2027-2029 e che, magari, potrebbe anche rallentare l'emorragia di sostanze attive che da trent'anni sta impoverendo senza tregua la difesa delle colture.
Ovviamente, l'idea di rilasciare autorizzazioni prive di scadenza non piace al mondo ecologista, ma con buona pace di queste ultime il pacchetto Omnibus risponde alle richieste che da anni vengono fatte all'Ue di darsi una calmata con le rivalutazioni in chiave sempre più restrittiva delle sostanze attive disponibili: un tritacarne normativo che in pochi anni ha fatto scomparire molecole preziose, complicando i programmi di difesa e impoverendo di soluzioni il comparto fitosanitario.
Come si suol dire in questi casi: si attendono sviluppi. Anche per l'urea.




















