Cosmetici, stop ai test sugli animali. E gli agrofarmaci?

Normativa comparata - Dal prossimo 11 marzo non potranno più essere venduti prodotti studiati con l'ausilio di esperimenti su cavie

Questo articolo è stato pubblicato oltre 8 anni fa

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Sì, avete capito bene: il prossimo 11 marzo scadrà il termine oltre il quale non sarà più possibile commercializzare cosmetici frutto di ricerca effettuata con esperimenti su animali.

La direttiva 2003/15/CE del Parlamento europeo e del Consiglio ha infatti fissato una rigida scaletta che ha gradualmente proibito la commercializzazione di cosmetici messi a punto con esperimenti su animali condotti con il prodotto finito (11 marzo 2003) o composti da sostanze a loro volta oggetto di sperimentazioni con animali.

Tutti gli esperimenti sono da allora condotti con metodiche alternative, prevalentemente in vitro, senza sacrifici su animali vertebrati.
Alle sperimentazioni più complesse, quelle condotte con esposizione ripetuta e/o coinvolgenti la tossicocinetica delle sostanze, è stato concesso un periodo di 10 anni per l'adozione di tecniche alternative, e quel periodo scadrà appunto l'11 marzo prossimo.

Ovviamente saranno concesse deroghe caso per caso, previa approvazione a livello comunitario.
Senza addentrarci in discussioni troppo specialistiche, alcune riflessioni sono comunque possibili: se da una parte le caratteristiche ricercate nelle sostanze ad attività cosmetica sono radicalmente diverse da quelle che caratterizzano gli agrofarmaci (nati per abbellire i primi, generalmente “born to kill” i secondi), il recente inasprimento delle normative sugli agrofarmaci (regolamento 1107/2009) e la conseguente eliminazione “alla radice” delle sostanze preoccupanti dal punto di vista tossicologico (sostanze Cmr, cancerogene, mutagene e tossiche per la riproduzione) stanno facendo avvicinare gli agrofarmaci ai cosmetici, per i quali la proibizione dei cancerogeni e compagnia è avvenuta da tempo.

Ovviamente dovranno essere effettuate tutte le validazioni del caso, ma se si osserva la molteplicità di studi alternativi disponibili (basta visitare il sito http://ecvam-dbalm.jrc.ec.europa.eu/, previa registrazione gratuita), sorprende che almeno gli esperimenti di tossicità acuta sul formulato non siano stati da tempo eliminati.

In particolare quanti animali da esperimento sono stati sacrificati in nome di una migliore classificazione che non rendesse obbligatorio il celebre “patentino”?
E che aumento di sicurezza è stato garantito con l'effettuazione di un test di tossicità acuta orale?

L'esposizione per ingestione degli agrofarmaci non è certo una via comune di avvelenamento accidentale.
Va dato atto alle autorità italiane che da sempre auspicano l'utilizzo di metodologie di classificazione dei formulati diverse dall'effettuazione di esperimenti su animali, lo stesso non avviene però in quegli stati (ad esempio Regno Unito) dove i laboratori sono realtà economiche importanti.



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