Risorse nettarifere per l'apicoltura, si possono quantificare?

Intervista al professor Massimo Nepi dell'Università di Siena, per capire se e come è possibile valutare le risorse nettarifere dei territori, soprattutto in stagioni difficili, come quella di quest'anno

Matteo Giusti di Matteo Giusti

ape-su-fiore-acacia-by-bettapoggi-adobe-stock-746x500.jpeg

Un'ape operaia su una infiorescenza di robinia, una delle fioriture più ricercate dagli apicoltori (Foto di archivio)
Fonte foto: © Bettapoggi - Adobe Stock

Ad ogni stagione, e soprattutto in quelle difficili come quella di quest'anno, si torna a parlare di risorse nettarifere e delle possibilità e dei limiti di pascolo per le api.

Discussioni che spesso sfociano in scontri tra gli apicoltori, tra chi vorrebbe regolare l'opportunità o meno di portare alveari in determinate zone per evitare carichi eccessivi di alveari, magari richiedendo ordinanze locali specifiche, e chi rivendica una assoluta libertà di spostare le api per inseguire le fioriture. Fino a chi passa a vie più sbrigative arrivando al volgare vandalismo sugli alveari altrui.

Per quanto sia abbastanza ovvio pensare che la quantità di nettare di un territorio non sia infinita, per poter affrontare seriamente questo dibattito però è necessario partire da un argomento più generale, ma che è alla base di tutto: è possibile quantificare il potenziale nettarifero di un territorio e se sì come e con quale precisione?

Per cercare di rispondere a queste domande abbiamo intervistato il professor Massimo Nepi, ordinario di Botanica all'Università di Siena e uno dei principali esperti di nettare a livello nazionale e non solo.

Professor Nepi, spesso sui libri e sui manuali vengono attribuite a varie pinate di interesse apistico determinate potenzialità nettarifere, generalmente espresse in quintali a ettaro. Come si fa a stabilire questi valori?
"Innanzitutto va stabilita la densità delle piante nell'ettaro di terreno (x piante al metroquadro), quindi bisogna determinare quanti fiori produce una singola pianta e infine quanto nettare produce un singolo fiore. Quest'ultimo parametro si può stimare con un semplice campionamento di nettare da singoli fiori della pianta e poi facendo una media. Il calcolo è tutto sommato abbastanza semplice se riferito ad un'unica specie coltivata".

Questi valori di produzione di nettare in genere sono i valori medi o i valori massimi che quelle piante possono dare?
"In genere sono valori medi, anche se per dare una risposta esatta a tale domanda andrebbe visto in ogni caso come è stato determinato tale valore".

Massimo Nepi
Il professor Massimo Nepi

La quantità di nettare prodotta può variare da stagiona a stagione. La disponibilità o la carenza d'acqua è uno dei principali fattori limitanti, ma poi quali altre cose possono influire sulla produzione di nettare?
"Qui si comincia ad entrare in cose un po' più complesse. Sicuramente la disponibilità di acqua è un parametro determinante per la quantità di nettare prodotto ma non è l'unico. Anche la temperatura è molto importante, ciascuna pianta ha un range ottimale di temperatura per svolgere la fotosintesi e produrre così gli zuccheri che vengono riversati nel nettare, valori troppo al di sopra o troppo al di sotto di tale range possono avere un effetto negativo sulla quantità di nettare prodotto.

Riferendosi ancora alla temperatura assumono anche una certa importanza i cosiddetti eventi estremi che sono ormai piuttosto frequenti sia come picchi di calore che come improvvisi abbassamenti di temperatura. Questi eventi rappresentano un vero e proprio shock per la pianta che può avere importanti conseguenze negative sulla produzione di fiori e di nettare. I futuri scenari per quanto riguarda i cambiamenti climatici prevedono un aumento della temperatura media e dell'aridità in particolare nel bacino del Mediterraneo.

Alcuni studi hanno già dimostrato che tali variazioni avranno un effetto negativo almeno su alcune specie. Dobbiamo considerare infatti che la risposta al variare dei parametri climatici non è univoca per tutte le piante ma varia nelle singole specie e che quindi non è possibile estrapolare i risultati ottenuti per alcune o tutte le altre. Quindi se cambiamo prospettiva dalla singola specie alla comunità vegetale (insieme di piante che vivono nella stessa area) gli effetti negativi in alcune specie di piante possono essere compensati dalla presenza di altre specie che sono insensibili a tali cambiamenti o addirittura mostrano effetti positivi e quindi, a livello di comunità, potrebbe non cambiare significativamente la quantità di nettare a disposizione degli insetti impollinatori tra cui le api da miele.

Un’altra considerazione da fare è che non si può parlare solo di quantità di nettare ma dobbiamo prendere in considerazione anche come varia la sua qualità, come ad esempio il contenuto zuccherino (che tra l'altro è determinante nella produzione di miele da parte delle api), al variare dei parametri climatici. I pochi studi scientifici a tale riguardo hanno dato risultati contrastanti e di nuovo anche qui è chiaro che il risultato varia in funzione della singola specie".


Passando dalle piante a un territorio, è possibile stimarne il potenziale nettarifero tenendo conto di tutti i fattori come tipo di terreno, clima, esposizione, ecc...?
"Qui la complessità dei fenomeni da tenere in conto aumenta ancora. Gli aspetti fisici (tipo di terreno, esposizione, ecc.) influenzano il tipo di pianta che può crescere in un determinato luogo, le varie specie di piante a loro volta sono influenzate dal clima nello svolgimento dei loro numerosi processi tra cui la produzione di nettare.

C'è poi da tener conto della variabilità temporale di alcuni di tali parametri e delle risposte soggettive delle varie specie a tale variabilità. Avendo a disposizione una quantità significativa di dati in via teorica è possibile fare questo tipo di stima attraverso l'elaborazione di modelli teorici, il problema fortemente limitante è che tale mole di dati non sono al momento disponibili".


A quale precisione si può arrivare e quali sono le problematiche principali?
"Più sono i dati disponibili, più la precisione delle stime può aumentare. Con la attuale scarsa disponibilità di dati su come le piante rispondono ai parametri climatici per quanto riguarda la produzione di nettare, l'attendibilità dei possibili modelli sarebbe del tutto inadeguata. Quindi per prima cosa si dovrebbe fare lo sforzo di raccogliere tali dati magari iniziando da piante che sono particolarmente significative dal punto di vista mellifero".

Sarebbe possibile fare delle carte nettarifere che indichino la quantità media di nettare di una determinata zona in un determinata stagione?
"In linea teorica, e con le limitazioni precedentemente dette, sarebbe possibile elaborare modelli che intersechino le previsioni climatiche in una determinata zona con i dati di potenziale produzione nettarifera per alcune specie mellifere di particolare interesse che risiedono nella stessa zona".

Si potrebbe intraprendere un percorso del genere per poter razionalizzare l'uso delle risorse nettarifere per l'apicoltura?
"Un tale percorso è teoricamente possibile, occorerebbe uno sforzo congiunto tra enti di ricerca e associazioni di settore duraturo nel tempo (almeno cinque anni) per poter prima raccogliere i dati, quindi elaborare i modelli ed infine affinarli di anno in anno".

© AgroNotizie - riproduzione riservata

Fonte: Agronotizie

Autore:

Tag: ricerca api interviste apicoltura

Ti è piaciuto questo articolo?

Registrati gratis

alla newsletter di AgroNotizie
e ricevine altri

Unisciti ad altre 264.025 persone iscritte!

Leggi gratuitamente AgroNotizie grazie ai Partner