Agrofarmaci, tecnica a getto 'intermittente' e risparmio

Messo a punto un dispositivo che interrompe la normale erogazione dei diffusori. I risultati sperimentali mostrano un risparmio del 45-48% rispetto all'etichetta

Questo articolo è stato pubblicato oltre 9 anni fa

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Il dispositivo a getto intermittente

La tecnica a getto intermittente è stata sviluppata con lo scopo di ottimizzare l’attività degli agrofarmaci attraverso lo sfruttamento del fenomeno della diffusione della sostanza attiva nella cuticola vegetale.
I risultati mostrano che il trattamento con getto intermittente applicato con una dose/ha ridotta del 45 e 48% rispetto all’ etichetta garantisce un’efficacia almeno pari a quella del getto continuo applicato a dose piena/ha. Quando si opera a parità di dose, l’intermittenza mostra una migliore efficacia rispetto al getto continuo. La nuova tecnica risulta significativamente più economica rispetto alle tecniche di applicazione standard.

Per gli agrofarmaci applicati in sospensione liquida, le buone pratiche di campo indicano che i trattamenti devono essere mirati al raggiungimento di una completa bagnatura della pianta o una bagnatura 'al limite del gocciolamento'.
Questo concetto viene però messo in discussione da una serie di studi effettuati nell’ arco di un ventennio in cui si mette in luce che la completa copertura è un obiettivo non corretto sia da un punto di vista fitoiatrico che, conseguentemente, economico.
Da un’analisi di dati sperimentali ottenuti nel settore entomologico, emerge che non è necessario raggiungere una bagnatura completa per ottenere il miglior effetto biologico, a parità di costo e, quindi, di dose/ha (Ebert et al., 1996).

 

 

Diserbo di grano e sorgo
La prima prova è stata realizzata presso la Coop 'Il Raccolto' di Rubizzano (Bo) ed è consistita in un diserbo di post-emergenza su grano duro Tiziana utilizzando un formulato a base di clodi-nafop-propargyl & cloquintocet-mexyl & florasulam (Topik Twin, rispettivamente 240, 60 e 50 g/l di principio attivo) applicato alla dose di 250g e 150g di formulato commerciale per ettaro rispettivamente per il graminicida e per il dicotiledonicida.
La seconda prova è stata realizzata su sorgo e consisteva in un diserbo di pre-emergenza eseguito con un formulato a base di glifosate (Stream 300 g/l) alla dose di 3 l di f.c. /ha.Prova su vite
La prova effettuata su vite è stata condotta presso la cantina Frescobaldi di Poggio a Remole (FI), contro la peronospora su viti cv. Montepulciano d’ Abruzzo di anni 2 organizzate su un sesto di m 2 x 0,9.

 

 

Conclusioni
Le prove svolte sul diserbo e sulla difesa anti-peronosporica della vite con la tecnica di erogazione intermittente hanno evidenziato, su tre delle quattro prove riportate, la maggior efficacia di questa rispetto a quella ad erogazione continua nell’ applicazione di un dosaggio ridotto del 45 e del 48% rispetto all’ etichetta.
Nel caso della prova svolta su peronospora della vite, a parità di dose, il getto intermittente, ha permesso di ottenere un miglior riscontro di efficacia curativa contro il patogeno. Questo dato mette in luce la correlazione fra momento di applicazione, concentrazione e conformazione del deposito ed efficacia.
Ciò è sufficiente per inserire la scelta della tecnica di applicazione fra gli elementi fondamentali da individuare nella definizione della migliore strategia di difesa in un dato timing, alla pari di quella effettuata per l’agrofarmaco. E’ stato anche messo in luce che il getto intermittente applicato con le dosi/ha ridotte è risultato almeno equivalente al getto continuo applicato a dose/ha piena. A conclusione delle prove effettuate osserviamo che la nuova tecnologia ha dunque raggiunto gli obiettivi che ci eravamo posti nel presente programma dimostrandosi, nei casi qui esaminati, significativamente più economica delle tecniche di erogazione tradizionale.
Relativamente al lavoro svolto, l’efficacia dimostrata dalla nuova tecnica con le dosi ridotte, basata sulla diffusione del p.a. nella cuticola vegetale, dimostra il sovradimensionamento delle dosi/ha di etichetta presenti sui formulati in oggetto, come ipotizzato nelle premesse di questo lavoro. Ciò rappresenta con chiarezza la necessità di introdurre l’ area letale fra gli elementi da considerare nel calcolo della dose/ha.

Autori
D. Falchieri - Dottore di ricerca in patologia vegetale - Sviluppo di tecniche di applicazione degli agrofarmaci;
M. Lolli, L. Romagnoli - Coop Il Raccolto di Rubizzano, Bo;
M. Viciani, M. Brandi - Cantina Frescobaldi di Poggio a Remole (Fi).

Ringraziamenti
L’autore ringrazia sentitamente per la fattiva collaborazione il sig. Rinaldo Melloni di Unigreen e tutto il personale della Coop Il Raccolto di Rubizzano (Bo) e della Cantina Frescobaldi di Poggio a Remole (Fi) per la collaborazione e la cordialità dimostrata nel corso della realizzazione di questo programma sperimentale.

 

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