Dieci domande sul futuro dell'agricoltura americana

All'indomani di una delle elezioni presidenziali più discusse della storia moderna, gli agricoltori attendono la prima mossa in campo agricolo del neopresidente

Matteo Bernardelli di Matteo Bernardelli

Questo articolo è stato pubblicato oltre 3 anni fa

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Gli agricoltori statunitensi sono schierati in larga parte con Donald Trump
Fonte foto: © Daniel Thornberg - Fotolia

Secondo i sondaggi condotti ex post (li prendiamo con le pinze, visti i precedenti), il 78% degli agricoltori avrebbe sostenuto Trump, contro il 7% delle preferenze raccolto dalla Clinton tra i farmers. Che cosa si deve aspettare il settore primario?

Ecco 10 domande su altrettanti temi legati all’agricoltura, in attesa di conoscere chi sarà il prossimo segretario dell’Agricoltura dopo il democratico Tom Vilsack. Circolano alcuni nomi: Charles Herbster di Falls City (Nebraska), consigliere del candidato repubblicano. In uscita il democratico Tom Vilsack, potrebbe essere lui il nuovo segretario dell’Agricoltura; Michael Torrey, lobbista ed esperto di agroalimentare, con una posizione negazionista rispetto ai cambiamenti climatici, ma anche quello del texano Sid Miller, trumpiano della prima ora e favorevole ad avviare accordi commerciali concreti con Cuba.

1- È la fine della globalizzazione?
Trump si è schierato apertamente contro i trattati di libero scambio. Dal Tpp (accordo Transpacifico) al Ttip (Usa-Ue), fino al Nafta, che riguarda il mercato Nordamericano (Canada e Messico) e che è in vigore dal 1994. In questi mesi The Donald ha avversato tali intese, sostenendo che era ora di privilegiare le imprese agricole e alimentari “Born in the Usa”. Sarà così?

2- Quale futuro per le indicazioni d’origine?
Se dovesse passare la linea contraria al libero scambio, quali conseguenze ci saranno per le indicazioni geografiche europee? La preoccupazione c’è fra i nostri. Un segnale mirato a difendere il sistema delle Dop lo ha inviato il Consorzio del Grana Padano. Pragmatismo agricolo di Baldrighi&Berni. Speriamo facciano breccia nel cuore del ruvido presidente.

3- Fine dell’embargo russo?
Nel corso della campagna elettorale Trump ha più volte detto di voler avviare un dialogo proficuo con la Russia. Putin ha ricambiato la stima. Un avvicinamento tra le due potenze mondiali potrebbe portare alla fine dell’embargo e, di conseguenza, portare benefici anche all’economia dell’Unione europea?

4- Cambiamenti climatici fantasma?
In diverse occasioni Trump ha negato non solo le conseguenze dei cambiamenti climatici, ma i cambiamenti climatici stessi. Colpa della Cina, avrebbe tuonato in passato. Suggestioni di analisti e climatologi, avrebbe affermato altre volte. Quale sarà la sorpresa? E soprattutto, tali affermazioni che conseguenze avranno sugli accordi sul clima?

5- Acqua e ambiente, Trump più vicino agli agricoltori?
Gli agricoltori americani sono preoccupati per le regolamentazioni ambientali e sono allergici in particolare alle restrizioni sulla gestione delle acque (Waters of the United States) e alle prescrizioni in tema di erbicidi dell’Epa, l’Agenzia per la protezione dell’Ambiente. Con Trump non sarà certo deregulation, ma l’orientamento sembra quello di un atteggiamento più morbido verso il mondo agricolo.

6- Farm Bill/A. Meno aiuti agli indigenti?
Quando era deputato, il vicepresidente in pectore Mike Pence aveva votato contro il Farm Bill (la senatrice Hillary Clinton a favore). Trump aveva affermato in questa campagna elettorale senza esclusione di colpi che sarebbe stato necessario verificare i costi di azioni quali ad esempio il Food stamp il programma di acquisto e ridistribuzione dei generi alimentari, assimilabile agli aiuti agli indigenti applicato anche in Unione europea.

7- Farm Bill/B. Occhio alla spesa?
Trump, che ha annunciato un alleggerimento delle tasse, sarebbe intenzionato a riesaminare il Farm Bill sul versante dei costi delle principali misure e in chiave di efficacia dei sistemi assicurativi. Andrà avanti solo quello che sarà sostenibile sul piano economico.

8- Via la tassa sugli immobili?
Odiatissima negli Stati Uniti così come in Italia (pagata ora solo dai proprietari non conduttori) è a metà via fra l’Imu e un’imposta per la successione aziendale, anche fra vivi. A uscirne fortemente penalizzati, ovviamente, sarebbero i giovani, con conseguenze negative in termini di passaggio generazionale.

9- Immigrati sì o no?
La lotta all’immigrazione illegale (si badi bene: illegale) è stato uno dei cavalli di battaglia di Donald Trump. Quale atteggiamento terrà ora?

10- Quali saranno le reazioni dei mercati?
Questa domanda l’abbiamo tenuta volutamente per ultima. Non ci sono risposte definitive o plausibili. I mercati sono frutto di dinamiche legate alla domanda e all’offerta. Non si curano troppo, per non dire affatto, di chi siede alla Casa Bianca.

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Fonte: Agronotizie

Autore:

Temi caldi: Elezioni presidenziali Usa 2016

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