Agricoltura conservativa, tutto il bello di non arare

L'agricoltura conservativa prevede una gestione del terreno in assenza di aratura. Una tecnica dai molti risvolti positivi che si può giovare anche delle potenzialità del digitale

Tommaso Cinquemani di Tommaso Cinquemani

Contenuto promosso da Bayer
semina-sodo-helpsoil-750.jpg

La semina su sodo non prevede alcun tipo di perturbazione del terreno
Fonte foto: HelpSoil

Prosegue su AgroNotizie la rubrica dedicata a migliorare la conoscenza delle pratiche di uso sicuro e sostenibile degli agrofarmaci, obiettivo dell'iniziativa Bayer AgriCampus.
 
Per un uso consapevole degli agrofarmaci

Nel corso della storia dell'agricoltura una delle svolte più importanti è stata l'introduzione dell'aratro che permetteva di dissodare il terreno facilitando la crescita delle piante. Da millenni l'aratura continua ad essere una lavorazione importante a cui fanno ricorso la maggior parte degli agricoltori italiani. Da qualche anno a questa parte tuttavia si sta diffondendo un nuovo approccio: l'agricoltura conservativa.

Diffusa da decenni nel continente americano, l'agricoltura conservativa (o agricoltura blu) si basa su tre principi: la riduzione delle lavorazioni, la copertura costante del terreno e la diversificazione colturale.

In altre parole non si ara e affina più il letto di semina, ma vengono usate speciali attrezzature per seminare evitando il più possibile di invertire gli strati di suolo e di interferire con la struttura del terreno. E durante i mesi invernali il campo non viene lasciato spoglio, ma si usano cover crop.

La semina può avvenire seguendo tre modalità principali:
  • Semina su sodo. Tecnica che prevede la semina delle colture direttamente sulle stoppie della coltura precedente. Non viene effettuata nessuna lavorazione del terreno, ma occorrono seminatrici apposite, capaci di tagliare il residuo colturale, di depositare il seme e di ricoprirlo in condizioni di terreno sodivo.
  • Minima lavorazione. Tecnica che prevede la lavorazione del terreno a profondità non superiori a 15 centimetri. Con uno o due passaggi di macchina si ottiene un letto di semina soddisfacente, mantenendo al contempo una copertura di residui colturali su almeno il 30% della superficie lavorata.
  • Strip tillage. Tecnica che prevede di lavorare il terreno in 'bande' della larghezza massima di 15-20 centimetri e ad una profondità massima di 15 centimetri. La semina deve successivamente avvenire all'interno delle bande lavorate. In genere si realizza per colture sarchiate come il mais con larghezze di lavoro di 15 centimetri e interfila di 70-75 centimetri, o come la soia o il sorgo con larghezze di lavoro di 10 centimetri e interfila di 40-45 centimetri.
 
Con lo strip tillage si lavora il terreno a bande
Con lo strip tillage si lavora il terreno a bande
(Fonte foto: Kverneland)


I pro e i contro dell'agricoltura conservativa

La diversificazione colturale, la riduzione della lavorazione e l'impiego di cover crop hanno come effetto complessivo quello di arricchire di sostanza organica il terreno, migliorandone la struttura e l'attività biologica.

La presenza costante di copertura permette infatti a microrganismi e invertebrati di proliferare, mentre l'assenza di aratura non ne disturba l'attività. Il lavoro prezioso effettuato dai lombrichi (fino a quattro volte più numerosi rispetto ai terreni lavorati) e dalle radici delle piante permette di migliorare la struttura del terreno, aumentandone la capacità di drenare e ritenere l'acqua ed evitando fenomeni come il ruscellamento e la lisciviazione. Senza contare poi l'anidride carbonica sottratta dall'atmosfera e sequestrata nel terreno sotto forma di biomassa.

Insomma, a livello ambientale l'agricoltura conservativa ha sicuramente degli aspetti positivi. Ma a livello economico? Per valutare la convenienza di questo approccio occorre mettere sulla bilancia diversi fattori. Da un lato la riduzione consistente del consumo di gasolio agricolo (-60-70%, Fonte: Progetto HelpSoil), la minore usura dei mezzi e la necessità di operare con trattori di bassa potenza.

Dall'altro occorre considerare la necessità di acquistare attrezzature specifiche e mettere in conto la possibile perdita di produttività, certa nei primi anni di conversione e possibile a regime a seconda della tipologia di terreno, di coltura, di andamento climatico, etc.

"Sono venti anni che gestisco i terreni aziendali secondo i principi dell'agricoltura conservativa e non posso che dirmi soddisfatto", racconta Giuseppe Elias, direttore dell'azienda Gestione aziende Bianchini, una stalla di duecento vacche in lattazione e 600 ettari di seminativi tra le province di Lodi e Milano. "L'importante è non avere un approccio dogmatico. Bisogna valutare di volta in volta, a seconda delle condizioni di campo, se ci sono i presupposti per evitare la lavorazione del terreno".

Campi ben livellati e drenati e ricchi di sostanza organica rispondono meglio alla minima lavorazione. Mentre i suoli limosi sono più difficili da gestire poiché hanno una bassa capacità autostrutturante.

Elias semina il mais con il metodo dello strip tillage. Con una macchina si esegue la lavorazione in bande del terreno e con una seminatrice apposita si procede alla deposizione del seme abbinata alla fertilizzazione localizzata. Questo permette una gestione molto agevole del cantiere di lavoro e una riduzione considerevole dei consumi di gasolio. A livello di rese ci sono piccole differenze rispetto all'arato.

Per quanto riguarda i cereali a paglia invece la semina avviene direttamente su sodo. La capacità di accestimento della coltura permette una rapida emersione e una copertura uniforme del terreno. Nel caso in cui invece i residui colturali siano troppo abbondanti, Elias procede con la minima lavorazione, in modo da accelerare la decomposizione del materiale vegetale. In ogni caso le produzioni si attestano sui livelli dell'arato.


Cover crop, infestanti e diserbo

Elemento cruciale in questa strategia è la gestione del diserbo. Le ampie rotazioni colturali scoraggiano di per sé la selezione di infestanti difficili da gestire, mentre l'impiego di cover crop mantiene costantemente il suolo coperto, generando una competizione virtuosa con la flora spontanea che non si trova mai nelle condizioni di avere una tabula rasa da colonizzare. Anche perché i residui colturali fungono da pacciamatura.
 
La cover crop e la coltura viene seminata direttamente sulle stoppie
La cover crop e la coltura viene seminata direttamente sulle stoppie
(Fonte foto: HelpSoil)

Tuttavia prima della semina è necessario intervenire con un prodotto diserbante sistemico come Roundup che permette di disseccare completamente la cover crop e le eventuali malerbe in modo da permettere poi una semina più agevole e l'emersione della coltura senza che si generino competizioni per le risorse.

"Nel caso del mais l'ideale sarebbe avere una macchina che abbini diserbo variabile e semina. Che sia in grado cioè di applicare un prodotto sistemico non selettivo sul terreno non lavorato e invece un prodotto selettivo sulle bande da cui poi emergerà il mais", suggerisce Elias.


Il digitale a sostegno dell'agricoltura conservativa

L'avvento delle tecnologie digitali ha permesso di migliorare, se non di rendere possibile, l'approccio all'agricoltura conservativa. Nello strip tillage ad esempio è fondamentale che i trattori che eseguono le lavorazioni siano dotati di guida automatica. Questo perché l'elemento di semina deve posizionarsi perfettamente al centro della banda dissodata. In secondo luogo perché anno su anno le bande devono sovrapporsi, per non disturbare il resto del campo. E senza una guida satellitare questa precisione semplicemente non sarebbe possibile.

Inoltre piattaforme per l'agricoltura di precisione, come Field View, usata da Elias, permettono di rendere ancora più raffinata la gestione dei campi. E' ad esempio possibile generare mappe di semina, in modo da poter depositare il seme a rateo variabile, gestendo in maniera consapevole le differenze all'interno di uno stesso appezzamento.

Ma è anche possibile mettere a punto un bilancio oggettivo dei benefici economici apportati dall'agricoltura blu. Su Field View si hanno a disposizione i dati storici della produttività dei campi, ma anche delle lavorazioni effettuate parcella per parcella. E' quindi possibile mettere a confronto la produttività di un terreno nel corso del tempo, magari durante la conversione, e la quantità di ore-macchina necessaria alla sua gestione.


Agricoltura blu, buona per l'ambiente e per la produttività

Fatte le dovute considerazioni sulle tipologie di terreno e sull'indirizzo aziendale l'agricoltura conservativa si candida ad essere una pratica di gestione del campo in grado di coniugare sostenibilità economica e ambientale.

Le ampie rotazioni, l'utilizzo di cover crop e la non inversione degli strati di terreno permettono infatti di aumentare la fertilità dei suoli, incentivando la biodiversità e l'accumulo di sostanza organica. Per l'agricoltore i benefici arrivano prima di tutto da un abbattimento dei costi che compensa un livello produttivo leggermente minore, se non in linea, rispetto all'aratura convenzionale.

Per questo è l'agricoltore il primo a dire #iocitengo, l'hashtag scelto da Bayer per l'iniziativa AgriCampus.
 
Bayer AgriCampus è un'iniziativa lanciata da Bayer Crop Science Italia con l'obiettivo di promuovere l'uso consapevole degli agrofarmaci.
Image Line è partner e su AgroNotizie ha creato una rubrica per ospitare i contenuti provenienti da Bayer e dai partner di AgriCampus.
Consigli tecnici che se seguiti si traducono in vantaggi sia per l'agricoltore che per l'ambiente e i consumatori. Perché per tutti gli attori della filiera vale l'hashtag #iocitengo

Appuntamento a ottobre per la nuova puntata di Bayer AgriCampus dedicata all'approccio alla sostenibilità della Bayer Forward Farm.